L’imperativo di Carlo Curti: “Socialisti, sciogliete il partito!”

Per decenza e correttezza verso quei cittadini che vi hanno sempre onorato con il voto. Non ha più alcun senso esistere.
Il motivo? Semplice: l’asse strategico del vostro programma è tutelare e possibilmente estendere la politica sociale dello stato che, dato non secondario, è tutt’altro che socialista.

In questo scenario il sistema dei servizi sociali è tutto teso ad attutire (se non mascherare o nascondere) finché è possibile le dispute e le tensioni che affiorano fra le classi subalterne della società. Appurato che le contrapposizioni sociali trovano principalmente la loro origine nella produzione di beni e merci – tensioni fra operai e impiegati, sfruttati e sfruttatori, fra garantiti e disoccupati – è lampante che la politica sociale non sia funzionale a neutralizzare i contrasti della società.

Se la politica sociale è a volte descritta come “socialista” è in base a un’etimologia popolare che si basa su una cattiva interpretazione di questo termine. In realtà la politica sociale è, storicamente, l’opposto del socialismo: è nata come un mezzo per combattere il socialismo, attenuando gli eccessi più marchiani del capitalismo e sopprimendo le basi su cui si basano i socialisti per mobilitare le masse. Vi hanno appaltato parte di una loro struttura (lo Stato) per avere campo libero sulla produzione e sulla finanza.

In due parole lavorate per gli altri, quelli al comando dell’economia e dei mercati. Quante volte abbiamo sentito i vostri dirigenti dichiarare convinti che la difesa della dignità dei salariati non deve pregiudicare il diritto delle aziende di fare utili? Una delle conseguenze di questo bel pensierino è l’irresistibile ascesa dei premi delle casse malati. Rimedio proposto: cassa malati pubblica come nuovo partner di quelle private che, ovviamente, resterebbero tali pappandosi il business delle assicurazioni complementari e aumento dei sussidi ai meno abbienti.

E se invece i sussidi li togliessimo? Se lasciassimo “soli soletti” i signori della finanza “scassamalati” a spiegare agli assicurati perché i loro premi sono diventati in poco tempo insopportabili? No, eh? Sarebbe un casino! Salterebbe tutto il gentlemen agreement con i colleghi degli altri partiti che tanto ha dato (a chi, lo vorrei proprio sapere!) per lunghi, interminabili anni. Su altri temi non mi dilungo se non per dire che nella cosiddetta società civile non avete aggiunto una parola in più di quanto abbiano fatto (spesso meglio di voi) la Croce Rossa e la dottrina sociale della Chiesa.

Sciogliete dunque il partito e andate (oltre che a lavorare sul serio) a rimpolpare i due filoni storici della politica cantonale e federale: il radicalismo laico-liberale e il cooperativismo cattolico. Sarete accolti a braccia aperte. Per i tre o quattro “cavalli” che sceglieranno di restare a sinistra la vedo dura; non è detto che il variegato arcipelago antagonista dia loro ospitale accoglienza. Sinceri ringraziamenti arriveranno invece, per la prima e ultima volta, dal plotone degli innominabili, quelli della rivoluzione “sempre all’ordine del giorno”, dell’assalto al quartier generale, per il passo importante compiuto in favore della presa di coscienza del proletariato nazionale.

Carlo Curti, Lugano