L’uovo del serpente – di Agostino Spataro

Questo articolo interessante viene pubblicato con alcuni giorni di ritardo (per ragioni contingenti) poiché ci era stato inviato per il “Giorno della memoria”, il 27 gennaio. Non ci sentiamo di pubblicarlo senza accompagnarlo con questa nostra personale osservazione: ci sembra terribilmente squilibrato. Del nazionalsocialismo si può dir male non per un mese, non per un anno, ma per saecula saeculorum, la fine dell’esecrazione non esiste. È il Male per antonomasia. Questo male ha avuto i suoi campi di concentramento e della morte, e il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entrò ad Auschwitz.

Ebbene, un altro Male, con una M non meno maiuscola, ebbe i suoi campi, dove milioni e milioni e milioni di esseri umani furono rinchiusi, degradati, torturati, assassinati. Mentre un popolo di schiavi osannava un grande Tiranno, ricoprendolo di lodi deliranti. Quel male rivaleggiò in brutale disumanità con i diavoli scaturiti dall’uovo del serpente***.

Piangere con un occhio solo non è un esercizio vincente. Toglie credibilità al discorso. (fdm)

*** Quando vidi per la prima (e unica) volta “L’uovo del serpente” di Bergman ricordo bene che dissi: “Come può un regista così grande fare un film così brutto?” Direi senz’altro il peggior film del cineasta svedese, con distacco.


L’Europa in pieno subbuglio

A poco più di vent’anni dal crollo del muro di Berlino, l’Europa sta vivendo la sua crisi più grave. Molteplici sono i fattori, interni ed esterni, che, nel tempo, l’hanno determinata. Dopo il default greco e le avvisaglie che minacciano altri Paesi del sud, fra i quali l’Italia, l’Europa è in pieno subbuglio. Inquietudini e paure si stanno impadronendo dello spirito pubblico; si temono fallimenti a catena, disordini sociali e instabilità dei governi dall’Atlantico agli Urali, dalla Finlandia alla Grecia.

Sul versante politico il dopo – Berlino ha provocato un forte ridimensionamento del ruolo e della forza della sinistra (comunista, socialista e socialdemocratica), mentre si stanno affermando movimenti e partiti nazionalisti e neo fascisti anche come risposta alle “insicurezze”, vere e/o presunte, dei ceti più colpiti dalla crisi.

Sul terreno morale la crisi scuote le basi della cultura, dell’informazione e persino della religione, soprattutto quelle della chiesa cattolica al centro di un ciclone che non accenna a placarsi. Il neocapitalismo finanziario globalizzato, uscito vincitore unico dal lungo confronto, alla prova dei fatti, sta dimostrando di non essere all’altezza della situazione, anche se ha preteso e ottenuto l’asservimento ai suoi disegni della gran parte della classe politica e della stessa rappresentanza sociale.

Dal dopoguerra, mai si era verificata una condizione di predominio così incontrastato. Eppure, il risultato è lo sconquasso generale: dal disordine monetario e fiscale al mancato controllo della spesa pubblica, dalla corruzione dilagante alla crescita esponenziale della disoccupazione, alle nuove povertà. E’ stata pianificata e attuata una destrutturazione degli assetti dei poteri, un’iniqua redistribuzione delle ricchezze nazionali (PIL) a tutto danno dei ceti produttivi medio – bassi; un colossale ri-equilibrio, in senso classista, a vantaggio dei ceti più ricchi.

La destra estrema, xenofoba: il nuovo pericolo per l’Europa

Si delinea, dunque, una prospettiva davvero inquietante per un continente che ha conosciuto la tragedia del fascismo e del nazismo e, per altri versi, quella delle dittature stataliste filosovietiche. Sta emergendo, infatti, una nuova destra nazional-popolare, xenofoba, antisemita (ossia antiaraba e antiebraica) con punte dichiaratamente razziste e neo-naziste.

Il fenomeno è preoccupante poiché non si tratta dei soliti gruppi minoritari, ma di movimenti e di partiti che nelle più recenti consultazioni elettorali hanno fatto registrare risultati davvero rilevanti e inattesi, oscillanti fra il 10 e il 16%.

Tutta l’Europa è attraversata da tali tendenze. Si va, infatti, dal 15,6% del partito FPOE austriaco al 16,38% di quello della “Nuova era” in Lettonia, dal 9% del FN di Le Pen in Francia al 14,4% del Partito del popolo danese, dal 10% dei “Veri finlandesi” al recentissimo 16% del Jobbik ungherese, dal 13% di “Ordine e giustizia” lituano al 16% del “partito della libertà” olandese, ecc.

Questa- ci sembra- la vera novità politica che sta emergendo dalla crisi europea. La destra estrema oggi spinge quella moderata ad indossare la divisa dell’intolleranza per domani soppiantarla in tutto e per tutto. E, con i tempi che corrono, questo domani potrebbe verificarsi anche a breve.

L’uovo di Bergman e il male del secolo

Il contesto europeo è sempre più segnato da foschi fermenti che deprimono e, al contempo, esasperano lo spirito pubblico. Anche nelle società più progredite del centro-nord dove-secondo la metafora cinematografica di Ingmar Bergman – fu depositato “l’uovo del serpente”.

In questo film, terribile e un po’ presago, il regista svedese ricorse, infatti, alla metafora dell’uovo del rettile più inviso per denunciare il male incubatosi, nei primi anni ’20 del secolo trascorso, nelle pieghe della società tedesca in preda ad una gravissima crisi economica, morale e politica.

Da quell’uovo nacque il nazismo ossia il potere più perfido e micidiale che l’umanità abbia conosciuto.

Confesso che ho usato la metafora di Bergman un po’ controvoglia giacché, personalmente, non ho nulla contro i serpenti. Anzi, quando mi capita di vederli, liberi in natura, resto ammirato della loro misteriosa bellezza e abilità di mimetizzarsi, di cibarsi e di cambiare pelle. Soprattutto, m’incanta il loro accoppiamento in verticale, esercizio complicatissimo per creature viscide e sprovviste di arti, dal quale verrà l’uovo che, secondo una certa mitologia, riprodurrà il male tentatore. Così è nell’immaginario collettivo. Anche se l’immagine evocata non ha alcun riscontro scientifico razionale.

Tuttavia, andiamo avanti, sperando che la metafora almeno ci aiuti a rendere meglio l’idea del pericolo che si sta incubando nel corpo della società europea.

Sottrarre i giovani alle manovre del populismo e della destra

Purtroppo, allora, il mondo sottovalutò, ignorò quelle tendenze che si affermarono, sulla spinta di grandi movimenti di massa, al governo dell’Italia e della Germania. Nel cuore dell’Europa si crearono il clima e l’habitat adatti per far schiudere l’uovo malefico ch’era stato depositato.

Come sia andata a finire è a tutti noto. Anche se qualcuno vorrebbe negarla, la tragedia del nazismo e del fascismo è rimasta scolpita nei libri di storia e nelle menti atterrite di chi l’ha vissuta e di quanti hanno ereditato, e conservato, la memoria.

Oggi, la domanda che più inquieta è la seguente: quella terribile realtà può ritornare? La risposta non è facile. Forse, è presto per dirlo. Eppure qualcosa di simile s’intravvede all’orizzonte. Al momento, fra quel passato e il presente non vi sono analogie così pregnanti (è il caso di dire). Tuttavia, dovrebbero preoccupare, più delle stesse esibizioni di forza, le tendenze elettorali evidenziate che denotano un certo grado di consenso popolare, più o meno esasperato, a sostegno di tali disegni.

L’obiettivo è chiaro: introdurre nuovi elementi di divisione e di scontro all’interno dei settori popolari e, quindi, rompere una certa coesione politica (democratica e di sinistra) che li ha connotati. Perciò, il fenomeno va affrontato lucidamente, senza allarmismi e senza sottovalutazioni; con spirito dialogante, aperto cioè al recupero di settori sociali, specie giovanili, che stanno per essere trasformati in massa di manovra.

Non servono anatemi e violenze gratuite. Anzi, è questo il terreno più propizio per il dispiegamento della strategia della destra radicale. Servono idee, proposte innovative per superare la crisi senza condannare alla disperazione e alla disoccupazione i giovani, i lavoratori e i ceti meno abbienti, gli immigrati.

Agostino Spataro

Nella ricorrenza della “giornata della Memoria” ho pensato di proporre brani di questo mio articolo del maggio 2010 (purtroppo, un po’ presago visto che l’anno dopo in Norvegia sarà consumata una strage – 93 morti – da un nazionalista di destra) che delinea alcune, inquietanti tendenze presenti in Europa che potrebbero riservare serie sorprese, anche nel breve/medio periodo. Il testo integrale (con lo stesso titolo) può essere visionato in vari siti cercando su Google.

In primo luogo, il nostro ricordo va ai milioni di cittadini di confessione ebraica deportati e massacrati nei lager nazisti e anche a quelle centinaia di migliaia fra antifascisti, zingari, apolidi trucidati in quegli stessi lager. Fra le vittime della “follia” nazista bisogna annoverare, e ricordare, anche i circa 600 mila militari italiani deportati, dopo l’8 settembre 1943, nei campi di lavoro in Germania perché si erano rifiutati di combattere nelle fila degli eserciti nazisti e fascisti.

Molti di questi militari patrioti morirono giustiziati, per malattie, fame, freddo. Fra i sopravvissuti – consentitemi questo riferimento familiare, affettivo – c’era mio padre, Pietro Spataro, operaio siciliano che spese sette anni della sua vita fra servizio militare, guerra in Albania e lager tedesco, al quale è stata conferita, purtroppo postuma, una Medaglia d’onore del Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano.