La caduta di Brenno Martignoni – di Paolo Camillo Minotti

Le elezioni comunali a Bellinzona sono state caratterizzate da una sorta di referendum
pro o contro la permanenza del sindaco uscente Brenno Martignoni in Municipio.


Referendum che Brenno Martignoni ha perso in quanto gli sono ampiamente mancate le schede di partito; la sua lista Il Noce non è riuscita nemmeno lontanamente a rifare l’exploit che gli era riuscito 4 anni fa (quando riuscì a fare più di 900 schede e ci mancò poco che grazie ai voti personali del sindaco essa facesse addirittura 2 municipali).
Quest’anno Il Noce ha fatto un tonfo e, con 320 schede, la sua messe di voti risulta più che dimezzata: e anche i voti personali di Martignoni (un migliaio scarso) sono stati ampiamente al di sotto dei risultati di quattro e otto anni fa.
Una sconfitta netta, tantopiù considerando le occasioni di mettersi in vista che la carica di sindaco gli offriva; ogni giornale si sentiva obbligato a intervistarlo e a dargli spazio, ecc. Eppure tutto ciò non è più servito, perché egli ormai aveva stufato: aveva stufato con troppe belle parole non supportate da fatti concreti.

Lo si sentiva nell’aria negli scorsi mesi e settimane, e d’altronde il bruciante flop rimediato alle cantonali dello scorso anno dalla “Forza civica” (un’accozzaglia inaudita di persone di svariatissima estrazione, con nessuna connotazione o programma politici), che a Bellinzona aveva ottenuto in tutto 93 misere schede, lasciava presagire la sua sconfitta di oggi.
Ma ora essa è certificata: d’altronde la campagna piuttosto piatta di quest’anno non gli ha concesso l’eventuale chance di rimontare (come qualcuno sperava e molti temevano ch’egli potesse fare); questa volta egli non ha saputo o potuto tirare fuori un coniglio dal cilindro, come gli riuscì quattro anni fa con la questione delle Officine FFS di cui si fece alfiere.

Per il resto, il risultato è presto illustrato: il PLR ha tenuto abbastanza bene, confermando i 3 municipali che aveva finora; il PS è andato alla grande (facendo un’ammucchiata assieme all’estrema sinistra comunista) riuscendo a conquistare addirittura 3 municipali complice il debole risultato della Lega; il gruppo Lega-UDC-Indipendenti ha fatto flop, facendo una votazione al di sotto delle aspettative (solo 426 schede; con questi risultati confermerà a malapena, se va bene, l’attuale rappresentanza di 5 seggi in C.C.); il PPD è andato così così e ha perso come si temeva uno dei due municipali (la partenza dei due municipali uscenti, che avevano un certo seguito, ha forse avuto la sua parte in questo risultato modesto).

Come commentare questi risultati? Diciamo che in parte erano prevedibili: liberali e socialisti sono tradizionalmente forti e radicati a Bellinzona, con una presenza fitta e con una rete di relazioni familiari, di tradizione e in parte diciamo pure anche di interessi (essi sono, in modo diverso, entrambi simboli di potere e procacciatori di posti e di appoggi politici).
Questo fa sì che essi abbiano più facilità a presentare liste di persone conosciute (solo PLR e PS avevano liste complete di 50 nomi per il Consiglio comunale), fra le quali parecchi erano competenti e accattivanti pur essendo facce nuove (vedasi il nuovo municipale PLR Simone Gianini).
Mentre la Lega fatica a trovare persone che mettano fuori la faccia (aveva solo 14 candidati al CC), per cui ciò non porta quei voti che sono procacciati dai candidati.
Bisogna anche riconoscere che PLR e Sinistra unita hanno fatto campagna in modo più intenso degli altri, con diversi candidati partiti con settimane d’anticipo nel farsi conoscere e nell’incetta di voti.
In particolare il candidato socialista Mario Branda era da mesi in campagna e i giornali – in specie il quotidiano bellinzonese – gli hanno tirato la volata sin dallo scorso anno (quando si era candidato al CdS) descrivendolo già come possibile sindaco di Bellinzona.
E in effetti oggi Branda esce come sindaco di quindicina, avendo dato un distacco psicologicamente difficile da superare all’ev. possibile candidato sindaco PLR Felice Zanetti.
Vediamo le cifre: Branda 4093 voti (2840 al netto delle schede di lista); di contro Zanetti 2843 voti (1465 al netto delle schede di supporto PLR).
In tal modo, pur essendo rimasto il PLR partito di maggioranza relativa, la strada per il sindacato appare per Zanetti piuttosto in salita.
Staremo a vedere cosa decideranno il PLR e lo stesso Zanetti. Ma Branda parte chiaramente avvantaggiato e se noi fossimo nei panni della direttiva PLR accetteremmo una nomina tacita del sindaco, per passare l’acqua bassa e non dare con una votazione popolare un crisma supplementare al già mitizzato Mario Branda.

Per la Lega-UDC-Indipendenti (ma in parte anche per il PPD, per non parlare ovviamente del Noce) è stato penalizzante il fatto che non abbiano fatto una campagna sufficientemente concreta e centrata sui temi. La Lega si è un po’ cullata nell’illusione dell’effetto “aprile 2011” (o effetto Gobbi-Borradori) e/o nell’effetto “ottobre 2011” anche a livello comunale.
Ma le cifre dimostrano che si tratta di votazioni con logiche completamente diverse; nei Comuni si vince solo se si hanno candidati trainanti e si fa una campagna convincente sui temi comunali concreti (e non solo all’ultimo momento con dei bei volantini elettorali che, more solito, dicon poco o nulla….).

Per il PPD, che è andato meno male della Lega (diciamo: benino/maluccio), a mio personale avviso va detto che esso ha un problema di immagine a livello cantonale, che poi si ripercuote anche nei Comuni: l’immagine di partito non profilato, scialbo, che non dice chiaramente da che parte sta e che sotto sotto è diviso in diverse anime quasi… sordamente inconciliabili.
Esso aveva anche qualche buon candidato sulle liste dei due consessi, ma alcuni poco conosciuti, chi perché stabilitosi a Bellinzona da poco tempo (per es. la buona insegnante ed ex-sindaco di Dongio Maria Laura Martinoli), altri perché nuovi all’impegno politico.
Adesso l’eletto Giorgio Soldini sederà in un Municipio con di fronte due partiti forti ciascuno di 3 persone, e potrà essere chissà (a seconda dei casi) colui che è messo nell’angolo o l’ago della bilancia. Comunque, non sarà facile per lui, già a cominciare dall’attribuzione dei dicasteri.

Paolo Camillo Minotti