Libera circolazione delle persone: problemi ticinesi ancora ignorati – Lorenzo Quadri

Prevedibile ma comunque deludente; soprattutto in considerazione della non formulazione di proposte alternative.

Così può essere definito il rifiuto del Consiglio federale di entrare nel merito di una proposta concreta, presentata da chi scrive tramite mozione, per promuovere l’occupazione dei residenti: ossia introdurre nei concorsi pubblici un nuovo criterio che permetta di favorire quelle aziende che fanno lavorare persone che vivono, spendono e pagano le tasse in Svizzera.

Preoccupante è che il Consiglio federale non sembri rendersi conto delle tensioni che si stanno creando ed acutizzando in Ticino a seguito delle conseguenze negative della libera circolazione delle persone, la quale sta portando ad un aumento generalizzato delle persone in assistenza (soprattutto giovani) e a preoccupanti fenomeni di dumping salariale e sociale, prima sconosciuti.
Il numero dei frontalieri presenti in Ticino, a seguito della fine delle misure di contingentamento, ha raggiunto livelli insostenibili per il nostro mercato del lavoro: 54mila unità, di cui 28mila nel settore terziario.
Cifre da capogiro, in continua crescita – anche perché a quanto risulta gli uffici di collocamento del Varesotto suggeriscono sistematicamente ai propri utenti di cercare un impiego in Ticino – alle quali vanno ancora aggiunte le notifiche di breve durata, che sono state 15’300 nel 2011.
Anche in questo caso si è assistito ad un raddoppio nel giro di pochi anni – un’evoluzione che non trova alcun riscontro nella crescita dell’economia cantonale, lungi dal procedere su tali ritmi.
Il Consiglio federale dovrà però rendersi conto che la situazione occupazionale e sociale del Canton Ticino potrà essere salvata solo tramite forzature volte ad arginare la libera circolazione delle persone e a reintrodurre delle clausole preferenziali per i residenti.
E certamente il governo non potrà nascondersi dietro la foglia di fico della clausola di salvaguardia di recente invocata per i permessi B rilasciati ai cittadini di 8 nuovi Stati membri UE.
Poiché questa misura, pur politicamente interessante, è nella pratica pressoché priva di effetti.

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale Lega dei Ticnesi