L’Europa della BCE alla resa dei “conti” – di Alessandro Felisi e Luca Stinca

Pubblico con piacere questo notevole e impegnativo articolo prodotto da due giovani economisti neolaureati, uno dei quali (Luca Stinca) è stato non molti anni or sono mio apprezzato allievo. [fdm]


Alessandro Felisi, nato il 27/08/1989, Lugano, laurea nel settembre 2012 in economia e gestione aziendale alla Cattolica di Milano con specializzazione in mercati finanziari.
Ha effettuato diversi stage aziendali nel settore bancario svizzero e internazionale.

Luca Stinca, nato il 20/03/1989, Lugano, laurea nel novembre 2012 alla Cattolica di Milano in economia delle imprese e mercati con specializzazione in finanza e mercati globali. Ha effettuato diversi stage aziendali nel settore bancario svizzero e nel settore delle energie rinnovabili. Frequenta attualmente il master in finance all’USI.


La crisi finanziaria crea gravi problemi anche agli Stati europei, mettendo a rischio l’intera Unione. Gli sforzi di politica monetaria della BCE sono allora sufficienti?

La crisi dei mutui sub-prime scoppiata nel 2008 è considerata la peggiore dopo quella del 1929. Oltre alle ingenti perdite in conto capitale sui mercati finanziari, la recente crisi globale ha una successiva ripercussione: l’aumento vertiginoso del debito sovrano nelle economie avanzate. Le spese a sostegno della riduzione del PIL e quelle sostenute nei confronti del sistema bancario crescono considerevolmente, portando il rapporto Debito/PIL non il linea con i requisiti di adesione all’Unione Economica e Monetaria europea (al di sotto del 60%, Trattato di Amsterdam, 1997). La Grecia registra addirittura un livello del rapporto del 160%.

L’azione della BCE
La Banca Centrale Europea, incaricata dell’attuazione della politica monetaria per i paesi dell’Unione europea, interviene fin da subito con operazioni mirate, cercando di limitare i danni causati dalle crisi che colpiscono l’Europa.
Il mandato della BCE rimane quello di perseguire la stabilità dei prezzi, mantenendo un’inflazione nel medio periodo minore ma prossima al 2%.
La Banca Centrale Europea possiede un’ampia gamma di strumenti di politica monetaria utilizzabili, a patto di non influenzare negativamente la stessa stabilità dei prezzi.

Il primo problema che la BCE tenta di risolvere è quello della carenza di liquidità sistematica nel settore bancario. In seguito l’attenzione si sposta verso un razionamento coordinato del credito (avversione nel concedere prestiti al settore privato).
Parallelamente la crisi si focalizza all’interno dell’euro zona rendendo precarie le aspettative sulla solvibilità del debito dei paesi membri.

Per contrastare questi problemi la BCE interviene a più riprese tempestivamente come evidenziato dalla figura sottostante.


Denaro a buon mercato, sempre di più
Con l’annuncio di inizio ottobre 2008, la BCE riduce gradualmente il livello del tasso di rifinanziamento principale, portandolo dal 4.25% allo 0.75% ad inizio luglio 2012 (1).
Il tasso sui depositi presso la Banca Centrale e il tasso di rifinanziamento marginale si riducono anch’essi (sistema corridoio). La BCE comprime anche l’ampiezza del corridoio per stabilizzare i tassi d’interesse sul mercato interbancario.

Questo comporta un vantaggio crescente per le banche, permettendo un indebitamento a tassi sempre minori. L’abbassamento dei tassi è un’operazione di politica monetaria espansiva poiché permette all’economia di crescere ad un costo del denaro inferiore, influenzando di riflesso il livello dell’attività economica. Analogamente, diminuendo il tasso sui depositi presso la BCE, si crea un incentivo sempre maggiore ad allocare le riserve bancarie “altrove”, stimolando così le attività di credito.

Questa operazione tuttavia perde valore o addirittura viene annullata quando le banche, agevolate da un costo di indebitamento più basso, non inoltrano la liquidità a disposizione al settore privato a causa dell’avversione al rischio da parte degli stessi istituti di credito.

Gli spread vanno alle stelle
I problemi di finanza pubblica di alcuni Stati membri provocarono sfiducia nel mercato obbligazionario dei titoli di stato e gli Spread (in riferimento ai Bund decennali tedeschi) si ampliano.
La BCE interviene ancora annunciando, il 10 maggio 2010, il Programma di acquisto di titoli pubblici da parte dell’Eurosistema (BCE più banche centrali nazionali), il cosiddetto SMP (Securities Markets Programme) (2).
Quest’operazione dovrebbe permettere agli Stati di affrontare le riforme fiscali e di spesa pubblica adeguate.
La BCE infatti assicura rendimenti più bassi sui titoli e di conseguenza permette nuove aste di debito pubblico a tassi inferiori.

Nonostante l’impegno della BCE certi governi non reagiscono tempestivamente (tra cui il Governo Berlusconi) e l’azione della banca centrale diviene così inefficacie.

Tra le operazioni di mercato aperto, la Banca Centrale può intervenire mediante un’operazione ordinaria chiamata LTRO (Long-Term Rifinancing Operation) (3), utilizzata per fornire liquidità al sistema bancario per un periodo più ampio (3 mesi) al tasso medio delle operazioni di rifinanziamento principale.

Con l’intento di contrastare la crisi di liquidità ed il credit crunch in atto, Il 20 dicembre 2011 la BCE annuncia un LTRO della durata di 3 anni per un ammontare di 489,191 miliardi di euro ad un tasso dell’ 1% annuo. All’asta partecipano 523 banche europee. Come garanzia sul prestito (collaterale) la BCE riceve titoli di stato europei, anche privi di valore come quelli greci.

Questo LTRO super prolungato riscontra notevole successo, 325 miliardi di euro indirizzati a banche spagnole, greche e irlandesi. Inoltre le banche spagnole e italiane, su sollecitazione dei propri governi, aumentano rispettivamente del 13 e del 29% le loro partecipazioni in titoli sovrani.

Il 28 febbraio 2012, viene annunciato dalla BCE un secondo LTRO agevolato la cui asta vede partecipare 800 banche, richiedenti 529,53 miliardi di euro.
Gli obiettivi sono i precedenti rafforzati da un’accresciuta attenzione all’acquisto di parte del debito sovrano europeo che in quei mesi, soprattutto nell’Europa periferica, registra tassi troppo elevati.
Una notevole porzione di questi prestiti viene però utilizzata dalle banche per riacquistare le proprie obbligazioni e ristrutturare il proprio capitale in vista dell’applicazione dei più severi requisiti dell’European Banking Authority.

Queste operazioni sono state efficaci nel fornire liquidità al settore bancario europeo colmando l’accresciuta domanda di riserve. D’altra parte sono state totalmente inefficaci nel risolvere l’avversione alla concessione del credito. Un’importante componente dell’obiettivo iniziale viene quindi disatteso.

Acquisti di bond senza limiti a difesa dell’Euro
(4) Durante l’intero periodo di osservazione, il mercato obbligazionario dei titoli di stato continua a peggiorare e gli spread registrano nuovi record.
Il 6 Settembre 2012 la BCE annuncia il nuovo piano sui titoli di Stato: acquisti di bond senza limiti a difesa dell’Euro.
Questa nuova misura adottata dalla BCE consiste in operazioni monetarie dirette (Outright Monetary Transaction, OMT) sul mercato secondario con l’obiettivo di battere la speculazione sul mercato dei titoli degli Stati membri.
L’aiuto da parte della BCE è però questa volta condizionato all’introduzione di riforme strutturali da parte dei Governi. Contestualmente viene cancellato il precedente SMP.
Solo con le parole del presidente Mario Draghi (“Faremo tutto quello che sarà necessario per salvaguardare l’Euro e, credetemi, sarà abbastanza”) gli spread prendono a scendere.

Le operazioni di acquisto di titoli pubblici vengono “sterilizzate” totalmente, in modo da non alimentare l’inflazione. Viene inoltre sospesa l’applicazione di una soglia minima di rating per i titoli depositati a titolo di garanzia e accettati altri strumenti di debito negoziabili in valuta diversa dall’Euro (USD, GBP, JPY).

I rischi permangono gravi
Nonostante gli interventi effettuati dalla BCE, la situazione economica e finanziaria complessiva dell’Eurozona rimane colma di rischi per la stabilità di lungo periodo. Nella fase finale del 2012, nonostante gli sforzi compiuti dalla Banca Centrale Europea, la situazione nell’area della moneta comune rimane preoccupante.
L’operato della Banca Centrale ha avuto successo nel risolvere il problema della carenza di liquidità nel settore bancario e nell’attenuare le pressioni sul mercato dei titoli di Stato, ma è stata inefficiente nel dirimere il credit crunch.

La BCE possiede però, diversamente alla BOE e alla FED, importanti limiti di azione quantitativa: può prestare solo alle banche chiedendo garanzie adeguate, non può finanziare direttamente il debito pubblico degli Stati membri (acquisto titoli sul mercato primario) e deve sottostare ai suoi obiettivi finali.

Il rapporto Deficit/PIL rimane ancora molto elevato e senza crescita economica (PIL) le misure di austerità non sono sufficienti a riportare i valori in una soglia accettabile.
La BCE, con le sue operazioni, ha aumentato l’offerta di fondi, rendendoli disponibili alle banche a condizioni e tassi sempre minori.

I governi europei stanno cercando con affanno di ridurre il deficit con misure più o meno drastiche di austerità (diminuendo la spesa pubblica e aumentando la pressione fiscale) ritardando lo stimolo nella domanda aggregata.
La BCE, con la politica monetaria espansiva sinora attuata, può agire solo sulla dimensione volta a stimolare la domanda di fondi da parte di privati, ossia dell’economia reale ma non ha spazio di manovra alcuno sull’utilizzo di detti mezzi messi a disposizione delle banche.

La crisi che perdura dal 2008 ha prodotto l’effetto di inasprire le procedure di disamina per la concessione del credito ad aziende e privati, ha eroso le riserve delle aziende ed il loro grado di solvibilità, ha ridotto di conseguenza la loro attendibilità e di riflesso innalzato il loro profilo di rischio.
E pertanto incrementato a dismisura il costo del denaro, nelle rare occasioni in cui questo viene ancora concesso.
Questo generale atteggiamento delle parti in causa provoca una sfiducia nell’imprenditoria che riduce inevitabilmente la richiesta di fondi e capitali di prestito contribuendo quindi ad alimentare lo sfasamento che esiste tra la necessità di correggere e ridurre la spesa dei governi e l’impellenza di far ripartire i consumi e quindi la crescita.
Il meccanismo iniezione di fondi alle banche nazionali e di trasmissione di liquidità all’economia reale è quindi in stallo.

L’austerità, la crescita… e il cane che si morde la coda
Ma allora, tutti i piani di austerità che, con grado variabile di intensità, sono stati varati dai vari governi, quale efficacia stanno producendo?
Considerato che, come si sta osservando da più parti in Europa, la riduzione dei Deficit nazionali continua ad evidenziare un sempre più ampio disallineamento rispetto all’urgenza di crescita del PIL, siamo certi che questi governi stiano realmente agendo sulla leva adeguata del rapporto Deficit/PIL o sono semplicemente ostaggio dell’economia dominante spostando semplicemente il problema (di fondo) nel tempo?

Visto l’ormai esiguo margine di manovra in dotazione alla BCE, essa in risposta al problema della scarsa attitudine al prestito da parte delle banche nazionali, potrebbe abbassare ulteriormente il livello dei tassi di interesse portando il tasso sui depositi presso la BCE ad un livello negativo.
Questo corrisponderebbe ad un costo sostenuto dalle banche che depositano i fondi presso la BCE. Una nuova LTRO funzionerebbe, a condizione che le risorse ricevute vengano allocate poi all’economia reale perché, come visto sopra, l’attuale generalizzata austerità non consente la vera ripresa della domanda di fondi da parte dell’economia reale.

Questo significherebbe però un aumento della spesa pubblica e riduzione della pressione fiscale… il paradosso del cane che si morde la coda!

Quali spazi di manovra hanno allora i governi per rilanciare la domanda aggregata?
Affaire à suivre…

Luca Stinca e Alessandro Felisi

  • Dicolamia

    Nessuno spazio di manovra. Il sistema è fallito. Se ci aggiungiamo i debiti pensionistici è fallito ancora di più.
    I debiti e gli automatismi che li alimentano sono troppi e troppo grandi per poter pensare di pagarli con una crescita drogata con il solito interventismo monetario.

    Si raccolgono i cocci di politiche keynesiane dissennate associate alla dittatura monetaria delle banche centrali e alla vituperata riserva frazionaria di quelle commerciali. E che cocci!
    Domanda ai nostri due giovani laureati: ma a scuola di economia vi hanno mai parlato di Mises? Lo conoscete? I vostri professori hanno mai discusso con voi il suo capolavoro: L’Azione Umana? O meglio ancora: l’avete letto? E se sì, che opinione ve ne siete fatti?

  • abraldo

    Questo articolo parte da presupposti sbagliati ed arriva a conclusioni altrettanto sbagliate. Ad esempio si parla di crisi di di liquidità quando si tratta invece di crisi di solvibilità, non ci si pone il problema dell’accettazione di un collaterale senza valore, oppure si parla di una banca centrale che offre risorse da allocare nell’economia reale.

    Per informazione abbiamo avuto la rivoluzione industriale con il gold standard, con una deflazione secolare e senza banche centrali a combatterla. Vale la pena almeno rifletterci…

  • gridlock

    Mi sento di contraddirti abraldo perchè le misure di collaterale
    utilizzato a titolo di garanzia possono essere “loser” come lo stesso
    Draghi ha menzionato nel suo ultimo speech. Quindi le garanzie
    potrebbero essere di qualità ancora inferiore al livello corrente.
    Inoltre
    pare che i ragazzi sappiano di cosa parlano pochè descrivono le novità
    in fatto degli strumenti di debito a disposizione usati proprio come
    collaterale per le OMT. Io non vedo errori.
    Per quanto riguarda la
    crisi di solvibilità, come si è già detto in questo articolo, la Banca
    Centrale Europea ha dei limiti quantitativi essendo impossibilitata a
    finanziare uno Stato (regola inizalmente resa nota dal famoso contributo
    di Ricardo del 1824), e quindi ogni crisi di solvibilità (per ora) non
    puo’ di certo essere direttamente finanziata e sanata dalla Banca
    Centrale Europea.
    L’allocazione di reserve da parte della BCE
    nell’economia reale è altrettanto impossibile. Essa, secondo il suo
    mandato, deve servirsi del sistema istituzionale bancario con operazioni
    di mercato aperto (prevalentemente mediante contratti di “pronti contro
    termine”).
    Per ciò che concerne il Gold Standard, la discrezionalità
    nel mantenere il tasso di cambio fisso era lasciata alle stesse banche
    centrali “con indipendenza rispetto agli strumenti”. Quindi la
    partecipazione delle banche centrali nell’ancorare il tasso di cambio
    obiettivo rimase ben presente.
    La grande deflazione di cui parli, che
    di certo non fu secolare, è da attribuire alla difficoltà nella
    reintroduzione del medesimo Gold Standard, abbandonato momentaneamente
    durante la Pima Guerra Mondiale.

  • gridlock

    Mi sento di contraddirti abraldo perchè le
    misure di collaterale utilizzato a titolo di garanzia possono essere “loser” come lo stesso Draghi ha menzionato nel suo ultimo speech. Quindi le garanzie
    potrebbero essere di qualità ancora inferiore al livello corrente.
    Inoltre pare che i ragazzi sappiano di cosa parlano pochè descrivono le novità in fatto degli strumenti di debito a disposizione usati proprio come collaterale per le OMT.

    Io non vedo errori.
    Per quanto riguarda la crisi di solvibilità, come si è già detto in questo articolo, la Banca
    Centrale Europea ha dei limiti quantitativi essendo impossibilitata a finanziare uno Stato (regola inizalmente resa nota dal famoso contributo di Ricardo del 1824), e quindi ogni crisi di solvibilità (per ora) non puo’ di certo essere direttamente finanziata e sanata dalla Banca Centrale Europea.
    L’allocazione di reserve da parte della BCE nell’economia reale è altrettanto impossibile. Essa, secondo il suo mandato, deve servirsi del sistema istituzionale bancario con operazioni di mercato aperto (prevalentemente mediante contratti di “pronti contro termine”).
    Per ciò che concerne il Gold Standard, la discrezionalità nel mantenere il tasso di cambio fisso era lasciata alle stesse banche centrali “con indipendenza rispetto agli strumenti”. Quindi la partecipazione delle banche centrali nell’ancorare il tasso di cambio obiettivo rimase ben presente.
    La grande deflazione di cui parli, che di certo non fu secolare, è da attribuire alla difficoltà nella reintroduzione del medesimo Gold Standard, abbandonato momentaneamente durante la Pima Guerra Mondiale.

  • malatempora

    “… siamo certi che questi governi stiano realmente agendo sulla leva adeguata del rapporto Deficit/PIL o sono semplicemente ostaggio dell’economia dominante spostando semplicemente il problema (di fondo) nel tempo?”

    Domanda retorica ovviamente, visto che non dispongono oggettivamente di una “leva adeguata”.
    Quanto al lavoro dei due ragazzi, è un ottimo lavoro, senza errori. Loro analizzano solo delle funzioni, come gli hanno insegnato. Pregevole che si accorgano che la crescita sulla carta (astrazione matematica) non corrisponde al reale andamento dell’economia.

    Chiaro che se cerco di ridurre il rapporto deficit/PIL l’austerità da sola non basta, bisogna anche schivare la decrescita.
    Per quanto invece riguarda la scissione sempre più evidente tra finanza (creativa) ed economia reale, questa deriva da fattori filosofici di base, sui quali è perfettamente inutile interrogare un economista.

  • I ragazzi sanno di cosa parlano e DESCRVONO molto bene lo scenario. Tutti d’accordo. Ma le soluzioni mancano. Nemmeno il dotto excursus “gridlockiano” in economistese forbito, non propone soluzioni attuabili. Perché la risposta è politica. Non economica. O meglio, prima politica e poi economica. Solo un “nuovo corso” politico-economico (“New Deal 2012” per esempio) oppure le soluzioni descritte nel Manifesto degli “Economisti Sgomenti” potranno tentare di risollevare per quanto sia possibile il disastro innescato dalle iniziative neoliberiste dell’inizio secolo. Il discorso libertario “dicolamiano” della resuscitata Scuola austriaca è la classica fuga in avanti inattuabile, ma che tira l’acqua al mulino del disfattismo socio-economico e che diventa “funzionale” ancora una volta alle classi agiate pronte a ri-dettare l’agenda dei disastri. In quel caso è proprio vero che il gatto si morde la coda.

  • malatempora

    OT: I voti influenzano la posizione cronologica dei posts?

  • Dicolamia

    Chi ha armato la mano a quelle che tu ti ostini a chiamare “iniziative neoliberiste di inizio secolo”, mentre invece sono solo le iniziative di volgari profittatori di ogni colore politico, compresi comuni cittadini, sono state le banche centrali e le banche commerciali. All’ombra della droga monetaria, elargita a piene mani, hanno pascolato contenti e giulivi giornalisti imbecilli, che ogni giorno non mancavano di proclamare ai quattro venti che tutto andava a gonfie vele e che le casse scoppiavano di salute (frase roboante con effetti psichedeleci di tipo orgasmico), politici illusionisti e demagoghi, grandi progettisti di welfare state sempre più paradisiaci, amministratori pubblici ben felici dei soldi che i gangsters della finanza facevano piovere sotto forma di imposte nei bilanci statali e comunali (salvo richiamarli ipocritamente all’etica quando lo schema Ponzi è saltato), profittatori e lacchè di ogni genere e specie. E tu, tu che come me sei stato testimone partecipe di questa manipolazione illusionista collettiva, dove il keynesianesimo ha raggiunto il suo apice di nefasta applicazione, hai l’ardire di incolpare di tutto ciò il liberismo che con la falsificazione del denaro, a differenza del keynesianesimo, c’entra come il cavolo a merenda? Te l’ho già detto altre volte: stai usando termini inappropriati per indicare i soggetti protagonisti degli accadimenti economici di inizio secolo. È una ingiustificata e improvvida licenza quella che ti prendi quando affibbi a ogni profittatore e speculatore di quel periodo l’epiteto di neo-liberista. Avevano invece tutti, a destra come a sinistra, i sintomi acuti della peste keynesiana: allucinazioni, perdita della misura delle cose, estasi oniriche, e via dicendo. Con pochissime eccezioni. Singolare poi l’accusa di disfattismo economico che mi rivolgi. Non è colpa mia se la morfina keynesiana non fa più effetto. Dovevate elargirla a dosi più contenute. A San Gallo uno studio, al quale la stampa nostrana pare non abbia dato troppo risalto, forse per non disturbare il sonno di chi deve rimanere calmo e tranquillo in uno stato di dormiveglia innocuo, parla di un ammanco di 100 miliardi entro il 2030 nel sistema pensionistico svizzero. Ma guarda un po’ questi sangallesi, che disfattisti! Un pensierino per gli “Economisti sgomenti”. Li capisco: è dura aver pensato per tanto tempo in un certo modo e rendersi conto all’improvviso di aver sempre sbagliato. È una sindrome che può portare anche al suicidio sai? Oh che gran bene ne trarrebbe l’umanità!

    MXM

  • Dicolamia

    Postilla: mi sono andato a leggere, qua e là, il Manifesto dei 700 (sic!) Economisti (francesi) sgomenti. In vita mia non mi era mai capitato di imbattermi in un pronunciamento intellettuale contenente una serie di amenità del genere. Una tra tutte:
    “il paradigma neo liberista è ancora l’unico ad essere riconosciuto come legittimo nonostante i suoi evidenti fallimenti”
    Questi non sono “sgomenti”, sono “fuori di testa”!

    Ma dov’è il liberismo se quando ti alzi la mattina gli interessi sui tuoi risparmi li decide una qualche banca centrale, che agisce in regime del più assoluto monopolio sul denaro? È libero mercato questo?

    E dov’è il liberismo se le svalutazioni competitive tra le diverse divise sono sponsorizzate dai governi in modo assolutamente avulso da qualunque libera contrattazione? È libero mercato questo?

    Ed è libero mercato l’acquisto massiccio di titoli di stato da parte delle banche centrali per influenzarne il corso?
    Ma per favore!!! Questi sono 700 economisti francesi SGOMENTI perché UBRIACHI! Pensavo fossero solo ignoranti.

  • Caro Dicolamia, mi piace quando t’arrabbi… dai il massimo di te stesso. 🙂 La crisi a chi conviene? Non certo al quelle povere famiglie credulone che a periodi alterni vengono raggirate dai guru dei partiti delle libertà. Conviene invece proprio a quelli che gridano alla libertà e alla prosperità secondo reddito trafugato (in appunto massima libertà) su isole della ricchezza a geografia limitata… La crisi va a permettere una forte riduzione delle spese sociali (e voi siete d’accordo!) e del reddito minimo dei salariati, obiettivo politico mai dimenticato dalle élites neoliberali, che spingono sul freno del welfare fino ad arrivare ai limiti del rischio di un conflitto sociale “globalizzato”.

    Molti (ir)responsabili politici inclini a traghettare tale visione economica ad oltranza, insistono sul fatto che la crisi è stata causata dalla gestione scriteriata del debito pubblico. Con pochissime eccezioni – come la Grecia – questo è falso. Invece, le condizioni per la crisi sono state create da un eccessivo indebitamento del settore privato e dai prestiti, inclusi quelli a banche dall’allegro passivo. (E voi lo sapete!) Il crollo della bolla speculativa, le politiche di riduzione fiscale per gli alti redditi e la dislocazione del lavoro in zone di schiavitù operaia, ha portato a massicce cadute del gettito fiscale. E qui il keynesiani non c’entrano un cavolo. Così i disavanzi pubblici di grandi dimensioni che vediamo oggi sono una conseguenza della crisi, non la sua causa.

    Adesso veniamo ai libertari, “funzionali” alleati del populismo apocalittico. Se si continua incessantemente a battere il chiodo (per esempio) sulla cancellazione del welfare (e voi lo fate!) si diventa indissolubilmente alleati con quelli che hanno “altri” interessi relativi alla soppressione di “mirati” aiuti sociali. Vi si usa per rivendicare quelle libertà di azione che “utilizzate altrove” e con differenti dottrine aprono la strada all’arroganza degli alti redditi incassati dal lavoro in quelle che vengono definite “zone speciali” in cui i salari sono miseri e la protezione del lavoratore inesistente.

    Per quanto attiene al termine liberismo e affini ri-posto un mio scritto di mesi fa: …”Anche la nostra cara, logora e bistrattata Wikipedia ne restituisce una definizione accettabile. Interessante anche la definizione che identifica nel termine NEOLIBERISMO una sorta di linea mediana tra NEO-LIBERALISMO (def.soft) e LIBERISMO (def.hard) inteso, quest’ultimo come “la” versione fondamentalista, della suindicata “armada”. Etichette, movimenti, dottrine, teorie che parrebbero originarsi già con Hume, Smith, Bastiat poi con la Scuola austriaca di Hayek, di von Mises, su su fino ai Chicago Boys. Princìpi poi (in parte) applicati dal Reaganismo e dal Thatcherismo. Fine autocitazione.

  • Dicolamia

    Stringi stringi mi pare che tu attribuisca alla caduta del gettito fiscale la causa della crisi. Questa caduta sarebbe originata dalle politiche di riduzione fiscale per gli alti redditi e alla dislocazione del lavoro in quelle che tu chiami “zone di schiavitù operaia”. Da qui i grandi disavanzi pubblici, che sarebbero dunque la conseguenza e non la causa della crisi. Poi accenni anche al debito privato e a quello di banche dall’allegro passivo.

    Supponiamo che la tua analisi sia corretta e abbracciamo l’ipotesi di poter mettere tutto il PIL mondiale a disposizione di chi ha dei debiti (stati, cittadini, imprese, banche dall’allegro passivo ecc.). Mi concederai che, in questa ipotesi, sapere dove questo PIL viene prodotto, in Svizzera, piuttosto che in qualsiasi altra zona di schiavitù operaia, non cambia i termini della questione nella sua globalità.

    Bene, si stima che oggi il mondo sia complessivamente indebitato, tra debiti pubblici e privati, per 57 volte il PIL mondiale. Come vedi non c’è ridistribuzione dei redditi che tenga, né crescita economica così sostenuta, anche prescindendo da tutte le problematiche ambientali che farebbero inorridire i Verdi, tali da poter rimediare al disastro.

    Siamo a questo punto zapping. Il sistema economico finanziario è FALLITO.

    Naturale che anche il welfare state farà una brutta fine e ciò, non perché io sia un fan della sua distruzione, ma perché così stanno ormai le cose.

    Ora: cosa c’entra Keynes in tutto questo? C’entra perché l’espansione del debito per stimolare il consumo e quindi la crescita sono i pilastri dell’interventismo keynesiano in economia. E questa espansione del debito è stata indubbiamente facilitata dalla possibilità di poter disporre di monete debito/credito stampabili a volontà.

    Questa è la causa prima del disastro: poi ognuno può tifare per una socialità fondata sulla responsabilità individuale e il volontariato piuttosto che per la costrizione, per il libero scambio o per il protezionismo, per il liberismo o per il comunismo ecc. Ma, come ebbe a dire qualcuno: “Datemi il potere di stampare denaro e poi fate tutte le leggi che volete”.

    Quindi tutti i buoni motivi che ognuno di noi può mettere in campo in difesa del tipo di società civile in cui crede diventano superflui se non si affronta da subito il problema della creazione del denaro e della sua distribuzione nel sistema economico.

    Siccome sono un disfattista, stile San Gallo, questo ci potrà servire per quando e se usciremo vivi dalle macerie di questa crisi planetaria. Non certo per risolvere la crisi, che picchierà duro e con inaudita violenza.

    MXM

  • abraldo

    1) La BCE “può” fare quello che vuole, “può” creare 10’000 miliardi di euro se vuole, può cambiare tutte le proprie regole, accettare collaterali che non garantiscono nulla… il problema è quali sono gli effetti nefasti di queste politiche. Tu accetteresti un collaterale che non vale nulla?

    2) La BCE sta finanziando gli stati comprando sul mercato secondario… cambia poco ai fini pratici, l’effetto è uguale. È come un ragazzino di 15 anni che si fa comprare le birre dal ragazzo di 18… alla fine si ubriaca lo stesso.

    3) È una crisi di solvibilità. Tradotto i falliti devono essere lasciati fallire, non salvati stampando soldi (e portando quindi ad una sempre peggiore allocazione delle risorse). Se non lo si accetta non si uscirà mai dalla crisi.

    4) Per quanto riguarda il Gold Standard e la secolare diminuzione dei prezzi intendo il periodo 1815-1914 in Europa.

  • Brevissima replica a Dicolamia. Mai detto né pensato che la crisi sia dovuta alla caduta del gettito fiscale, semmai una consistente parte del debito degli Stati. Tra l’altro mi sembra di averlo spiegato in modo indubbio. Le ragioni della crisi sappiamo tutti da cosa furono determinate. Almeno di questa crisi. Che il sistema economico quale noi lo conosciamo sia insolvente posso anche essere d’accordo con te. Ho sempre sostenuto che nell’89 si chiuse una fase e quasi vent’anni dopo sono iniziati i saldi del capitolo “economicistico” rivale. Buona giornata a te e a chi ha la pazienza di sopportarci…

  • gridlock

    Mi dispiace abraldo ma ci sono degli errori di concetto su tutti i punti.
    La BCE può stampare moneta attraverso l’emissione di biglietti e l’accredito di reserve nei limiti del mantenimento della stabilità dei prezzi, ovvero mantenendo un livello di inflazione nel medio periodo minore ma prossimo al 2%. La creazione dei 10000 Miliardi, adesso, non è in linea con l’attuale mandato.
    I titoli usati come garanzia hanno un valore intrinseco positivo, in caso contrario nessuno li acquisterebbe e il loro prezzo sarebbe pari a zero.
    La BCE ha cancellato il Securities Market Programme iniziato nel 2010 per rimpiazzarlo con le Outright Monetary Operation correnti, nelle quali l’acquisto di titoli sul mercato secondario avviene soltanto a condizione che lo Stato in questione lo richieda, e che quest’ultimo introduca e confermi delle riforme strutturali da parte del suo Governo.
    La BCE non può, come gia detto, stampare moneta liberamente, ergo salvare uno Stato, se la stabilità dei prezzi non viene mantenuta. Quindi se uno stato viene “aiutato” è perchè da una parte il costo di lasciarlo fallire risulterebbe maggiore, dall’altra perchè il mandato della BCE non viene intaccato in nessun modo.
    Il termine che stai cercando per quel periodo è “disinflazione”, ovvero una riduzione generale dei prezzi. La “deflazione”, è un’inflazione negativa (sotto lo zero).

  • Dicolamia

    … le banche hanno fatto digerire ai risparmiatori i titoli parmalat e swissair, quindi non c’è da stupirsi che possano avere un valore “intrinseco” anche i titoli citati, i quali, a differenza dei titoli azionari, possono contare sul potere coercitivo di chi li emette. Ma i calcoli, per i capitali impazziti che non sanno più dove allocarsi, potrebbero essere sbagliati, cosa che non dubito avverrà.

  • gridlock

    Se le tue prospettive sono che i titoli usati come collaterale non abbiano valore, e sei certo della tua tesi, dovresti investirci al ribasso e guadagnarci. Allo stesso modo, un investitore con prospettive al rialzo comprerà i medesimi titoli pensando di guadagnarci poichè convinto che il loro prezzo salirà in futuro.
    E Mercato fu.

  • abraldo

    Vedi Gridlock, io cerco di usare i termini più chiari in modo da evitare fraintendimenti. Cmq cosa significa l’espressione “valore intrinseco” che utilizzi? E poi reputi corretto che non sia stato modificato l’haircut sui titoli greci quando a mercato valevano il 30% del loro nominale? Reputi corrette le continue modifiche delle regole autoimposte alla BCE? Reputi corretto che la BCE accetti come collaterale i leasing a rischio delle auto pur di finanziare le case automobilistiche? Credi che manipolare il sistema del calcolo dell’inflazione sia corretto e che la BCE sarà in grado con le sue politiche di mantenerla sotto il 2%? PS Il mercato non esiste più, altrimenti la Grecia avrebbe già dovuto dichiarare fallimento.

  • Scusatemi ma l’uso disinvolto nel vostro enunciare (gridloch, abraldo e dico) di espressioni quali “investire al ribasso e guadagnarci”, “i capitali impazziti non sanno più dove allocarsi” “haircut sui titoli greci” “far digerire ai risparmiatori dei leasing collaterali a rischio” è la prova provata dell’inquinamento cultural-economico a cui assistiamo (inetti) e che ha creato e sostenuto il disastro finanziario attuale. Calamità che ha causato, tra le altre sciagure anche l’aumento del debito pubblico che subiamo e che crea (indotti&manipolati) sensi di colpa. A tutti gli apprendisti stregoni della ingegneria finanziaria, interpreti di funambolici voli pindarici ad uso finananzial-masturbatorio-da-videogioco-economicistico con conseguenze catastrofiche, mi vien da dire: datevi una mossa! Mi piacerebbe sentir parlare di eventualmente “ricavare” da questo scenario atroce almeno una Tobin Tax. Che ne dite? Considerato che gli speculatori finanziari operano transazioni internazionali per oltre 4 milioni di miliardi di dollari al giorno. Il mercato è ampio e imprevedibile.Ogni transazione verrebbe tassata da 0.1 a 0.25 percento del volume di affari. Questo scoraggerebbe le transazioni a corto termine, che sono per il 90% di speculazione, ma lascerebbe intatti gli investimenti a lungo termine. Il mercato finanziario si contrarrebbe in volume, ma verrebbe ristabilita l’autonomia delle economie nazionali. Le nazioni potrebbero inoltre intervenire con efficacia per proteggere la propria moneta dalla svalutazione e dalle crisi finanziarie. Si stima che i miliardi ottenuti con questa tassa sarebbero tra i 100 e i 300 miliardi di dollari all’anno. Le entrate così ottenute potrebbero entrare in un mercato “solidale” per intervenire nei casi urgenti internazionali. E’ chiaro che il passaggio “forte” di quest’arma economica, sta nel rendere più costosi gli investimementi e di breve periodo, contribuendo a disincentivarli. Secondo una stima prudente, attraverso questa tassa, si potrebbero raccogliere tra i 90 e i 100 miliardi di dollari l’anno, una cifra che corrisponde al doppio di quanto viene oggi destinato alla cooperazione allo sviluppo. Il gettito sarebbe raccolto a livello nazionale dalle Banche Centrali che ne tratterrebbero fino all’80% per attività nazionali (servizi sociali, programmi per l’occupazione), destinando poi il restante 20% per attività internazionali (cooperazione, tutela dell’ambiente, ecc.) Quindi introdurla immediatamente. Redistribuire ricchezza e tassare rendite e operazioni finanziarie. Altro che modello sociale finito. In ogni caso ribadisco: leggersi attentamente (senza occhiali ideologici!) “il manifesto economisti sgomenti” oppure i punti salienti del “roosevelt2012”. Almeno quelli. Perdiana!

  • Dicolamia

    Concordo: “E Mercato fu”. Perché questo genere di mercato, da scrivere oggi con la “m” minuscola, non maiuscola, è davvero un “fu Mercato”. Scommette sul fatto che i debiti contratti dall’attuale casta di politici illusionisti e demagoghi nelle fiat money di una cricca di monopolisti in combutta con loro (e dove’è il Mercato con la M maiuscola là dove c’è un monopolio di falsari?) vengano o non vengano pagati dai nostri figli. È una scommessa dalla quale me ne sto bene alla larga, perché scommettere sulla pelle altrui, specie su quella delle future generazioni, mi fa sentire a disagio. Ma sono questi i “giochini” che si insegnano all’USI? Chiedo licenza alla Redazione per segnalare ai lettori di Ticinolive sei video fruibili nella sezione Video di wwwpuntoliberistipuntoorg, che spiegano in modo esauriente quello che all’USI si guardano bene dall’insegnare.

    MXM

    Ceterum censeo BNS (BCE, FED ecc.) delendam esse

  • Dicolamia

    Non so perché mi hai tirato dentro in questa querelle. La mia ultima risposta a gridlock (vattela a leggere) mi pare tolga ogni ombra di dubbio su quello che è l’atteggiamento dei liberisti verso la congrega di truffoni che domina il mondo.
    La tua proposta di tassare le transazioni finanziare che avvengono all’interno di questo sistema maleodorante non mi trova d’accordo, per due motivi: il primo è che, se le cose vanno come penso, cioè se il sistema (già fallito! ricordalo!) salta alla luce del sole, i tuoi 90-100 miliardi di fiat money all’anno te li scordi; il secondo è che, anche se le cose non dovessero andare come penso (cioè anche se il sistema dovesse barcamenarsi ancora un po’ prima che i banchieri centrali vengano impiccati) non mi va di venire a patti con la mafia per vil denaro. Per me, questo tipo di finanza e i suoi ispiratori e alimentatori centrali, rimangono dei nemici tout-court che in nessun modo devono essere legittimati. Non sono questi tempi per seguire le vie più tortuose e moralmente imbarazzanti. Bisogna immediatamente porre fine al dominio sul mondo dei Rothschild, dei Rockefeller, dei Morgan e dei loro emulatori, e non ci sono vie più semplici e immediate che reclamare, come ha già fatto, inascoltato, Ron Paul in America, l’abolizione di TUTTE le banche centrali. Uniamoci tutti in questo grido di liberazione dai despoti. È la prima cosa da fare, tutti assieme. Ci accapiglieremo dopo quando li avremo fatti fuori. In gioco c’è il nostro destino di uomini liberi o di zombies.

    MXM
    Ceterum censeo BNS (BCE, FED ecc.) delendam esse

  • gridlock

    Innanzitutto, io non ho studiato all’USI.

    Il mercato rimane marcato in quanto un prezzo rispecchia le aspettative in media. Lo scommettere sulla pelle di qualcun altro sinceramente è un discorso un po’ ridicolo. Tu “scommetti” sulla TUA di pelle se sei convinto che un prezzo sia troppo alto o troppo basso. Allo stesso modo un altro investitore scommette sulla SUA pelle. Mi fa sorridere il fatto che si pensi al mercato come un lobby di monopolisti che vincono sempre sulla pelle dei nostri figli. Se c’e’ mercato, quindi concorrenza, non c’e’ monopolio. Se c’e’ monopolio, non c’e’ mercato.
    Nessuno ti obbliga ad investire i tuoi soldi. Tuttavia, dal momento in cui fai valere la tua parola riguardo al valore di qualcosa, e sei davvero convinto di cio’ che dici, allora scommettici e arricchisciti (ps.: arricchirsi non è una brutta parola). Se non ti fidi di quello che ti rifila la tua banca, cambia banca. Se ti fidi delle tue previsioni, non usare una banca.

  • Dicolamia

    Scrivi: “Se c’è mercato, quindi concorrenza, non c’è monopolio. Se c’è monopolio, non c’è mercato”. Purtroppo questa tua affermazione, per quanto possa a prima vista sembrare ovvia, non ha il carattere dell’universalità. Mi spiego meglio con un esempio: quando si parla di “concorrenza tra le casse malati” non si può dire che non ci sia un mercato, ma è un mercato dentro un recinto chiuso, perché condizionato da un tariffario medico lobbistico. Non sarebbe così se alle casse malati fosse data la possibilità di inserire nelle loro offerte le prestazioni del medico polacco o della clinica tedesca. Allora la parola Mercato potrebbe essere scritta con la M maiuscola. La stessa cosa avviene nel mercato finanziario (con la “m” minuscola), nel quale ci troviamo attualmente ad operare. Esso è chiuso nel recinto delle fiat money istituzionali a corso forzoso. Basta che il monopolista decida, che so, una variazione del tasso di interesse, o, come si dice in gergo, di “iniettare liquidità nel sistema”, perché tutto il mercato (con la “m” minuscola) ne risulti condizionato. All’interno di un mercato, qualunque sia il grado di monopolio che vi si esercita, si può certo scommettere e arricchirsi (e io non ho mai detto che è una brutta parola), ma, se permetti, l’oggetto e le conseguenze, non solo personali, della scommessa non mi lasciano indifferente. Per concludere: io non mi fido né delle banche centrali né di quelle commerciali, e sono davvero indignato per i “consigli interessati” con i quali hanno messo nei guai così tante persone. Perciò non si darà il caso che, scontento della camorra, io passi alla ‘ndrangheta. Mi fido della mia unica previsione fondata sulla crescita esponenziale dell’oro e sulla liquefazione del sistema monetario internazionale, fondato sulle fiat money. Sai io sono un volgare ingegnere, però mi è capitato tra le mani Rothbard e mi è bastato; non ho studiato economia né all’Usi, né in alcun’altra università, ma sono perfettamente al corrente di ciò che, di sbagliato, vi si insegna e questo blog ne è la conferma.

    MXM
    Ceterum censeo BNS (BCE, FED ecc.) delendam esse

  • gridlock

    Concludo rispondendoti a quest’ultimo messaggio spiegandoti quali sono gli errori detti. Allo stesso modo non vorrei mai contestare delle nozioni radicate ed approvate riguardo l’ingegneria, in quanto ho studiato altro e sicuramente non avrei i mezzi e la conoscienza sufficiente per contraddirti.
    Quelli che tu chiami “recinti chiusi”, sono presenti non solo nel mercato delle casse malati e prendono il nome di “Barriere all’entrata”. Esse agiscono come ostacolo quando
    una nuova impresa vuole entrare in un mercato già strutturato da altre (poche o tante) imprese più grandi e più vecchie. 

I monopoli legali (come quelli naturali o quelli temporanei dei brevetti farmaceutici) sono vigilati e regolamentati da autorità indipendenti (in Italia hanno l'”Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato”, in America hanno l'”Authority of Competitiveness and Monopoly Prevention”), che prevengono situazioni di monopolio illegale o intese volte a restringere un mercato di concorrenza perfetta. Un monopolio per esempio, è utile quando un mercato concorrenziale non è in grado di produrre costantemente un bene o servizio ad un determinato standard.
    Un mercato che, per la sua struttura e le sue caratteristiche, non potrà mai essere un monopolio è proprio il mercato finanziario (nella sua interezza: ovvero dal mercato Azionario al mercato dei Futures sul caffè), in quanto la variazione di un prezzo è trasparente a chiunque.
    Ogni Banca Centrale fissa ad inizio anno
    un numero di conferenze nelle quali essa aggiorna il pubblico sulla situazione economica mostrando non solo i risultati, ma i mezzi (indicatori, tassi e informazioni) con i quali arriva ai medesimi risultati. Puoi consultare comodamente da casa tua il calendario e seguire in diretta sulla cnbc o su bloomberg tv tutti gli appuntamenti della BCE o della FED (inoltre puoi scaricare gratutiamente il bollettino mensile dal sito della corrispondente Banca Centrale).
    Detto questo, la diminuzione o l’aumento del famoso tasso di interesse rientra nelle aspettative degli investitori.
    Il mercato quindi, fatto dai medesimi investitori, si adatterà di conseguenza. E tu con esso.
    Con il sistema “fiat money” siamo passati da un sistema di “moneta merce” ad un sistema di “moneta segno”. Un sistema fondato su una moneta merce (quale l’oro) diventa, per forza di cose, dipendente dalla suddetta merce. Quindi la quantità di moneta all’interno di un paese dipenderebbe dalla quantità di oro presente.
    Dunque la liquidità diventa più costosa da mantenere se le riserve di oro diminuissero. Un sistema dove viene garantita la convertibilità in oro (come il gold exchange standard) diventa anch’esso pericoloso in periodi di crisi. Un domanda di liquidità maggiore può gravare proprio sul concetto di garanzia di convertibilità, in quanto le reserve di oro sono limitate.
    Un’economia con “moneta merce” diventerebbe quindi prociclica alla produzione della stessa merce usata come denaro.
    Ti auguro dunque un buon oro e una buona
    liquefazione del sistema monetario internazionale.
    Ps.: Sono anche abbstanza sicuro che
    esistano più banche che mafie, quindi sono certo che troverai la tua banca ideale.

  • Dicolamia

    Monopoli: vedo con piacere che nel tracciare il panorama dei possibili monopoli “legali” non hai mai usato l’espressione di monopoli “legittimi”. Ma quando affermi che “Un monopolio per esempio, è utile quando un mercato concorrenziale non è in grado di produrre costantemente un bene o servizio ad un determinato standard” sembri fare un passo indietro e quasi “legittimare” l’esistenza di alcuni monopoli “legali”, sottovalutando la capacità di scrematura, da parte del mercato, di chi sa produrre un bene o un servizio ad un determinato standard e di chi invece non ne è capace. Non vuol essere, la mia, un’osservazione pedante. La cosa è molta più seria: i “regolamentatori”, spesso al soldo degli interessi particolari dei vari signor Proibizioni, annidati, per dirla con Bastiat, nelle “fabbriche delle leggi” dei vari paesi, hanno sempre avuto buoni motivi per non credere nel mercato e cercare di imporre questa loro “sfiducia interessata” ai propri concittadini. Si salverebbe solo il mercato finanziario, che, secondo te, “non potrà mai essere un monopolio”. Davvero io non riesco a capire come tu possa fare un’affermazione del genere. Solo perché io posso assistere in diretta alla comunicazione delle decisioni dei grandi monopolisti del denaro? Se c’è un mercato che risente più e prima di tutti gli altri delle decisioni prese in regime di assoluto monopolio da un governatore di una banca centrale questo è proprio il mercato finanziario.

    Fiat money e oro: per quanto io consideri sbagliata, ma perfettamente in linea con ciò che si insegna oggi nelle università, la tua convinzione che l’espansione della massa monetaria possa essere strumentale all’espansione degli scambi e abbia quindi abbracciato le ragioni rothbardiane, che ridicolizzano questa confutazione delle monete a copertura aurea integrale da parte dei sostenitori delle fiat money, personalmente, da buon liberista, non desidero che il gold standard venga imposto coercitivamente. Vorrei ricondurre tutto ad una questione di libertà individuale: chiedo solo che sia riconosciuta al popolo la libertà di potere usare le monete che preferisce. Quindi mi adopero per la libera circolazione di monete private in Svizzera come altrove, nella convinzione che alla fine, senza bisogno di alcuna legge coercitiva, le monete buone (quelle preferibilmente a base aurea) scacceranno le cattive (le fiat money).

    Banche buone e banche cattive: non esistono banche buone. Anche supponendo che qualcuna non si comporti con i propri clienti come molte di esse si sono invece “scientemente e colpevolmente” comportate, le banche commerciali sono le uniche istituzioni autorizzate ad emettere cambiali false, in virtù delle quali è stato loro possibile dar vita al ben noto sistema bancario “a riserva frazionaria”, il cui contributo ciclico ai crack up boom di “mises-iana” memoria è sotto gli occhi di tutti. Disponibile ad approfondire anche questo argomento, quando vuoi.

    MXM
    Ceterum censeo BNS (BCE, FED ecc.) delendam esse

  • “La Banca Mondiale ha recentemente segnalato che il costo medio mondiale degli alimenti base è ormai ai massimi storici e ha denunciato come 44 milioni di persone nel 2011 siano scivolate nella povertà a causa della corsa dei prezzi del cibo. Ad innescare i rialzi più recenti è stata innanzitutto la siccità che quest’estate ha ridotto sensibilmente i raccolti di Stati Uniti e Russia ma, come sempre in queste situazioni, l’azione speculativa arriva in un secondo momento per sfruttare e amplificare i movimenti dei prezzi. Il valore complessivo dei derivati sulle materie agricole, ossia quegli strumenti finanziari come i futures o le opzioni utilizzati dai grandi investitori per scommettere sui rialzi dei prezzi, supera infatti ormai i 125 miliardi di dollari, un valore più che raddoppiato rispetto a quello di cinque anni fa”. Fine citazione.

    È probabile che gridlock la sappia lunga in termini economici, come pure sostanziali divergenze mi dividono dal pensiero di Dicolamia, ma nello specifico ammetto di simpatizzare con la linearità con la quale egli combatte il cinismo e l’arroganza che regge l’ambaradan economicistico contemporaneo. Ognuno è libero poi di studiare quello che vuole. All’usi oppure al poli. Ma se studiare economia risulta poi diventare complici di una speculazione che ha potenzialità distruttive e autodistruttive (sulla mia/tua/nostra pelle), allora chi sceglie una carriera in quest’ambito dovrebbe porsi qualche quesito preliminare. È altrettanto ovvio che i laureati in economia non diverranno poi tutti agenti di borsa, e non tutti quelli che hanno una formazione in tal settore finiranno per innamorarsi di Wall Street. Ciò nondimeno se consideriamo che la finanza economica può scatenare guerre sociali che possono portare perfino a quelle abitualmente armate, la posizione, diciamo politica? concettuale? filosofica? di un uomo/donna che pratica di/nell’economia, potrebbe risultare rimarchevole. Per cui l’economicismo che si cela nella scienza dei numeri, dei grafici, delle tabelle dei diagrammi e delle analisi dovrà primo o poi condensarsi, insomma sintetizzarsi in scelte politiche concrete. Senza via d’uscita. Cambiano registro.Nel 1979 Margaret Thatcher diventa primo ministro britannico. L’anno seguente viene eletto oltreoceano Ronald Reagan. Se c’è un economista che viene identificato con quel periodo è Milton Friedman. “Lo stato non è la soluzione, lo Stato è il problema”. Questo fu il ridondante slogan politico/economico di quel periodo. Nel 2002 Friedman festeggia i suoi novant’anni. Si dice che Ben Bernake lo salutò assicurandogli che se nel ’29 la Fed avesse applicato i principi economici del “festeggiato” non ci sarebbe stata la Grande Depressione. Friedmann è morto nel 2006 e non ha potuto assistere, né ascoltare il discorso di Busch2, quando il 19 settembre 2008 il presidente affermò: “L’azione del governo non è solo giustificata, è essenziale!” Questo per permettere al Tesoro e alla Fed di poter intervenire a Wall Street a salvare il salvabile.

  • malatempora

    “Un sistema fondato su una moneta merce (quale l’oro) diventa, per forza di cose, dipendente dalla suddetta merce.”

    Mi sa che ti debbo ringraziare… questo era il pezzo che mi mancava per completarmi il quadro (e lo dico senza ironia).
    Il ragionamento fila anche perfettamente nell’altro senso. Noi abbiamo mercificato il denaro a corso legale e l’abbiamo trasformato da valore astratto a valore di per sé, e molto concreto. Per diventarne infine dipendenti! Noi ed i nostri Stati.

  • Fredli Logan

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