L’Ucraina non si avvicina all’Europa. La Russia alla riconquista del suo impero

Minacciando le esportazioni ucraine qualora il paese avesse attuato una zona di libero scambio con l’Unione europea, la Russia ha posizionato una pedina supplementare nella volontà di ristabilire la sua potenza sui territori dell’ex Unione Sovietica.

Dal portale Atlantico.fr, l’opinione del geopolitico francese Jean-Sylvestre Mongrenier, professore presso l’Institut français de géopolitique di Parigi.

“Il conflitto “sotterraneo” fra Mosca e Bruxelles – spiega Mongrenier – non si situa sul piano commerciale ma essenzialmente sul piano geopolitico.
La Russia esporta prodotti energetici e minerari; le economie dell’UE esportano prodotti manifatturieri. Se vi è stata una guerra commerciale è quella della Russia con l’Ucraina, per far piegare Kiev. Le conseguenze negative sono presenti dall’agosto scorso e le aziende industriali dell’est ucraino sono arrivate al punto di dover licenziare il personale.

Mosca vuol dare forma a una sfera d’influenza controllata dalla Russia, il cui scopo è la messa sotto tutela della sovranità degli Stati implicati.
Questa “dottrina Putin” assomiglia molto a una “dottrina Brejnev “new-look”. Nelle rappresentazioni geopolitiche russe è una nozione è di primaria importanza.

Nella strategia diplomatica russa, il posto del caso Ucraina è centrale. Il presidente russo vuole fare della Russia una forza d’opposizione sulla scena internazionale. In questo schema l’Ucraina è considerata vitale.
L’idea è di far entrare l’Ucraina nell’Unione doganale Russia-Bielorussia-Kazakhistan, la base della futura Unione eurasiatica, una potente struttura il cui obiettivo sarebbe compensare la dislocazione dell’Unione Sovietica.
L’Unione eurasiatica non è dunque un semplice progetto di mercato comune, ma un progetto strategico e geopolitico.

I governi dell’UE vogliono avere accordi associativi con i loro vicini : Bielorussia, Moldavia, gli Stati del sud del Caucaso (Georgia, Armenia, Azerbaidjan). Uno dei punti principali di questo “partenariato occidentale” è lo sviluppo di una politica esterna nelle vicinanze dell’UE, in una forma che non sia la politica di pre-adesione, diversamente da quanto accadeva negli anni 1990-2000.
Il principale Stato di questa regione è l’Ucraina ed è naturale che l’UE intenda rinforzare le sue relazioni con questo paese.
Un accordo associativo con l’Ucraina non sarebbe esclusivo, in quanto il paese conserverebbe la sua sovranità, Bruxelles non minaccia Kiev, questa è la differenza.

Dal lato russo, invece, l’idea è limitare la sovranità ucraina, con la giustificazione delle “nazioni sorelle”. Promuovendo questa riunificazione, la Russia vuole tornare ai tempi dell’URSS.
E’ quello che temono i paesi dell’Europa centrale e orientale che sono a contatto con la Russia, sono coscienti dei rischi e delle minacce.

I progetti russi non considerano la volontà di indipendenza degli Stati post-sovietici : i dirigenti di questi Stati non intendono diventare semplici dirigenti di provincia e per questo sovente fanno ostruzione alle manovre russe.

Gli Stati europei non hanno interesse a vedere la formazione di una potenza revisionista alle loro frontiere orientali. Questo revisionismo rimanda alle questioni geopolitiche e alle condizioni alle quali, nel 1991, si erano separate le repubbliche federative dell’ex Unione Sovietica (trasformazione dei confini delle repubbliche federative in frontiere internazionali.
Basta ricordare il caso della Georgia : Tbilissi ha perso il controllo del 20% del suo territorio; le pseudo indipendenze dell’Abkazia e dell’Ossezia del sud sono un annesso rampante.
La Russia si è estesa al di là delle sue frontiere meridionali, in una parte del sud del Caucaso.

Il potere russo manipola anche i conflitti cosiddetti “congelati” della Moldavia (lo Stato autonomo della Transnistria) e dell’Azerbaïdjan (la regione dell’Alto Karabakh).
Mosca si è presentata quale giudice di pace ma è parte interessata. Non va infine dimenticato che Putin e diversi ufficiali russi hanno già rimesso in questione le frontiere dell’Ucraina nelle regioni parzialmente popolate da russofoni (le regioni orientali dell’Ucraina, la Crimea).”