Città di Lugano: ieri, oggi, ma domani? – di Tiziano Galeazzi

L’altra sera, mentre correvo sul sentiero del lungofiume di Cassarate, in compagnia del mio vecchio walkman, (anni ’90) ho provato a pensare come potesse essere Lugano 40-50 anni fa, rispetto ad oggi e al futuro, ma mi è stato davvero difficile proiettare un’immagine della Lugano di un ipotetico domani.

Col pensiero sono tornato alla Lugano turistica dei tempi non così remoti ma floridi degli anni ’60 quando, entrando in città da Paradiso, si veniva accolti dal famoso e splendido “Hotel Palace”, residenza di regnanti e persone facoltose che si trovavano a pernottare sulle rive del Ceresio. Persone che sicuramente contribuivano a promuovere il nome “Lugano” nel mondo intero. Persone che contribuivano altresì alla crescita sociale, culturale ed economica della città. Oggi che ci resta? Alberghi che chiudono o vengono demoliti, palazzi nuovi che paiono caserme, prezzi di acquisto degli immobili ai livelli di Beverly Hills, case d’epoca della Lugano di fine ottocento abbattute, come se avessero la peste, per lasciar spazio a uffici che, in un futuro prossimo di crisi annunciata, saranno destinati a restare liberi. E poi? Che faremo?

La Lugano economico-finanziaria: un tempo meta di facoltosi che, per differenti ragioni (sicurezza, affidabilità, privacy) arrivavano a depositare i loro averi nelle prime banche della nostra piazza, girando, nel loro tempo libero tra un appuntamento e l’altro, nella “florida” Via Nassa, dove spendevano per acquisti propri o per le loro consorti, fidanzate o amanti, contribuendo a far girare l’economia cittadina e con essa la ristorazione, l’hôtellerie e i negozi.
Oggi che ci resta? Una Via Nassa semideserta, con pochi passanti disinteressati alle sue vetrine e fatturati che ogni anno calano del 20-25%, senza un futuro assicurato, con banche e fiduciarie che, con le nuove e sciagurate regole che vorremmo introdurre, sono costrette a ridimensionarsi a banchette tipo “Sparkassen di Gurtnellen” o, peggio, a chiudere i battenti e mettere la chiave sotto lo zerbino, trasferendo il “business” in Paesi più ospitali e meno ingenui della Svizzera.
E domani come sarà? Nessuno ha una pallida idea.

La Lugano della sicurezza: ai tempi belli, come nel resto del Canton Ticino, eravamo così fiduciosi del prossimo che molti lasciavano le porte di casa e delle auto aperte, anche di notte. Oggi cos’è cambiato? Subiamo scippi, furti e rapine di giorno e di notte, con o senza la presenza dei derubati in casa o in ufficio, e nella maggior parte dei casi si rischia di avere la peggio in aggressioni sempre più violente condotte con mezzi sproporzionati. Ma domani dove andremo a finire? In un Bronx ticinese?

La Lugano della mobilità e dei servizi: precisione, professionalità e personale cordiale da far invidia a tante altre nazioni, parole d’ordine per un biglietto da visita cittadino. La mobilità, complice anche il minor carico automobilistico di un tempo, funzionava a dovere, anche il tram cittadino riusciva ad integrarsi nella circolazione urbana come il “cacio sui maccheroni”. Insomma, ci si spostava con una fluidità quasi surreale. Oggi dove ci troviamo? Siamo l’unica città al mondo che, al posto di agevolare il traffico, lo combatte introducendo un sistema di mobilità (PVP) che è stato studiato apposta per rendere odioso l’avvicinamento al centro cittadino. Le conseguenze però non sono quelle sperate da chi ha realizzato il progetto, anzi, il traffico appare paralizzato in più punti, disincentivando il cittadino o il visitatore dal recarsi in centro a fare compere. Conseguenza? I negozi, già penalizzati dalla crisi, si troveranno a chiudere i battenti, perché i consumatori preferiranno luoghi più agibili in periferia e quindi i grandi magazzini.

Concludo con la Lugano culturale e del tempo libero: musei e un centro Congressi di un tempo che fu, in una città che fino a non molto tempo fa non aveva un ateneo universitario. Gli stranieri arrivavano, attirati dalla posizione geografica, Lugano “La Perla del Ceresio” con la sua cornice di montagne e clima favorevole. Si pensò che l’Università potesse alzare il livello culturale e professionale dell’intero Ticino e questo fu un passo sicuramente strategico e lungimirante dei pionieri fondatori. Ma qualcosa, ahimè, manca in questo panorama socio-culturale. In qualsiasi città gli studenti universitari si incontrano per le strade, nei locali, nei parchi e nei ristoranti, li vediamo integrarsi, socializzare e ravvivare l’ambiente circostante, ma perché a Lugano non capita tutto questo? Sarà una mia impressione, ma non percepisco il fervore e il dinamismo che dovrebbero animare una città universitaria, mi pare piuttosto di essere in una città fantasma e un’Università che soffre della sindrome di figlia di un Dio minore.

Movida notturna: una volta (anni ’70) a Lugano vi erano locali capaci di attirare le squadre maestre del calcio italiano, attori, cantanti e persone famose. Oggi che ci resta della movida luganese? Arresti, pestaggi, chiusure forzate, postriboli abusivi e ogni altra amenità in grado di tener lontano le persone per bene con un potere d’acquisto che potrebbe far girare l’intera economia cittadina. Ci ritroviamo invece invasi da delinquenti esteri che hanno trovato un sottobosco incontrollato ed ingenuo per poter fare i loro sporchi affari. E domani come sarà, se li lasciassimo operare senza contrastarli?

Non vorrei suonare pessimista, ma queste riflessioni mi son venute spontanee e credo rispecchino in parte quanto oggi ci troviamo attorno o leggiamo nei quotidiani. Se è davvero così, un’inversione di tendenza è d’obbligo e dovrà essere pretesa dalla cittadinanza, che si aspetta dal mondo politico delle risposte chiare e programmate nel tempo. Inutile sperare nei tempi che furono e nemmeno però navigare a vista, oggi Lugano necessita di lungimiranza e strategie. Le elezioni sono vicine e le cittadine e i cittadini avranno l’opportunità di scegliere i politici che meglio incarnino e sappiano realizzare lo spirito di cambiamento, perché la traiettoria in cui ci troviamo oggi non è degna di una Lugano “Perla del Ceresio”.

Tiziano Galeazzi,
Presidente UDC Distretto Lugano