Aldo Bertagni sulle istituzioni ostaggio della famiglia Bignasca

Il momento è difficile. Il primo bilancio preventivo della legislatura si presenta con un disavanzo di 220 milioni, ma quel che preoccupa è il deficit strutturale nonché l’analisi economica a ribasso per il Ticino.

Così inizia l’analisi firmata oggi sul quotidiano La Regione da Aldo Bertagni, il quale prosegue : “ Il bilancio dello Stato fa acqua … Il tutto a fronte di un aumento sensibile delle richieste sociali. L’obiettivo del Consiglio di Stato è quello di trovare una sintesi fra “sopportabilità” finanziaria e coesione sociale.”

A detta di Bertagni quel che servirebbe sarebbe una solida maggioranza in Gran Consiglio, mentre invece “restano in Ticino i rifiuti tossici della politica berlusconiana dove il fumo annebbia cuoco, convitati e persino l’arrosto.
A vantaggio di chi? Dei soliti noti, di chi non vuole pagare il dazio dovuto … e anzi in questi vent’anni di vento leghista si è arricchito parecchio, non ultimo grazie agli sgravi fiscali proposti e poi votati dal popolo affumicato da mirabolanti promesse: anzi, le briciole come la tredicesima Avs che la Lega vorrebbe dare agli anziani, magari al contempo privati dell’assegno sociale – mensile – per le casse malati, perché il bilancio cantonale piange.”

Le staffilate alla Lega dei ticinesi non sono finite : “C’è il partito che conta due consiglieri di Stato, dipende ancora in tutto e per tutto dal padre-padrone di via Monte Boglia che guarda la tele, ascolta tre minuti della direttrice del Dfe, e butta fuori un comunicato dove si stravolge l’accordo ottenuto pochi giorni prima dallo stesso Bignasca con i suoi deputati e “ministri”.
Peggio, l’avrebbe scritto il figlio Boris quello che pubblica teste mozzate.
… Se siamo giunti a questo punto è perché i cosiddetti partiti storici hanno fatto male i conti e per lungo – troppo – tempo alcuni (pezzi di Plr e quasi tutto il Ppd) ci hanno viaggiato, lasciando ai leghisti “il lavoro sporco”.
Salvo poi pentirsi, quand’era ormai troppo tardi. Ma tutto questo certo non giustifica la messa in ridicolo delle istituzioni, oggi sempre più ostaggio della famiglia Bignasca. Salviamo solo i due consiglieri di Stato della Lega che, perlomeno ieri in Gran Consiglio, si sono assunti le loro responsabilità prendendo indirettamente le distanze dalle “pulsioni esibizioniste” del padre-padrone.”