Adattarsi o resistere? – di Gianfranco Soldati

Dibattito sull’OBBLIGO DI SERVIRE.

Dopo il dr. Fontana (Destra) è venuto Massimiliano Ay (Sinistra radicale). Torna oggi la Destra, con uno dei suoi tenori, il dr. Soldati. Ticinolive, che consacrerà ampio spazio alla cruciale votazione del 22 settembre, spera di poter raccogliere ed ospitare numerosi contributi significativi e di alto livello, anche da sinistra.

L’articolo che segue è stato pubblicato in due parti sul CdT. I sottitoli sono nostri. (francesco de maria)

Es 22 x


ADATTARSI O RESISTERE ?

Un premio Nobel scandaloso

Che l’UE sia un organismo che propugna la pace è mera propaganda. Questa constatazione non è per nulla inficiata dalla scandalosa attribuzione del premio Nobel per la pace del 2012. Pochi giorni dopo l’attribuzione del premio, il presidente Barroso indicò nella produzione di materiale bellico uno dei principali possibili motori della futura crescita europea. L’UE ha attivamente preso parte allo smembramento dell’ex-Jugoslavia. Da 11 anni è presente nella sanguinosa e insensata guerra in Afghanistan, ha partecipato alla guerra di aggressione contro l’Irak e la Libia e si sta adesso implicando in quella contro la Siria. Perfino in Europa l’UE non è apportatrice di pace. Il comportamento di Bruxelles contro l’Austria quando in una votazione democratica il popolo aveva espresso una scelta non gradita alla Commissione europea (Haider) non è da dimenticare. I pochi Paesi in cui si votò per il trattato di Lisbona furono obbligati a ripetere la votazione fino all’ottenimento del sì.

Un elefante targato UE

Un commissario UE, tale Olli Rehn, elefante nel negozio di porcellane con più zanne che cervello, si è permesso intromissioni avventate e denigratorie nei confronti di un politico italiano in corsa elettorale e di parte non gradita (Berlusconi), con un’arroganza e saccenteria direttamente proporzionali alla sua stupidità. Ma in fin dei conti questi personaggi di Bruxelles sono commoventi, patetici e simpatici: sicuri di far parte della più importante e indispensabile confraternita del mondo difendono a spada tratta i confratelli sparsi negli stati consociati. E non si accorgono di esagerare e diventare così controproducenti.

L’UE “ancella” degli USA

Del resto l’UE non è stata concepita come progetto di pace, ma solo come mezzo per gli USA di consolidare l’influenza che si erano guadagnati nella seconda guerra mondiale. L’Europa serviva loro come testa di ponte verso l’Unione sovietica nella lotta per l’egemonia mondiale e contemporaneamente come terreno di espansione commerciale e finanziaria. Il potenziale militare europeo fu integrato nella Nato, organizzazione al solo ed esclusivo servizio degli interessi americani. Zbigniew Brezinski, già consigliere di Jimmi Carter e adesso di Barak Obama, non si stanca, in un suo libro, di sottolineare l’importanza di un’Europa sovranazionale e unita per un allargamento euroasiatico della potenza USA. In questo concetto il vecchio mondo ha un’enorme importanza geostrategica. Con ogni estensione, scrive, dell’influenza europea aumenta automaticamente anche quella degli USA. La Nato incatena gli stati europei che contano agli USA e dà loro voce autorevole anche negli affari propriamente europei. Inglobati nel sistema sono poi molti organismi, in primo luogo il FMI, la Banca Mondiale, l’OECD, l’OMS e altri, che in teoria dovrebbero essere al servizio di tutti, ma in realtà aiutano a far prevalere gli interessi della potenza egemone.

Vent’anni di attacchi alla Svizzera

Da questo retroscena appare chiaro che l’UE, con una Germania che con l’appoggio USA ne è diventata la guida, era ed è un progetto della finanza americana, un mattone nell’edificio del nuovo ordine mondiale made in USA. Jean Monnet, diplomatico francese che propugnò l’idea dell’UE, viveva negli USA e fu, credo, manipolato a tale scopo. Paesi che non si sottomettono alla dittatura della finanza globale vengono sanzionati ed anche aggrediti (Jugoslavia, Irak, Afghanistan ecc.) Gli attacchi alla Svizzera sono cominciati dopo il no del 6 dicembre 1992 allo SEE. Da allora è un susseguirsi di attacchi. Dapprima la storiella dei fondi ebrei dimenticati, la cui ricerca tramite la famosa commissione Volker costò 1,4 miliardi di franchi alla Confederazione per mettere in luce circa 150 milioni (milioni, non miliardi) di giacenze, poi le accuse di una collaborazione con il nazismo che avrebbe prolungato la seconda guerra mondiale, infine gli attacchi al segreto bancario e la minaccia di Peer Steinbrück, adesso candidato cancelliere tedesco per il PS, di mandare la cavalleria, minaccia accompagnata da un vero e proprio coro di denigrazioni da parte dei media tedeschi. Senza tregua continuano gli attacchi diretti alle nostre banche, con multe faraoniche e unilateralmente giustificate, inflitte in misura preferenziale (cioè fuori misura) solo alle banche svizzere. Pesante rimane la campagna diffamatoria a danno delle nostre banche, sino a farle in parte responsabili della finanza globale voluta invece dagli USA. E purtroppo abbiamo media e partiti svizzeri che si fanno, non so se consciamente o no, complici di questi attacchi.

Adattarsi o resistere

“Adattarsi o resistere” è il titolo di un libro di Alice Meyer che si occupa della storia svizzera ai tempi di Hitler e si basa anche su atti e documenti che non furono presi in considerazioni dalla commissione di falsificazione mirata della storia che porta l’inglorioso nome del suo presidente Bergier (che ho conosciuto di persona e col quale ho avuto a suo tempo una discussione diciamo animata in un albergo di Paradiso). Che questa commissione non abbia saputo ammettere e dar risalto al mortale pericolo cui fu esposto il nostro paese in quegli anni rimane e rimarrà per noi scandaloso.

Ipocrite dichiarazioni d’amicizia, minacce in segreto

L’autrice del volume evoca in dettaglio le pressioni, la subdola propaganda (mascherata dalle affermazioni ufficiali e false di grande rispetto e amicizia), le minacce cui la nazione fu sottoposta a partire dal 1933. Anche nei confronti del resto del mondo Hitler agì sempre in modo subdolo, con una propaganda pacifista ed antibolscevica intesa a mascherare la realtà: riarmo spinto al massimo delle possibilità e preparazione a guerre di aggressione per la realizzazione del «Reich» millenario. I leader di GB e F, Chamberlain e Daladier, clamorosamente ingannati, aprirono gli occhi quando era troppo tardi. Churchill, giova ricordarlo, vide chiaro prima di tutti, e diverrà il personaggio che sappiamo.

Nella neutralità armata la salvezza

Quando anche il popolo svizzero capì che si andava verso la guerra scelse a pieno titolo la politica della neutralità armata: la politica che ci ha salvati a più riprese nel corso della storia. Spese ingenti furono votate dal popolo a larghissima maggioranza e un prestito di guerra a basso tasse d’interesse raccolse più di 100 milioni nel 1936. Il PS, che dal 1917 aveva sempre rifiutato la difesa militare del paese, ne riconobbe la necessità a partire dal 1937. Nello stesso anno fu firmato un accordo tra sindacati e organizzazioni padronali che introdusse la pace del lavoro risultata poi nel dopoguerra tanto benefica per noi, nel centro di un’Europa dove impazzavano dannosi scioperi a sussulto su basi tanto ideologiche quanto insensate.

Dopo il crollo della Francia, arrendersi al più forte?

Nell’estate del 1940, dopo il fulmineo crollo francese, la domanda «Adattarsi o resistere?» divenne di attualità bruciante. Anche allora non mancarono gli arrendevoli (e ne siamo pieni anche adesso, un pericolo mortale sempre presente). Molti parlavano di inserimento nella nuova Europa voluta da Hitler come «ultima possibilità di inserirsi sedendo con parità di diritti al tavolo delle decisioni (un discorso ingenuo quanto idiota che abbiamo udito più di una volta anche in anni recenti e che udremo ancora, la madre … essendo sempre incinta). Ma una solida maggioranza del popolo si schierò dietro a governo e esercito per una politica della resistenza incondizionata. Era chiaro a tutti che la lotta per la sopravvivenza avrebbe potuto comportare compromessi e concessioni anche discutibili. Ma la realtà era quella, ed è quel che non hanno capito, per eccesso di pregiudizi ideo logici, gli storici della commissione Bergier: eroi e giustizieri, impavidi a pericolo passato.

L’egemonia USA sembra solida ma…

Adesso il mondo è in una fase di profondi cambiamenti [È quasi sempre così, ndR] L’egemonia USA traballa, anche se a troppi europei sembra più solida che mai. Sul palcoscenico mondiale sono comparsi attori come Cina, India, di ritorno anche la Russia, gli stati membri dell’Asean, parecchi stati sudamericani e il mondo islamico che stanno dando del filo da torcere agli USA e conducono una politica di indipendenza. La potenza egemone non è più in grado di condurre guerre nel mondo intero e richiede alla Nato di assumere questo compito in Medio Oriente e in Africa., concentrando il suo sforzo nel settore dell’Oceano Pacifico. All’Europa chiede un sostanzioso aumento della partecipazione ai costi e del contributo propriamente militare.

Un’UE quasi fallita

L’UE ha docilmente chinato la testa e adesso è di fronte alla bancarotta. La disoccupazione è catastrofica, il libero mercato è praticamente fallito, la speculazione regna sovrana. Le speranze dei popoli dell’Est e del Sud europeo sono andate largamente deluse e le reazioni negative si diffondono. In questo «rallegrante» scenario la Svizzera deve e dovrà barcamenarsi alla meglio. Una cosa sola è certa: non sarà una politica di «fermezza nel cedimento» a salvarla. Da questo punto di vista abbiamo purtroppo un Consiglio federale non rassicurante Per non parlare dei gruppi e gruppuscoli che vogliono una Svizzera magari serva, ma felicemente salva senza esercito.

Gianfranco Soldati, presidente onorario dell’UDC Ticino