Rubik – “Combatteremo questa battaglia fino in fondo!” – Intervista a Tiziano Galeazzi

Oggi il professor Francesco De Maria è a colloquio con Tiziano Galeazzi, esponente dell’UDC Ticino impegnato in prima persona sul campo quale responsabile della raccolta delle firme per il referendum contro gli accordi fiscali “Rubik”. Galeazzi è diretto, deciso, entusiasta (benché consapevole della difficoltà dell’impresa). Ci dice in sostanza: “Se riusciremo a far comprendere le conseguenze reali di un sì, i cittadini respingeranno questi accordi nefasti”.


Tiziano Galeazzi si presenta
Sono nato il 29 luglio 1967 a Monteggio da famiglia patrizia. Dopo una formazione commerciale, ho intrapreso studi linguistici in Germania e in Inghilterra, poi studi di business e marketing presso l’Università di Northridge in California. Rientrato in Patria, ho frequentato la scuola di Marketing federale e nel contempo ho iniziato a lavorare nel campo finanziario presso alcuni istituti bancari di Lugano. Da fine 2009 sono direttore finanziario in una società fiduciaria di Lugano e mi occupo di gestione e consulenza patrimoniale. Oltre alle tre lingue nazionali principali, parlo l’inglese, lo spagnolo e attualmente sto prendendo lezioni di cinese. Sono uno sportivo e un viaggiatore. Tra i miei hobby: la storia svizzera e medioevale, l’aeromodellismo e la barca a vela. Nell’Esercito ho il grado di Maggiore e sono attualmente in formazione a Lucerna per ottenere il grado di Tenente colonnello. Sono attivo nell’UDC. Già presidente e cofondatore nel 2006 della Sezione UDC Malcantone e municipale a Monteggio per 4 anni, dal giugno 2012 mi sono trasferito a Lugano. Sono membro di vari organi del Partito, segnatamente della Direttiva.


Francesco De Maria Questi accordi fiscali con Germania, Regno Unito e Austria. Se sono buoni, perché sono buoni? Se sono disastrosi, perché lo sono?

Tiziano Galeazzi Questi accordi sono assolutamente penalizzanti nei confronti della nostra piazza finanziaria e del nostro settore. Non è pensabile sottoscrivere accordi che non garantiscano reciprocità e uguaglianza di trattamento (nell’operare con i nostri servizi in questi Paesi) e che stabiliscano “tasse liberatorie” proibitive per la clientela, che arrivino dal 21% al 43% sul capitale rispettivamente per Germania e Gran Bretagna.

Che cos’è successo esattamente in Parlamento?
TG La sinistra svizzera (PSS) ha fatto dell’abbattimento del segreto bancario la sua crociata da anni, insieme all’abolizione dell’Esercito e all’ingresso nell’UE, oggi fallita. È riuscita a soggiogare il PPD e i Liberali, che tanto si proclamano partiti di “centro e conservatori” ma che poi si allineano con il PSS per smantellare e svendere la Svizzera e le proprie tradizioni, rendendola sempre più povera.

Contro questi accordi “Rubik” è stato lanciato il referendum. Ci descriva le forze contrapposte in campo, in Svizzera e nel Ticino.
TG Da una parte Liberali, PPD, PBD e qualche membro UDC svizzeri, dall’altra, con scopi diversi, il PSS (è contro gli accordi perché vorrebbe abolire tutto il segreto bancario) e gli appartenenti all’ASNI, la quale comprende diversi esponenti dell’UDC svizzera, cui qualche giorno fa si sono uniti anche i Giovani PLR di Zurigo, andando contro le direttive del partito svizzero (principale). Forse hanno capito la gravità della situazione, mentre i partiti maggiori per ora malauguratamente no.
In Ticino? Il supporto al referendum viene da UDC Ticino, che è andata controtendenza a quella nazionale, e la Lega dei Ticinesi, oltre ai Giovani UDC e ai membri ASNI nel Cantone.

Come mai l’UDC federale non appoggia ufficialmente il referendum?
TG Bella domanda… sarebbe da girare al Presidente Nazionale Brunner. Sebbene il gruppo alle Camere si sia più volte opposto agli accordi, il Partito nazionale ha deciso “timidamente” di non aderire attivamente all’iniziativa, poiché opporsi ai grossi istituti bancari che appoggiano gli accordi appare una battaglia già persa. Personalmente, da buon Ufficiale superiore dell’esercito, reputo che una battaglia vada combattuta fino all’ultimo uomo sul campo. I risultati potrebbero sempre sorprendere e smentire le previsioni iniziali…

Quante firme spera di raccogliere nel Ticino? Con l’aiuto di chi?
TG Vivendo personalmente l’esperienza a contatto con conoscenti, colleghi di settore e in bancarella in piazza a Lugano, ho notato un forte interesse da parte di impiegati e quadri medi bancari, oltre che di tante persone che non lavorano in banca. Non dimentichiamo che, negli ultimi 40 anni, il Ticino ha fondato il proprio sviluppo su questo settore, creando al contempo molti impieghi anche in ambiti paralleli. Se si dovesse ridimensionare la piazza finanziaria, a causa di questi accordi, molte persone rischierebbero il posto di lavoro, in tutti i settori, dal commercio all’intrattenimento alla ristorazione.
Ci auguriamo, anche con l’aiuto della Lega dei Ticinesi, di raccogliere almeno 8.000 firme, equivalenti ai 2/3 dei posti di lavoro di settore (banche, fiduciarie, commercialisti, avvocati e gestori di patrimoni).

Il mondo bancario si mostra compatto nell’avversare queste nuove regole, che introducono una “filosofia” e una pratica che contrastano duramente con il passato?
TG Se per “mondo bancario” intendiamo i soggetti (impiegati e quadri medi) consapevoli del rischio di perdere la propria clientela e il proprio posto di lavoro, allora sì, esso è contrario a questa nuova filosofia da “Santa Inquisizione”, detta weissgeld strategie o meglio strategia dei soldi puliti. È normale, perché per anni è stata coltivata la cultura del totale rispetto del cliente e della sua privacy, come riporta peraltro anche la Costituzione.

Che cosa si può dire dell’atteggiamento delle grandi banche?
TG Semplicemente che sono favorevoli a RUBIK e agli accordi di doppia imposizione perché hanno in parte spinto il Consiglio Federale a formularli, cedendo come allocchi al primo “colpo di schioppo” da oltre confine. L’OCSE ha minacciato un po’ qua e un po’ là e i primi a farsela sotto siamo stati noi. Non mi risulta che in Gran Bretagna vi sia in programma una “white money strategy”, anzi, vanno avanti come se niente fosse a fare ciò che hanno sempre fatto nei loro protettorati. Idem per gli americani. Va inoltre ricordato che, per le grandi banche internazionali il “core business” cioè gli affari principali sono suddivisi in più continenti e quello asiatico pare sia in forte espansione. Questo significa compensare depositi laddove andranno persi (in Svizzera ad esempio).

I loro dipendenti saranno liberi di firmare in favore del referendum?
TG Questo punto in effetti preoccupa molti, mentre le alte “sfere bancarie” hanno il copione già scritto e reagiscono come se fossero sicuri della bontà degli accordi. Mi auguro non siano vere alcune voci provenienti dalla piazza dove alcune banche hanno proibito ai loro impiegati di firmare i fogli del referendum. Se questo fosse vero, ci sarebbe solo da vergognarsi, visto che viviamo in uno Stato di diritto dove il cittadino è libero di sostenere o meno un referendum o altra iniziativa. Sarebbe una violazione elementare dei diritti in vigore in Svizzera.

Molti invocano la difesa dell’occupazione. Ma i referendisti non difendono posti di lavoro fondati sull’evasione fiscale (degli altri)?
TG I referendisti sono consci che vi sarà un ridimensionamento dei posti di lavoro. Meno clientela e patrimoni, meno impieghi nella piazza economico-finanziaria. Quale evasione fiscale? Non era contemplata dalle nostre leggi e quindi non era punibile. Abbiamo avuto per anni la differenza tra frode fiscale (punibile penalmente per legge) ed evasione fiscale (in altri Paesi), che in Svizzera non era considerata come tale. Queste norme sono andate bene a tutti per molti anni, facendo la fortuna anche di molte persone oggi tra i primi “inquisitori e moralisti”, tutt’a un tratto divenute “vergini in sala parto”, chissà perché ?

Ci descriva ciò che accadrebbe se Rubik “passasse”.
TG Una cosa è quasi certa, in un anno, massimo due, a Lugano chiuderebbero la metà delle banche. Veda lei… Con Rubik la strada per l’accordo con l’Italia sarebbe spianata e di certo il suo Governo (Monti oggi, domani chi lo sa?) non accetterebbe una tassa liberatoria cosi bassa tra l’8% e il 12%, come qualcuno qua in Ticino crede ancora a Gesù Bambino che porta i doni…

E se, ad esempio, fosse la Germania ad affossare l’accordo fiscale con la Svizzera? È un esito probabile o remoto?
TG Potrebbe verificarsi, alla Camera dei Länder. Comunque, il secondo tentativo l’avremo in Svizzera a novembre di quest’anno, votando per questo referendum.

Negli ultimi anni/mesi abbiamo assistito a una serie impressionante di cedimenti. Perché la Svizzera si è rivelata così debole? Il governo e la FINMA potevano agire diversamente e tentare di resistere?
TG Non abbiamo un Governo federale all’altezza del “periodo storico” che stiamo vivendo. Abbiamo Consiglieri federali che non mancano occasione di fare gli interessi altrui, per paura di ritorsioni dall’estero, ignorando il dovere di pensare prima al proprio popolo e Paese. Questo l’ho già scritto più volte sui media. La FINMA è troppo politicizzata e al proprio interno ha elementi di sinistra. Detto questo… è come il diavolo e l’Acqua Santa.

L’avv. Paolo Bernasconi ha pubblicato il 14 luglio un articolo molto duro contro gli evasori fiscali svizzeri. Leggendolo si ha l’impressione inquietante di vivere in un paese malato, che deve la sua ricchezza a mille traffici illeciti. È una lettura che toglie il sonno…
TG Ho già parzialmente espresso, sul Cdt del 26 luglio, il mio disappunto su quanto scritto dall’Avv. Bernasconi. Basta il titolo, “Evasori fiscali svizzeri, la ricreazione è finita”, a mettere ulteriormente in subbuglio la piazza finanziaria ticinese e svizzera, già sconvolta per le vicende dei mercati mondiali e per le nuove norme che si vorrebbero imporre a stranieri e svizzeri (weissgeld strategie), una vera e propria “epurazione”, oltretutto inventata da noi svizzeri in puro spirito masochistico! Come al solito vogliamo essere più papisti del Papa e non abbiamo neanche pensato d’attendere che altri Paesi introducessero contemporaneamente la tanto decantata weissgeld politik mondiale.

Come valuta il caso drammatico della Wegelin, dove la più antica banca svizzera si è praticamente “dissolta” sotto la minaccia dell’autorità fiscale e penale americana? Questo crollo improvviso e violento sta a dimostrare qualcosa?
TG Abbiamo abbassato la “guardia” già nel 1992, con la storia dei fondi ebraici, e da quel giorno siamo stati il bersaglio finanziario americano per eccellenza. UBS negli USA non era ben vista da lungo tempo, dopo alcune acquisizioni bancarie, tra gli anni ’80 e ’90, che avevano toccato “lobby pericolose”. La piazza finanziaria svizzera ha fatto sempre invidia ad altre, come New York e Londra, che hanno finito per trovare i mezzi per attaccarci e purtroppo una classe politica svizzera troppo debole per opporsi. I tempi di Giuseppe Motta son passati, ahimè…

Il sondaggio pubblicato nei giorni scorsi non darebbe speranza ai referendisti. Dovete arrendervi a un sondaggio oppure preferite combattere?
TG Vorrei leggere le domande fatte nel sondaggio che ha calcolato i propensi a RUBIK in un buon 69%. A mio giudizio, potrebbe essere un sondaggio manipolato per demoralizzarci e far il gioco del Consiglio Federale. Quindi:
A) me ne faccio un baffo del sondaggio, e come me altri miei colleghi referendisti. Noi continuiamo a “tutta birra” con la motivazione iniziale. Il tempo stringe e il periodo non ci è favorevole, con la gente in vacanza.
B) Forse il Governo ha paura che il referendum riesca, e non per 50.000 firme, ma per le oltre 65-70.000 che noi speriamo di raccogliere. Questo sarebbe un segnale forte contro di esso, quindi cerca alleati indiretti (sondaggi da media vicini) per divulgare informazioni a suo vantaggio. Solo un’ipotesi?

Per concludere, Tiziano Galeazzi, ci ricordi le date cruciali e ci porti le ultime notizie dal fronte. Un po’ di numeri insomma…
TG A fine agosto le firme raccolte vanno inviate al comitato referendista a Berna per le relative verifiche nei comuni svizzeri. Il 27 settembre 2012 le firme raccolte andranno depositate in Cancelleria federale. Probabilmente a fine novembre andremo tutti a votare, così il popolo svizzero potrà decidere il futuro della sua piazza finanziaria. Dal fronte? Una grande esperienza umana, dove ogni persona contattata racconta un po’ di sé… Vada come vada il referendum, ma nessuno potrà togliermi queste emozioni. Sulle firme? Posso dire che in 3 giorni (dalle 12.00 alle 14.30) in bancarella a Lugano abbiamo raccolto 1200 firme (400 per ogni foglio dell’accordo). Meglio di così…

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