La Deutsche Bank, tra bonus, perdite e immense spese legali – di Gianfranco Soldati

[fdm] Al nostro caro amico Gianfranco, che soggiorna beato a Tenerife e non rincaserà prima d’un altro paio di mesi, è tornata la voglia di scrivere, forse stimolato dal dolce clima di quell’isola felice. Attualmente produce moltissimo e negli scorsi giorni ci ha inviato ben quattro pezzi. Eccovi il primo.


Nel mondo attuale i comuni cittadini sono esposti al rischio di farsi spennare come galline da parte di scippatori legalizzati che rispondono al nome di banchieri d’investimento. Tale rischio sussiste anche per gli speculatori che però, per poter speculare, dispongono di conoscenze e spesso anche di intelligenza non comuni: si può quindi ritenere che sanno difendersi da soli. Diversa è invece la situazione del piccolo risparmiatore che accumula di anno in anno i propri risparmi investendoli in una banca di propria fiducia allo scopo di garantirsi una vecchiaia economicamente decente e di rendere possibile agli eredi una parteza nella vita più facile di quella avuta a suo tempo. Un’aspirazione più lodevole che mai in un’epoca in cui le casse pensione navigano in acque procellose e la disoccupazione giovanile caracolla tra il 25 e il 50% negli sviluppatissimi stati europei, Svizzera e poche altre nazioni escluse.

La maggior banca tedesca si chiama Deutsche Bank, banca tedesca, (DB). Dal 2002 al 2012 fu diretta da Josef Ackermann, cittadino svizzero e attuale presidente del consiglio di amministrazione della compagnia di assicurazioni Zurigo: ci sembrava un indiretto riconoscimento dell’alta qualità dei banchieri svizzeri di punta. Alla DB era arrivato nel l996, proveniente dal Credito Svizzero. Durante la sua presidenza fu oggetto di polemiche e critiche in parte motivate da gelosie e interessi personali, in parte da motivazioni politiche. In un’intervista ricorda con piacere il salvataggio, nel settembre 2008, della banca tedesca Hypo Real Estate, deciso in pochi minuti all’una di notte assieme alla cancelliera Merkel. Poco tempo prima era fallita negli USA la Lehmann, grossissima banca; se fosse fallita la HRE, in Germania e poi nel resto del mondo si sarebbe verificato uno tsunami di fallimenti.

Suo grande errore, che nell’intervista sottace pudicamente, fu invece quello di essersi lasciato ingolosire dai profitti miliardari delle banche di investimento USA. Ackermann decise di scendere in campo per contendere ai colleghi di Goldman Sachs and Co. qualche fetta di torta, esattamente come fecero i dirigenti UBS. Assunse, proprio per dirigere questa nuova attività un giovane asiatico di belle promesse e speranze, attivo nell’investimento bancario a Londra, Anshu Jain (Oswald Grübel, grande direttore generale di UBS, aveva assunto un certo Carsten Kargeter per lo stesso lavoro, affermando che il nuovo acquisto sarebbe stato in grado di far guadagnare alla banca 15 miliardi, ossia quindicimila milioni di franchi all’anno!!!! Il geniale stregone fu costretto ad appendere i guantoni al muro il 30.10.12). Ackermann, incappato nella crisi “subprime” del 2008, fu costretto a lasciare.

A succedergli fu chiamato proprio Jain, in codirezione con un tedesco, Jürgen Fitschen, che si trovarono confrontati con un’eredità di miliardi di rischi. Jain dichiarò subito che la banca da lui diretta avrebbe fatto piazza pulita con gli investimenti d’azzardo e operato nella più grande trasparenza e chiarezza. Ma quando uno ha operato fino ai 49 anni come squalo bianco nell’allevamento dei branzini difficilmente cambia carattere e attitudine: ed eccolo coinvolto prima nello scandalo Libor, che forse non è così scandaloso come volevano farci credere, ma adesso anche in uno scandalo truffaldino e raffinatissimo a spese nientepopodimeno che dell’erario tedesco. Una truffa così ingegnosa da farmi pensare che a partorirla deve essere stato un italiano, costata 850 milioni di euro proprio all’erario tedesco. Vediamo come.

Dal 2005 le imprese produttrici e quelle a forte consumo di energia devono procurarsi, acquistandoli, certificati CO2 per ogni tonnellata di anidride carbonica (il gas a effetto serra) che producono nell’ambito della loro attività. L’idea alla base di questo provvedimento è che se un’azienda migliora le sue tecnologie produce meno CO2 e può allora vendere i certificati corrispondenti, se lavora male e produce più CO2 li deve acquistare. A livello mondiale si è formato un mercato dove si commerciano questi titoli, i cui prezzi possono subire anche forti variazioni. Nell’UE i certificati sono sottoposti all’IVA all’interno dei singoli paesi, IVA che viene restituita se i certificati vengono venduti all’estero. La truffa: tramite la DB qualcuno ha venduto ad un complice residente in altro paese certificati esenti da IVA perché venduti all’estero. Il complice nr.l carica un’IVA fittizia sui certificati e li rivende al complice nr. 2. Questi fa richiesta di rimborso dell’IVA al fisco tedesco, lo ottiene, poi i certificati vengono venduti a più riprese, sempre all’estero e a complici, per far perdere le tracce. L’ultimo complice rivende al primo acquirente in Germania, tramite DB, e il giro truffaldino ricomincia da capo.

Stando alla procura generale di Francoforte il giochetto è costato, prima di venir scoperto e come ho detto, 850 milioni di euro all’erario tedesco. L’Europol stima che fino al 90% dei certificati CO2 vengano trattati con intenti truffaldini, tramite banche che rischiando grosso chiudono gli occhi su certe manovre. La DB ha un apposito gruppo di lavoro (“Center of Competence” per il commercio CO2) per valutare le attività connesse a questo tipo di lavoro, un reparto speciale per il controllo giuridico, fiscale e di eventuali riciclaggi di capitali. In più, un comitato per l’esame dei rischi di reputazione. Più onesti di così non si può!

Adesso sotto inchiesta stanno, con il condirettore tedesco, i collaboratori addetti al commercio dei certificati e parecchi membri dei gruppi o comitati di controllo giuridico e etico. Dimenticavo di dire: nel 2011 la DB ha pagato 3,5 miliardi di euro tra salari e bonifiche ai dipendenti e solo 700 milioni alle centinaia di migliaia di suoi piccoli o grandi azionisti. Chi sarà il successore del giovane successore di Ackermann? Ancora un banchiere d’investimento?

Gianfranco Soldati

Aggiornamento al 31.1.13

La DB annuncia una perdita di 2,17 miliardi per il quarto trimestre 2012: gli analisti prevedevano 310 milioni. La banca ha accantonato 1 miliardo (1000 milioni) di euro per future spese legali. Segno di grande prudenza dei suoi amministratori. Ma come mai tanto bisogno di azzeccagarbugli? Che questi fior di galantuomini di amministratori abbiano qualche scheletro ancora nascosto nel profondo dei caveaux della banca?