Tsunami Italia – Il commento da Destra – Lettera di Gianfranco Soldati

Ticinolive è disposto – per par condicio – a pubblicare anche un commento da Sinistra. Bisogna però che qualcuno lo scriva perché io, mettendoci anche tutto l’impegno, non ne sarei capace. Nel pomeriggio dalle incantevoli Canarie ci è giunta in Redazione questa lettera, che è abbastanza micidiale e non fa sconti a nessuno. La pubblico come “commento da Destra” alle “selvagge” elezioni 2013 di una Repubblica che, quando ero giovane, era detta “vicina ed amica”. Oggi in verità non si sa, ma a me piacerebbe che lo fosse ancora. Un’avvertenza per tutti i lettori: la lettera, scritta evidentemente di getto e sotto l’impulso di un “sacro fuoco”, usa toni assai duri, che io ho lasciato intatti.


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A Francesco De Maria
Co-redattore di Ticinolive

Los Christianos, Tenerife, 26 febbraio 2013


Caro Francesco,

nell’intervista che mi hai richiesto a inizio febbraio chiedevi le mie previsioni sulle incombenti elezioni italiane, adesso cosa fatta. Avevo risposto dando la palma di personaggio più ripugnante della politica italiana da me conosciuto a Mario Monti, vincitore di misura su Luigi Scalfaro, pronosticando vincente Berlusconi e auspicando l’emergere di Alfano e avevo dichiarato che mi sarei accontentato di qualsiasi risultato se queste elezioni avessero spazzato via gli orribili personaggi di nome Casini, Fini, Di Pietro e Ingroia. Permettimi, caro amico, di dilungarmi adesso con alcune considerazioni, anche se non conosco ancora i risultati del voto dei 4 o 5 milioni di italiani residenti all’estero.

Il flop più rallegrante per me, ammesso unanimemente da tutti i quotidiani italiani che contano, è stato quello del senatore a vita (in una democrazia un vero e proprio corpo estraneo) e presidente del consiglio ancora in carica Monti, con gli accoliti Casini e Fini. Uno smacco bruciante, da loro condiviso con un altro dei personaggi ripugnanti che brulicano sull’italico palco: parlo di Luca Cordero (agnello, non gentiluomo in spagnolo) di Monteprezzemolo, un supponente imbevuto di sé stesso come pochi altri. Nella caduta di stile Monti ha raggiunto il punto più basso quando ha definito come “governo di cialtroni” quello del suo predecessore. Sui danni fatti dalla sua politica di euroburocrate fanatico e autoreferenziale, tutta tesa al salvataggio del castello di carte di Bruxelles e delle sue banche traballanti, avremo occasione di dire.

Lo sconfitto nr. 1 di questa elezione è però, indiscutibilmente, Napolitano. Nei commenti televisivi e sulla stampa, per quel che ho potuto vedere e sentire, nessuno ne ha parlato, forse perché ancora si ricorda la fine di Guareschi (1 anno di galera per una vignetta assolutamente innocua) grazie ad un codicillo di non so quale legge che prevede il tremendo reato di “vilipendio” del Capo dello Stato, parificato in ciò nientepopodimeno che alla religione. Un filosofo di non indifferente calibro, tale Schopenhauer, attribuì agli italiani ed in particolare modo ai loro politici la qualifica di “perfetta impudenza”: sfacciataggine, mancanza di ritegno. Napolitano è un campione di impudenza: ha avuto il coraggio di sollecitare gli italiani a non dimenticare gli orrori delle foibe, lui staliniano di ferro e membro fedele di un partito che aggrediva e tentava di distruggere qualsiasi persona che avesse osato anche un solo e sommesso riferimento a quei fatti storici.

Nell’estate 2011 questo “impudente” complotta e mette in atto un piano per sbarazzare il paese da un governo Berlusconi reso impotente da un’opposizione tanto sistematica quanto scriteriata e dal tradimento vergognoso di Fini e Casini. Sa di poter contare, per riuscire nell’intento, sull’appoggio inverecondo di Bruxelles e di buona parte dei media occidentali. Nomina senatore a vita Monti e lo catapulta a capo di un governo tecnico, di per sé illegittimo in qualsiasi democrazia. Proprio quel Monti che, tradendo con “perfetta impudenza” la parola data e ripetuta al popolo italiano di non scendere (lui credeva però di salire) in politica, ha causato il disastroso risultato attuale di un centrosinistra che già volava a livelli stratosferici per rapporto ad un centrodestra oramai disintegrato. L’apprendista stregone Napolitano, finto agnello sotto finte vesti di pecora, è servito con fiocco e controfiocco.

Bersani, in procinto di realizzare il sogno di tutta una vita con l’accesso all’Olimpo dei potenti, si ritrova con il culo (scusami, è il termine più appropriato) per terra. E`un perdente di successo (la battuta non è mia, ma pregnante), mi fa tenerezza. Il suo programma politico è ossessione psicotica e distillata: antiberlusconismo, ancora antiberlusconismo e poi basta.

Veniamo adesso agli “orribili” che volevo vedere spazzar via. In primis Fini, traditore che dovrebbe passare alla storia come il Giuda del dopo Cristo. Reso pazzo dalla tempesta di testosterone scatenata in lui da quella buona donna che lo ha stregato, ha disceso a uno a uno gli scalini dell’ignominia, da presidente della camera al secchio (“la poubelle”) della spazzatura politica. Non riesco ad immaginare qualcosa che potesse farmi più piacere della sua fine. Poi Casini, un diluvio continuo e permanente di parole vuote, un venditore di aria fritta che ci si deve domandare cosa abbia reso possibile la sua carriera, tanto vacua quanto lunga. Il matrimonio con la figlia di un ricco palazzinaro?

Dispiace che con lui ci abbia lasciato le penne anche il povero Bottiglione, relitto purissimo e cristallino della defunta DC. Di Pietro: una fine più che meritata, rattristante se non fosse che è invece rallegrante qualora si consideri l’acrimonia esasperata ampiamente dimostrata fin dai tempi della magistratura. L’orribilissimo Ingroia, cui va però tutta la nostra gratitudine per la collaborazione indiretta alla rimonta di Berlusconi: ritorni tranquillo a mettersi al servizio dell’umanità dolente del Centro America. Allucinante e da brividi l’idea che un simile personaggio possa tornare nei ranghi della magistratura. Ha espresso l’intenzione di continuare da extraparlamentare la sua singolar tenzone politica. Speriamo, da uomini di destra, che mantenga la parola. Giannino: un’impudenza perfettissima: un uomo normale, dopo la figuraccia da lui fatta con i titoli millantati, ma anche con la ingiustificata pretesa di un partito ad personam, sarebbe andato a nascondersi. Provo pena per i suoi sostenitori (un uomo e una donna) che alla televisione hanno detto di voler continuare sul percorso da lui tracciato. Altri lo hanno accusato di essere la causa della mancata vittoria del centrodestra. No, perché la sua dannosità è stata ampiamente compensata da quella messa in campo da Ingroia.

Tra i desaparecidos anche Storace, e mi dispiace, la Bonino (le stanno già pronosticando l’ascesa al colle) e il suo protettore Pannella, intelligente ma balzano oltre i limiti accettabili: non gli potrò mai perdonare la Cicciolina e, ben più grave, la messa al beneficio dell’indennità parlamentare di uno squallido docente di nome Toni Negri. Gesti di stolida provocazione che con gli inutili spinelli sono stati la causa della sua marginalizzazione politica.

Degli altri troppi partitucoli autoreferenziali non voglio parlare: le mie orecchie non sopportano i ruggiti dei topolini. O, come dicevano i romani d’un tempo, “de minimis non curat praetor”. Dirò solo che i partiti con meno dell’1% di voti sono stati 38, di cui ben nove con lo 0,00%, il che significa che hanno lottato, per evitare l’ultimo posto, tra lo 0,001 e lo 0,009%. Un risultato elettorale che dipende quindi dal grado di litigiosità in famiglia e dal numero di figli con diritto di voto. Per i promotori di simili liste, un vero dileggio della democrazia, bisognerebbe prevedere una penalità, detentiva, non pecuniaria.

Una parola per quei politici europei, e cito Martin Schulz, presidente del parlamento di Strasburgo, Olli Rehn e Cristina Ashton, commissari UE, che hanno calato consigli agli elettori italiani. Nella loro presunzione di essere autorevoli politici con legittimazione democratica mentre invece sono solo burocrati di nomina governativa hanno completamente dimenticato, se mai l’hanno saputo, il significato della parola controproducente. Gli elettori, di qualsiasi nazione e di qualsiasi tendenza, reagiscono male ai consigli saccenti e interessati, in special modo se provenienti dall’estero. Il centrodestra deve riconoscenza e gratitudine a questi “consiliori”.

Da ultimo il primo in classifica, incontestato vincitore della corrida elettorale: Grillo. Pieno di grilli in testa, ma sicuramente efficace. Senza soldi, senza media, con il solo aiuto di volontari ha provocato uno tsunami stupefacente. Buon per lui e meglio ancora per le centinaia di uomini della strada (quasi mi veniva di dire uomini e donne di strada, mi sono corretto appena in tempo) che sono arrivati alla carica di deputati e senatori. Ho sentito un politico dire alla televisione che i vitalizi per i parlamentari sono stati aboliti 2 anni fa. Non so se sia vero, ma sarebbe un peccato per questi nuovi eletti. Loro un ricco vitalizio, una porcheria quando andava ai politici di professione, lo avrebbero onestamente meritato. Per quel che concerne il futuro del movimento, penso che prevarrà ancora una volta la saggezza di mio nonno: “E`il fatal destin che non si cangia, il pesce grosso il piccol mangia”. Ci penserà il sistema a fare la parte del pesce grosso.

Gianfranco Soldati