Quel giorno che Blancho venne a Lugano – di Francesco De Maria

Riproponiamo questo nostro articolo, che si riferisce al giorno 18 settembre 2013

Con l’ambasciatore Alfredo Maiolese e numerose donne in chador

Blancho + Maiolesi 1

Il mercoledì mattina – è una prescrizione che mi sono dato – faccio matematica, per non perdere la “mano”. Ed ero concentrato stamani sulle strane e difficili formule che danno la superficie e il volume di una sfera n-dimensionale (ad esempio, una sfera quadri-dimensionale si compone di tutti i punti dello spazio quadri-dimensionale che hanno da un centro C una distanza R, che è il raggio). Come sarebbe a dire? Non esiste? Esiste eccome. Basta pensarla.

Naturalmente ero seduto al computer e alle undici meno un quarto… vado d’istinto su Ticinolibero (Gianini-Moretti) e vedo… orrore! “Nicholas Blancho allo Splendide Royal in conferenza stampa”. Non lo sapevo. Non avevo ricevuto l’avviso (o m’era sfuggito). Al diavolo le sfere n-dimensionali! Chiamo l’hotel: “Dov’è Blancho? Quando incomincia?” “Mmmm… intende dire l’islamico?” “Ma sì!” “Ma è già cominciato, alle 10” O dannazione, anche questa. Mi precipito, il fulmine, non è che un pallido dilettante al mio confronto.

Conosco bene lo Splendide, è la sede del mio Club, ci sono stato centinaia di volte, mi ci sento a casa, quasi gli voglio bene. Ricordo con affetto il mitico direttore Aniello Lauro, napoletano verace, amico personale di Bush padre, rapito ai vivi da un male insidioso e invincibile.

Arrivo nella hall alle 11 e 2 minuti, con indecente quanto incolpevole ritardo. Se andate dalla hall verso destra – in direzione del lounge, del bar, del ristorante, della sala blu (o “delle colonne”) e della piscina – trovate il vecchio stupendo hôtel in stile floreale. Ma io debbo andare a sinistra, verso l’edificio nuovo, banale e tristemente meno bello. Nella sala, giornalisti non se ne vedono (più). “You are late!” Lo so bene. Ma gente ce n’è: alcuni uomini, uno dei quali abbigliato all’occidentale, e parecchie donne, che indossano tutte la veste nera che lascia il volto scoperto. Con l’eccezione di due, che portano il niqab. Una di esse scrive, impegnata, al computer.

“Dove sono i giornalisti?” domando. “Sono andati via” “Venuti in molti?” “No, non molti” “Il Corriere?” (forse, chissà) “L’Agence France Presse”. Sicuramente il Mattinonline si è fatto vedere. Ho l’impressione che l’evento sia stato un po’ boicottato. Ecco Blancho. Piuttosto alto, tranquillo, sorridente, porta la cravatta. Mi presento, chiedo scusa per il ritardo e gli dico (la mia tattica d’urto): “Ho letto di lei sulla Weltwoche“. Fa una piccola smorfia, la cosa non sembra andargli a genio. “… E anche sul Mattinonline” “Guardi che questi l’ultima volta hanno scritto l’esatto contrario di quello che ho detto”. Blancho parla tedesco e francese. Certamente anche inglese. Per sostenere la comunicazione in italiano sopraggiunge l’ambasciatore Alfredo Maiolese, presidente della European Muslims League. È venuto apposta da Genova, che è la sua città. Con lui mi sono intrattenuto abbastanza a lungo.

Mi dice: “La Svizzera vieta il burqa infrangendo i suoi stessi principi costituzionali di libertà di religione”. Puntualizzo:

— Vota solo il cantone Ticino (che è una minuscola repubblica);
— L’iniziativa “antiburqa” è stata elaborata da un gruppo di privati cittadini, che l’hanno lanciata e la sottopongono al popolo;
— Essa è già stata esaminata dal Parlamento cantonale;
— Domenica 22 settembre la decisione del sovrano (= popolo) sarà definitiva.

Le argomentazioni dell’ambasciatore Maiolese:
— il burqa in Svizzera (risp. nel Ticino) ha una diffusione irrilevante;
— gli iniziativisti sono mossi da un’avversione anti-islamica, anzi da razzismo;
— qualora il divieto fosse votato dalla maggioranza, la decisione avrebbe effetti economici dannosi, causando la perdita di ricchi clienti arabi (il burka lo si può vedere abbastanza facilmente in via Nassa, la via dove si allineano le più costose boutiques, ndR).

Ribatto in un modo che originale e brillante non è, ma plausibile secondo me sì:
— dopo gli attentati degli ultimi anni (dico la madre di tutti gli attentati, seguita da altri molto gravi, anche in Europa) si è diffusa la paura;
— è anche una questione di numero, i nostri paesi (anche la Svizzera, anche il Ticino) incominciano a sentirsi “invasi”;
— perciò il voto “di pancia” peserà molto.

Allora mi dice (ciò che non giunge inaspettato):
— che le cose non sono sempre come sembrano (in linea generale: concordo);
— che gli attentati (possibilmente anche l’attentato supremo) non si può escludere che siano stati delle provocazioni;
— che può averli organizzati la CIA;
— che la CIA può tutto (no: Dio, lui solo, può tutto)
Infine mi domanda se conosco il caso*** dell’ing. Nada, ingiustamente accusato dagli americani e inchiodato su una “lista nera”.

Ebbene sì, lo conosco. E so che sta molto a cuore a Dick Marty, già procuratore, consigliere di Stato e agli Stati PLR (e mio compagno di classe al Ginnasio). Ci lasciamo cortesemente (ma senza speranza). Ci scambiamo i biglietti da visita: lui ambasciatore, con la mezzaluna e le stelle (d’Europa); io, col mio bel biglietto azzurrino e la scritta in rosso Ticinolive. Semplice pubblicista. Molto fiero di esserlo.

Francesco De Maria

*** Dal portale di Dick Marty. YOUSSEF MOUSTAFA NADA. Una vicenda che non fa onore né al nostro Paese, né all’ONU. È stato accusato di aver finanziato i terroristi dell’11 settembre ma negli Stati Uniti non è stato aperto un procedimento a suo carico; si è preferito indurre gli svizzeri e gli italiani a farlo. La procura federale ha abbandonato il procedimento a suo carico dopo un’inchiesta durata oltre tre anni. Il contribuente svizzero ha dovuto interamente assumere le ingenti spese di difesa. Ciononostante egli rimane sulla “lista nera” dell’ONU, il suo patrimonio rimane sequestrato, la sua libertà di movimento fortemente limitata. Tutto questo in violazione dei più elementari diritti del cittadino. La sua colpa? Essere musulmano ed esponente dei Fratelli Musulmani (un movimento sul quale circolano molte dicerie e poche verità). Nel frattempo anche la giustizia milanese ha archiviato l’inchiesta: nulla è emerso contro l’ing. Nada.