Sgravi fiscali per risalire la china – di Lorenzo Quadri

[fdm] Ero alle Orsoline, lunedì 18 febbraio, per la conferenza stampa dei 5 presidenti: Cattaneo, Jelmini, Lurati, Savoia, Pinoja. Pochi giornalisti, poca gente, poco interesse, anche perché si sapeva perfettamente ciò che avrebbero detto. Cattaneo, molto lealmente, aveva avvertito tutti: “Siamo qui per cantarvela in coro!”

La vasta assenza di interesse è testimoniata dal fatto che – dopo le cinque esposizioni – una sola domanda è stata posta. Sembra quasi incredibile, ma è così. L’ho fatta io, ed era ingenua e banale. “Tutti dicono che gli sgravi sono buoni, dinamici, fantastici, vantaggiosi per l’economia. Purtroppo, per qualche misteriosa ragione, non si possono MAI fare. Che cosa ne pensate”?

All’onorevole Quadri, o meglio all’amico Lorenzo, vorrei dire semplicemente: i partiti non sono interessati agli sgravi fiscali, non li vogliono proprio, perché è nell’amministrare (tramite lo Stato) la massima quantità possibile di denaro guadagnato dai cittadini che risiede il loro potere.  


Si avvicina il 3 marzo, data della votazione sull’ultima iniziativa fiscale proposta dalla Lega dei Ticinesi.

La Lega dei Ticinesi si dimostra l’unica forza politica a preoccuparsi della competitività fiscale del nostro Cantone, l’unica forza politica desiderosa di lasciare qualche soldo in tasca in più a cittadini ed imprese per immetterli nell’economia e per creare nuovi posti di lavoro, ed anche l’ unica forza politica preoccupata di correggere l’iniquo trattamento fiscale cui sono sottoposte le persone sole, o single che dir si voglia, da anni tartassate.

Sono ormai più di 10 anni che in Ticino non si vede l’ombra di una riforma fiscale. L’ultima, il quarto pacchetto fiscale, è stata approvata dal Gran Consiglio nel 2002, per entrare in vigore nel 2003. A questo scandaloso immobilismo ticinese ha invece fatto da contrappunto il dinamismo di quasi tutti gli altri Cantoni, compresi quelli con governi di sinistra, che hanno alleggerito la propria fiscalità. Il risultato è che il Ticino è precipitato sul fondo delle classifiche sulla concorrenzialità fiscale. Se non si corre ai ripari, il pericolo, molto concreto, è quello di perdere grossi contribuenti, sia fisici che giuridici, a vantaggi di altri Cantoni. Ricordiamoci che in Ticino il 2% dei contribuenti paga il 27% del gettito fiscale.

Ricordiamoci pure che i redditi alti ed altissimi sono molto mobili. Se decidessero di spostarsi, le conseguenze per il nostro Cantone sarebbero “devastanti”. Questo non lo dice la Lega. Questo è il risultato di uno studio condotto un paio d’anni fa dalla SUPSI, poco sospetta di essere un covo di leghisti. Ed è il centro di competenze tributarie della SUPSI ad usare il termine “devastanti”. Detto studio, dopo essere stato presentato al pubblico con la partecipazione della direttrice del DFE, è stato poi imboscato in un cassetto in tempo di record.

Il Consiglio di Stato, come pure i partiti cosiddetti borghesi, nella loro non-politica fiscale sono, tra le altre cose, paralizzati dal terrore di eventuali referendum della Sinistra, ormai ridotta a partito dei funzionari pubblici e dei docenti, e, di conseguenza preoccupata soltanto di tutelare il dilagare a macchia d’olio dell’apparato statale – e quindi della sua spesa.

Sì, perché ammesso e non concesso che in questo Cantone ci sia un problema di tipo finanziario, il problema va ricercato non già nelle entrate dello Stato, ma nelle uscite.

Le entrate fiscali del Cantone sono infatti continuamente cresciute in particolare a seguito degli sgravi fiscali. Tra il 1996 ed il 2010, quindi a seguito dei vari pacchetti fiscali, quelli che avrebbero dovuto “svuotare le casse”, il gettito delle persone fisiche è salito del 20%. Nello stesso periodo, quello di pertinenza delle aziende è cresciuto di oltre il 71%.
Se le entrate sono cresciute, le uscite sono esplose. La spesa cantonale è passata da 1,9 miliardi all’anno nel 1992 ai 3,5 miliardi iscritti a Preventivo 2013. Di fatto un raddoppio!

Appare quindi evidente che i margini per una manovra fiscale moderata, come quella proposta dalla Lega, ma efficace, che porterebbe vantaggi a tutti, (persone fisiche e giuridiche, famiglie e persone singole) ci sono. Nel merito delle persone singole, che non sono due gatti ma 120mila contribuenti bistrattati fiscalmente, l’iniziativa leghista costituisce l’unico passo concreto che sia mai stato fatto in Ticino. Certo modesto. Ma un primo passo.

Nell’ultimo decennio, il Consiglio di Stato e la totalità dei partiti, in materia fiscale non hanno fatto altro che avversare le proposte di sgravi avanzate dalla Lega. Oltretutto le hanno avversate con argomenti grondanti il più bieco populismo (e poi populista sarebbe la Lega). Ad esempio: “se passano gli sgravi bisognerà chiudere case anziani, scuole ed ospedali”. Stiamo parlando di 115, o 190 (a seconda della stima che si vuole prendere per buona) milioni in meno, su 3400! Chiunque è in grado di rendersi conto della nullità di tali argomenti terroristici.

La proposta in votazione il 3 marzo non sarà perfetta. Ma sul tavolo non c’è altro. Malgrado a parole la politica ticinese, a partire dal governo, da anni, prima di ogni votazione su un’iniziativa leghista, dichiari di essere consapevole della necessità di una riforma fiscale in Ticino, tali dichiarazioni risultano clamorosamente smentite dai fatti. I fatti parlano di un decennio di deleterio immobilismo. C’è un solo modo per rompere questo circolo vizioso: il prossimo 3 marzo, votare Sì agli sgravi fiscali.

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale e municipale di Lugano
Lega dei Ticinesi