La prima settimana senza di lui – di Francesco De Maria

borgi601Apro questo mio pezzo politico ricordando a tutti che oggi come oggi, 506 anni fa, l’11 marzo 1507, moriva di morte violenta Cesare Borgia, figlio primogenito del cardinale Rodrigo Borgia, poi papa Alessandro VI, che l’11 agosto 1492 giunse con spudorata simonia a rivestirsi del “gran manto”.

CESAR BORGIA

GENERALISIMO DE LOS EJERCITOS

DE NAVARRA Y PONTIFICIOS

MUERTO EN CAMPOS DE VIANA

EL XI DE MARZO DE MDVII


Incomincia la prima settimana senza di “lui”, dovremo abituarci all’idea. Da giovedì a domenica si sono sparse e spese – sui media cartacei e radiotelevisivi, e sul web – quantità industriali di ipocrisia. Arrivato da poco “nella stanza accanto” (com’è detto nella poesia “Death is nothing at all”) o “in the upper room” (come recita un famoso gospel) – e intento a prendere conoscenza dei “luoghi”, se la starà già ridendo, immagino. Ha avuto funerali “di Stato”, lui, che era un rivoluzionario trasgressivo iconoclasta. Quando l’ho letto, non volevo crederci (ormai talvolta gli occhi mi tradiscono). Ma ho dovuto convincermi, era proprio così. E coloro che l’avevano detestato da vivo versavano copiose lacrime di coccodrillo sul feretro (meglio Roic, a questo punto, almeno lui ha il coraggio di contarla giusta).

Oggi, proprio oggi, s’inaugura quella nuova era che vogliamo denominare il “dopo Nano”. Sono cinque (per il momento, poiché questo pezzo viene scritto in progress, cioè man mano, nel corso della giornata) le note che mi permetto di evidenziare.

I. L’insostituibilità di Giuliano Bignasca alla testa del movimento/partito. Ciò non significa che non ci dovrà più essere un presidente; significa però che di quell’icona impagabile si dovrà fare a meno. Al suo posto ci sarà, semplicemente, un’altra cosa.

II. L’assoluta necessità di restare (e mostrarsi) uniti. Mi metto nei loro panni e non in quelli dei loro avversari. Nessuna zuffa, nessuna guerra di successione, che avrebbe effetti rapidamente disgregativi. Tentativi di “seminare zizzania” lusingando l’uno piuttosto che l’altro e mettendo Tizio contro Caio saranno immancabili, con una probabilità del 100%. È ciò che farebbe chiunque (anch’io, toccasse a me).

III. Un nostro bravo corrispondente ha mandato questa mail in Redazione: “La Lega è finita, si scioglierà come neve al sole nell’arco di due anni, e le Elezioni Cantonali 2015 sanciranno questo fatto. Sono venuti improvvisamente a mancare il finanziamento, la motivazione, la guida e la spudoratezza. Gli esponenti (validi e proponibili) confluiranno nelle destre. A corto termine non invidio la dirigenza, combattuta tra il lutto e la necessità di una immediata reazione.” Orbene, io pubblico questa opinione ma non concordo con essa. a) La Lega detiene oggi cariche importanti, che non svaniranno come per incanto. b) La Lega – da sempre accusata di “avere voti ma non uomini” – dispone in realtà di personalità di valore: Borradori, Quadri, Gobbi, Foletti, Attilio, Pantani, la giovanissima Rückert, e altri. Se questi politici riuscissero in breve tempo a perdere e disperdere tutto – tutta l’eredità, intendo – sarebbero da additare al pubblico ludibrio. Io non credo che accadrà. E l’attacco alla roccaforte PLR di Lugano, in questa “sconvolgente” situazione di fortissima emotività, potrebbe anche riuscire. Il partitone (o ex o fu per chi preferisce) dovrà stare molto attento.

IV. Il Mattino della Domenica. Precedette la Lega di un anno. Con il suo immediato, dirompente successo FECE NASCERE la Lega. Qui ci sono soltanto due scuole, e molto semplici. Scuola 1: senza il Nano Quadri NON può fare il Mattino. Scuola 2. Anche senza il Nano Quadri PUÒ fare il Mattino. Propendo per la 2. Al limite potrei dare una mano (ma scherzo, perché io non sono leghista).

V. Il primo appuntamento politico di straordinario interesse lo avremo stasera. All’Enoteca di Pregassona (ex cantine Lucchini) si confrontano Giorgio Giudici e Marco Borradori. Il “detentore del titolo”, la Vecchia Roccia, che è rimasto non per boria o sete di potere ma per puro senso del dovere, lui che sa di essere l’unico in grado di salvare la baracca; contro l’audace sfidante, che dopo 18 anni in Governo scende a cercare la vittoria nella Città-regina (o Città-stato, come ama dire Giancarlo Olgiati). PLR contro Lega, entrambi i contendenti rischiano molto. Ma questa morte decisiva e improvvisa, la cui notizia serpeggiò rapida per le vie la mattina di giovedì 7 marzo, ha creato una situazione nuova.

Organizza AreaLiberale, i cui candidati stimoleranno le due vedettes, e si incomincia alle 20.30. Io arriverò in anticipo perché voglio assicurarmi un posto a sedere.