Balcani. I sogni di grandezza degli Albanesi, tra assurdi sacrifici e monumentali provocazioni

Per festeggiare i 100 anni della loro indipendenza, i sei milioni di albanesi dei Balcani – di cui solo la metà vive in Albania – hanno scelto l’eccesso. In diversi paesi le cerimonie si sono tramutate in vere e proprie prove di forza.

Circa sei milioni di albanesi dei Balcani festeggiano i 100 anni della loro indipendenza dall’impero Ottomano, festeggiamenti che riguardano una popolazione sparsa in almeno cinque Stati : Albania, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia.

“Il futuro ci invita a creare uno spazio unico per una nazione unica – ha detto il primo ministro del Kosovo Hashim Taçi. Il capo del governo kosovaro ha anche precisato che il suo paese, che ancora non è riconosciuto dalla maggior parte della comunità internazionale, si pone quale difensore degli albanesi della Macedonia e della vallata di Presevo, in Serbia.
“Saremo i guardiani dei loro diritti e delle loro rivendicazioni – aveva detto Taçi il 25 novembre, durante una riunione dei leader albanesi della regione, a Skopje, in Macedonia
“Con la mediazione dell’Unione europea realizzeremo un progetto di unità nazionale – ha dichiarato il primo ministro albanese Sali Berisha di fronte a migliaia di persone nella capitale macedone.

Il fulcro delle celebrazioni si tiene a Tirana, capitale dell’Albania. I festeggiamenti sono contraddistinti da diverse iniziative atte a rafforzare la fibra patriottica, come la confezione di una torta di 13 tonnellate con l’effige dell’aquila della bandiera albanese e carne a volontà per tutti, con il sacrificio di 200 montoni nelle strade di Tirana.

Sali Berisha vuol dare da mangiare al popolo per fargli dimenticare i problemi che deve affrontare ogni giorno.
In Albania le iniziative del premier non fanno l’unanimità. Il sacrificio di 200 montoni, ad esempio, viene criticato con veemenza, oltre che dagli organi di stampa, anche da buona parte della popolazione e dalle associazioni animaliste, che criticano “una carneficina senza senso”.
Nel giornale Panorama, l’editorialista Edmond Tupja si interroga sul senso di queste celebrazioni “in un paese dove le libertà fondamentali – giustizia, espressione, scienza, educazione – non funzionano.”
Il suo collega del magazine Klan, Koloreto Cukalli, immagina festeggiamenti disertati dalla popolazione, con gli albanesi che preferiscono migliorare il loro quotidiano, invece di ingozzarsi di torta e carne di montone.

Nel vicino Kosovo, nazione avida di riconoscimento internazionale e dove è presente una vasta comunità albanese, le opinioni sono diverse : “Questo giubileo è legittimo, lo è malgrado gli eccessi, l’euforia, il folklore, il cattivo gusto, la mediocrità, il senso amatoriale dei simboli nelle piazze – scrive il giornalista Shkëlzen Maliqi – Ritengo si debba perdonare agli albanesi l’esaltazione effimera, dopo un secolo di scontri, di insicurezza, di isolamento, di dittatura, di repressione e di stagnazione. Gli albanesi festeggiano la loro gioia di essere oggi sulla buona strada.”

Nei paesi dove gli albanesi sono minoritari le celebrazioni hanno assunto un’aria di provocazione.
A Tetovo, nell’ovest della Macedonia, vi sono stati scontri fra gruppi di giovani macedoni e membri della comunità albanese.
Affiggendo bandiere della loro patria sui muri delle case, gli albanesi del Montenegro hanno apertamente sfidato la legge che vieta l’esibizione pubblica dei simboli nazionali delle minoranze etniche.
A Presevo, in Serbia, la popolazione albanese ha eretto un monumento alla gloria dei combattenti dell’Esercito di liberazione del Kosovo, morti durante gli scontri con le forze del governo.
Un’iniziativa che ha provocato la collera del primo ministro serbo Ivica Dacic, il quale ha promesso che lo Stato reagirà e non lascerà impunita una simile e inutile provocazione.”

(Fonte : Courrier International)