“Il caso Sogevalor è una farsa!” – Paolo Sanvido interroga il Governo

SOGEVALOR – DOPO OTTO ANNI DALL’AVVIO DELL’INCHIESTA E A 14 ANNI DAL PRIMO ESPOSTO (NON CONSIDERATO) ALLA MAGISTRATURA CI CHIEDIAMO A QUANTO AMMONTANO I COSTI SOPPORTATI DAL CONTRIBUENTE TICINESE FINO AD ORA PER QUESTA FARSA?

Lodevole Consiglio di Stato,

C’era quasi da sorprendersi: il “crack”della “Sogevalor SA”, finanziaria luganese il cui fallimento fu decretato nel 2004 per decisione venuta dalla Commissione federale delle banche, sembrava esser giunto a una svolta.

A distanza di otto anni dall’avvio, e addirittura a 14 anni dal primo esposto giunto alla Procura pubblica, punto fermo su uno dei casi che inquinarono la credibilità della piazza finanziaria luganese, con una voragine stimata in oltre 130 milioni di franchi, la procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi, ultima titolare – in ordine di tempo – dell’inchiesta, ha rinviato a giudizio quattro persone mentre per altre due sarà emanato un decreto di accusa.
Le contestazioni ai quattro che saranno chiamati alla sbarra sono: ripetuta truffa, appropriazione indebita, cattiva gestione, amministrazione infedele, falsità in documenti e soppressione di documenti.

C’è forse un nuovo capitolo: a poco più di una settimana dalla comunicazione delle date del processo il “crack” della “Sogevalor SA” registra una serie di sviluppi che rischiano di complicare notevolmente il quadro. Sviluppi alla luce dei quali non è da escludere che il dibattimento possa addirittura slittare.

A scrivere l’ultimo capitolo dell’intricata vicenda è stata la Corte dei reclami penali (CRP) che ha accolto una serie di contestazioni presentate dalle difese (riguardanti l’impianto accusatorio e la disgiunzione del procedimento nei confronti del principale indagato, che è tutt’ora latitante all’estero). Le implicazioni giuridiche della decisione sono ancora da chiarire, ma data la complessità del dossier i tempi sembrerebbero destinati a dilatarsi.

Un po’ di istoriato – La giustizia aspetta da 8 anni (anzi da 14 se consideriamo il primo esposto)

Il lungo corso (o meglio percorso) della giustizia ticinese. Percorso accidentatissimo è stato infatti quello dell’indagine su una vicenda a tutt’oggi indefinita nell’entità della voragine finanziaria, con una forbice che spazia da almeno 70 milioni (danno accertato) e sale sino a 130 milioni di franchi (fondi raccolti).

Il primo esposto era giunto alla magistratura già nel 1998, ma a quanto pare esso venne sottovalutato o nemmeno preso in esame; per quanto riguarda le malversazioni viene infatti considerato un periodo che va dal 1999 al 2004, quasi che nel frattempo tutto fosse logico e limpido e che nemmeno uno spiffero circolasse sulla piazza finanziaria. Anzi, sarebbe stato bollato come incompetente e diffamatore chi, non disponendo di informazioni chiare su carta o su “file”, avesse nutrito o espresso dubbi. A titolo di cronaca vale la pena ricordare che ancora nel 2003 due esperti della “Ernst & Young” certificarono che il bilancio della “Sogevalor SA” era in ordine.

Il bubbone tuttavia scoppiò, e i frammenti arrivarono parecchio lontano. Pierpaolo Matteuzzi, titolare della “Sogevalor SA”, si diede alla macchia ed a tutt’oggi risulta latitante; in carcere finirono invece due membri del Consiglio di amministrazione oltre a Gianfranco Matteuzzi e Aldo Matteuzzi, fratelli di Pierpaolo.

Panico tra coloro che dall’oggi al domani si trovarono azzerati nel capitale; panico, e crescenti perplessità circa l’inazione dell’autorità giudiziaria: un investitore statunitense ci rimise l’equivalente di 10 milioni di franchi, si impuntò, le tentò tutte, sino a scrivere all’allora consigliere federale Rudolf Merz perlamentarsi dei tempi biblici nella gestione dell’incarto.

Per quattro anni il “dossier” rimase nel cassetto di Maria Galliani, procuratrice generale aggiunta ed ora uscita dai ranghi della magistratura, senza che si arrivasse ad uno straccio di utile conclusione. Saltiamo un passaggio intermedio, solo per brevità ed in quanto ininfluente sui destini dell’indagine; la palla passò poi tra i piedi di Cristina Maggini, anch’ella nel frattempo rifluita sulla professione privata; qui vi fu anche una comica, dal momento che la neotitolare dell’incarto incappò in una ricusazione ovvia, secondo l’interpretazione della parte attrice: da un lato per essere stata segretaria giudiziaria della stessa ex-pp Maria Galliani, dall’altro per l’attività svolta nello studio dell’avvocato Elio Brunetti, patrocinatore di alcune parti civili nella vertenza.

Ci si potrà dunque meravigliare del fatto che alla procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi siano stati sufficienti alcuni interrogatori, una rilettura delle carte ed il riepilogo della situazione. Vale la pena ricordare che poco o nulla si sarebbe mosso senza un intervento dei vertici Finma (cioè l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) che, nel decretare il fallimento della “Sogevalor SA”, andò a conferire un mandato di analisi sulle carte a un altra società di revisione. Apriti cielo, saltò fuori tutto quello che potete immaginare, e per di più il revisore numero due andò a far causa – in sede civile – al revisore numero uno.

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Mi piacerebbe a questo proposito conoscere la posizione del Governo al riguardo, e in considerazione di quanto sopra domando:

1. Qual è l’opinione del Governo rispetto a questo ingiustificato ritardo nel trattare un caso così importante che pesa sulla credibilità stessa della piazza finaziaria ticinese?

2. Pur considerando una invero presunta “complessità dell’indagine”; otto anni, che sarebbero poi 14, danno nell’occhio, qual è l’opinione del Governo sulle cause di queste incomprensibili e incredibili lungaggini nella gestione del crack Sogevalor?

3. Non ritiene il Governo di investire il Consiglio della Magistratura al quale è riservato il potere disciplinare e di sorveglianza sui magistrati e sulle altre persone che svolgono funzioni giudiziarie, di fare chiarezza su questo caso?

4. Il Governo ritiene necessario chiedere al Consiglio della Magistratura un rapporto specifico sul caso e in particolare in relazione al presunto diniego di giustizia rispetto all’esposto giunto in magistratura già nel 1998 e da essa non considerato?

5. Visti i compiti specifici conferiti dalla legge al Consiglio della Magistratura, quest’ultima ha, nel suo compito specifico di esame del funzionamento della giustizia, segnalato eventuali problemi specifici organizzativi che hanno portato a questo ingiustificato ritardo?

6. Si può conoscere il dettaglio per cespite e a quanto ammontano le spese per le consulenze esterne commissionate dalla magistratura per questo caso dall’inizio dell’istruttoria ad oggi?

Ringrazio per l’attenzione, cordiali saluti. Paolo Sanvido, granconsigliere