Amazzonia. Il genocidio degli Amerindiani

Gli Amerindiani della Foresta Amazzonica (un territorio di oltre 7 milioni di km² tra Brasile, Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese) rischiano di scomparire nell’indifferenza della comunità internazionale.

Da anni il cineasta svizzero Daniel Schweizer promuove la loro causa e cerca di far sentire le loro voci. Qui di seguito alcuni passaggi dell’intervista che ha rilasciato al giornale francese Courrier International.


“Con la supremazia degli ambienti economici fondati sul dogma della crescita, stiamo assistendo all’ultima fase della Conquista iniziata nel 1492.
Gli Amerindiani sono vittime di una guerra economica, il sottosuolo delle terre in cui vivono produce ricchezze ambite da Stati e multinazionali.
In Brasile sono iniziati i lavori di costruzione della gigantesca diga di Belo Monte e questo malgrado l’opposizione degli Amerindiani e degli ecologisti. Un complesso formato da cinque dighe e concepito senza un rapporto sull’impatto ambientale.
La popolazione locale non beneficerà delle risorse idriche del Belo Monte, che invece alimenteranno le fabbriche metallurgiche della regione.
Attualmente il Senato brasiliano discute un progetto di legge sullo sfruttamento minerario, che permetterebbe l’assalto alle terre degli Amerindiani, in piena violazione con i loro diritti e con i testi nazionali e internazionali che sanciscono questi diritti.
La popolazione dell’Amazzonia non ha voce in capitolo sullo sfruttamento delle sue terre. Prevale la logica economica e politica. La presidente del Brasile, Dilma Rousseff, lo ha detto chiaramente : il Brasile deve consumare e produrre.

I grandi progetti nella parte brasiliana della Foresta Amazzonica, dal costo di decine di miliardi di dollari, vengono in parte finanziati dalla comunità internazionale, che dunque è corresponsabile, partecipa al disastro in atto.
Il Brasile vuole fare il grande balzo in avanti per raggiungere i livelli delle grandi potenze mondiali e lo fa dimenticando due principi fondamentali: il rispetto delle popolazioni indigene e la protezione dell’ambiente. Il popolo brasiliano non si rende conto dello scempio in atto nel paese. Il Brasile è talmente grande che non riesce ad averne coscienza.
Nella Guyana francese la situazione è altrettanto critica. Lo sfruttamento principale riguarda i giacimenti auriferi. La Guyana francese esporta enormi quantità di oro e le autorità non si preoccupano della provenienza o della legittimità di questo massiccio sfruttamento. Gli interessi economici sono troppo importanti.
Nell’intera Foresta Amazzonica vige uno sfruttamento selvaggio delle risorse, i livelli di inquinamento da mercurio nei fiumi è oltre ogni soglia di tolleranza. Nei villaggi i bambini nascono gravemente deformati perchè le madri hanno mangiato il pesce e hanno bevuto l’acqua di questi fiumi inquinati.
La foresta equatoriale viene distrutta e con essa viene distrutta un’intera comunità indigena, ma la sorte degli Amerindiani non interessa la comunità internazionale né tantomeno i governi locali.

Da sempre questo popolo ha vissuto in armonia con la natura, cacciando e sfruttando le risorse naturali per nutrirsi, non per accumulare ricchezza.
L’ingerenza e la distruzione degli uomini bianchi mettono due mondi a confronto. Da un lato un popolo cosciente che le risorse della terra non sono infinite e dall’altro gli invasori, capaci di pensare solo a corto termine.”