Expo Milano 2015? 2016? MAI? – di Pierre Rusconi e Luca Paltenghi

Le elezioni politiche nella vicina Italia hanno consegnato al paese un quadro politico se possibile ancora più complicato e frastagliato del precedente: nessuno ha una maggioranza confortevole con PD, PdL e Movimento 5 Stelle che hanno circa un terzo ciascuno dei consensi. Alla luce di questi risultati, la formazione di un governo sarà impresa ardua, mentre una delle ipotesi in gioco prevede una riforma urgente della legge elettorale ed una nuova votazione.

Appare ormai chiaro a tutti quali siano le priorità della politica italiana: tra queste non rientrano di certo le relazioni e la risoluzione dei contenziosi con la Svizzera. ad ammetterlo sono i nostri stessi negoziatori per quel che concerne il famoso accordo fiscale, ormai certo di slittare alle calende greche. Proprio ieri, nel dibattito sul rapporto di politica estera al Consiglio degli Stati, il consigliere federale Didier Burkhalter ha ammesso che è difficile decifrare la situazione politica italiana e prevedere l’evolversi delle relazioni con la Svizzera.

Tra le priorità italiane non figura nemmeno l’esposizione universale di Milano (Expo 2015), progetto megalomane che sta subendo un costante ridimensionamento. I lavori procedono a rilento e la situazione non sembra essere mutata rispetto a quella dello scorso mese di settembre, quando il Consiglio nazionale votò il credito per la partecipazione svizzera all’evento. Una decisione prematura, che potrebbe costare al nostro paese diversi milioni di franchi, di cui una parte è già stata spesa per i lavori preparatori. Se prima il governo italiano era come uno yogurt con la data di scadenza, ora questo yogurt è ormai cagliato e del prossimo non è nemmeno cominciata la produzione! Figuriamoci se nella situazione economica attuale la priorità verrebbe data a questo evento!

Si spera quindi che il Consiglio federale sia davvero costantemente in contatto con gli organizzatori dell’evento, come aveva annunciato rispondendo ad un’interpellanza, e che la clausola che prevede un annullamento della partecipazione svizzera in caso di cancellazione del progetto sia già effettiva. Confermando la sua partecipazione quale primo paese in assoluto, la Svizzera ha voluto giocare il ruolo della prima della classe, assumendosi però anche un grande rischio. Cerchiamo di non farci abbindolare da falsi proclami secondo i quali “tout va très bien, Madame la Marquise”!


Pierre Rusconi,
consigliere nazionale UDC TI
Luca Paltenghi, assistente parlamentare UDC TI