Centenario 1914 – 2014 : stesso rischio di una guerra mondiale?

Storici, giornalisti e politici sono numerosi a interrogarsi sulle similitudini e le differenze fra il mondo di oggi e quello di un secolo fa.
All’inizio del 1914, l’ottimismo era diffuso malgrado l’acuirsi delle rivalità fra le potenze europee e del nazionalismo. Nessuno pensava che qualche mese dopo sarebbe scoppiata una guerra che avrebbe fatto milioni di morti
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"Il manicomio", di Louis Raemaekers (1915)

“Il manicomio”, di Louis Raemaekers (1915)

Cosa dice il contesto geopolitico attuale?
La rivalità fra Stati Uniti e Cina, il vicolo cieco della politica europea, le tensioni in Medio Oriente e nel mare della Cina, la minaccia terrorista globale e il caos nella finanza internazionale sono temi che preoccupano. I rischi di un nuovo disastroso conflitto sono concreti.

Una breve panoramica sui parallelismi fra 1914 e 2014.

Secondo lo scrittore francese Jean-Pierre Chevènement, la Prima guerra mondiale è il risultato di un confronto per l’egemonia europea fra la Gran Bretagna e la Germania nell’ambito di una prima mondializzazione, dimenticata ma altrettanto sviluppata di quella attuale : “Come ha sottolineato la politologa americana Suzanne Berger, cento anni fa i paesi sviluppati dell’Europa occidentale e dell’America erano impegnati in un processo di mondializzazione analogo a quello attuale. Con mondializzazione intendo una serie di cambiamenti nell’economia internazionale che tendono a creare un unico mercato mondiale per i beni e i servizi, il lavoro e il capitale.
Ci sono voluti 60 anni per ritrovare un livello d’integrazione analogo a quello che prevaleva prima del 1914 in termini di commercio, investimento internazionale e circolazione dei capitali.”

Secondo il giornale britannico The Economist, l’abitante di Londra dell’inizio del 20. secolo che John Maynard Keynes descrive “a letto mentre sorseggia il tè del mattino” assomiglia molto al consumatore odierno di Amazon.

La Belle Epoque è simile all’inizio degli anni 2000? Come fece a suo tempo l’energia elettrica, Internet ha trasformato l’industria e la vita quotidiana. Siamo invece molto lontani dalla spensieratezza di quell’epoca, segnata dalla nascita del cinema e dalla passione per l’aeronautica.
Dall’inizio della crisi economica, nel 2008, domina l’inquietudine : “L’euforia di ieri ha lasciato il posto a un’inquietudine sorda. Il capitalismo finanziario è un nuovo Frankenstein, capace di produrre dei mostri – scrive Jean-Pierre Chevènement.

Il primo effetto perverso della mondializzazione è l’avanzare delle ideologie radicali.
Se alla fine del 19.secolo le idee nazionaliste diventano un rifugio contro la mondializzazione, è proprio questa che rende possibile il loro propagarsi.
Gli anarchici russi, francesi, italiani e americani che avevano letto Friedrich Nietzsche e Mikhaïl Bakounine erano in contatto fra di loro.
I servizi d’informazione e di sicurezza europei furono incapaci di prevenire e annientare la serie di assassinii politici commessi dai terroristi anarchici : lo Zar russo Alessandro II fu ucciso nel 1881, il presidente francese Sadi Carnot nel 1894, l’imperatrice Elisabetta d’Austria nel 1898, il re d’Italia Umberto I nel 1900 e il presidente americano William McKinley nel 1901… Una serie di attentati che ispirò i nazionalisti serbi, autori dell’assassinio dell’arciduca Francesco-Ferdinando nel 1914.

Numerosi studi hanno sottolineato i punti comuni fra questi anarchici e gli attuali djihadisti, soprattutto in termini di modalità di comunicazione e di modus operandi.

L’esasperazione delle rivalità fra le potenze mondiali è un altro effetto perverso della mondializzazione.
La storica canadese Margaret MacMillan ricorda che malgrado alla vigilia della Prima guerra mondiale la Gran Bretagna, prima potenza navale mondiale, e la Germania, prima potenza militare mondiale, fossero partner commerciali, questo non ne faceva degli amici.
MacMillan è tentata dal paragone con la relazione fra Stati Uniti e Cina : “In un periodo in cui le due potenze sono in competizione per i mercati, le risorse e l’influenza dai Caraibi all’Asia centrale, la Cina si è preparata progressivamente a tradurre la sua forza economica in potenza militare.
Le crescenti spese belliche della Cina e lo sviluppo della sua capacità navale hanno lo scopo di sfidare gli Stati Uniti nel Pacifico e attualmente assistiamo a una corsa agli armamenti fra i due paesi in questa regione.”

In un articolo che ha fatto molto discutere, il Wall Street Journal rivelava che il Pentagono prepara piani di guerra contro la Cina – “nel caso in cui…”

Jean-Pierre Chevènement ritiene che ci stiamo dirigendo verso un mondo bipolare : “All’alba del 21. secolo una bipolarità si delinea fra gli Stati Uniti e la Cina. C’è una probabilità che la Cina, ancor meno democratica della Germania imperiale di prima del 1914, possa un giorno puntare all’egemonia mondiale?”

Il settimanale britannico The Economist è preoccupato dalla cecità dei leader politici delle potenze emergenti : “I politici tirano la corda del nazionalismo come un secolo fa. In Cina la propaganda anti-giapponese prende dimensioni preoccupanti, mentre il premier giapponese Shinzo Abe soffia sulle braci del nazionalismo nipponico.
Nel 2014 l’India potrebbe eleggere Narendra Modi, un nazionalista indù che rifiuta di condannare le violenze contro i musulmani nello Stato in cui è governatore e che avrebbe il potere di scatenare un conflitto nucleare con il Pakistan.”

La situazione nel mare della Cina è particolarmente preoccupante. Kevin Rudd, ex primo ministro australiano commenta : “ Come i Balcani un secolo fa, nell’Asia orientale la situazione è complessa. La regione è divisa da alleanze e da rancori. Almeno sei Stati o entità politiche hanno in corso dispute territoriali con il governo cinese. Le rivendicazioni territoriali sono inoltre vaste, così come la posta in gioco in termini di risorse naturali, marittime e energetiche.”

Il Medio Oriente costituisce un altro fronte di preoccupazione. Margaret MacMillan associa la Serbia di prima del 1914, che finanziava i serbi di Bosnia, all’Arabia Saudita che oggi sostiene i gruppi ribelli sunniti nel mondo intero e all’Iran, protettore degli sciiti e del Hezbollah libanese : “Speriamo che la Russia abbia un maggiore controllo sul regime di Damasco di quanto ne avesse sulla Serbia nel 1914 – commenta la storica canadese.

(Fonte : Le Monde.fr)