Dopo il voto del 9 febbraio – di Raoul Ghisletta

(fdm) Pubblico con piacere (non disgiunto da un certo sgomento) questo interessante articolo. Che avrebbe il potere di esasperarmi, se nella mia ormai lunga vita non ne avessi viste e sentite di tutti i colori.

Dopo l’enorme “pugno sul naso” di domenica (e non sto pensando solo al naso del prode Raoul, ma a parecchi altri nasi) il Nostro non sa far altro che ripetere per filo e per segno e per l’ottocentesima volta le sue trite argomentazioni e le sue lagne, sempre uguali, sempre inefficaci, sempre perdenti. Un dejà vu che alla fine riesce insopportabile. Io vorrei guardarlo negli occhi e domandargli all’improvviso: “Da 1 a 10, Raoul, quanto pensi di essere creduto?”

Domenica scorsa è successo qualcosa. Debbo provare a descriverlo? Ebbene, si era in una situazione di TUTTI CONTRO UNO. Dunque, direte voi, logicamente avranno vinto i “tutti”. No, guarda un po’, ha vinto l’ “uno”. È stata dura, tiratissima, da cardiopalmo. Ma ha vinto l’uno. Bizzarro. Contro natura.

E qui faccio un inciso, allo scopo di prendermela con il mio amico Pontiggia, un giornalista che conosco bene e rispetto molto. Pontiggia scrive oggi (cito a mente): “L’UDC si ricordi di essere un partito di governo”. Ma la sua memoria dev’essersi indebolita molto se egli si dimentica di scrivere che la rappresentanza in governo di quel partito è incompatibile con il suo status di primo partito svizzero ed ebbe origine, nel 2007, da un sordido intrigo parlamentare. Fabio, te lo dico, un tempo non avresti sorvolato un elemento di un’evidenza così plateale.

Ritornando a Ghisletta, leggiamoci ora il suo articolo ed interiorizziamo la sua esasperante litania. È forse cieco, il luganese presidente socialista? Assolutamente no. Semplicemente, egli non vuole vedere.


Il risultato del voto sull’iniziativa popolare UDC contro l’immigrazione di massa riflette l’inerzia dei partiti borghesi sulle misure d’accompagnamento nel campo del mercato del lavoro, dell’alloggio e della pianificazione del territorio/mobilità. Bisogna ammettere che l’UDC ha sempre rifiutato coerentemente le misure di accompagnamento: è un partito di destra e si batte solo per soluzioni di destra. Loro sostengono il padronato e l’economia di mercato nel ridotto nazionale elvetico, punto e a capo: che poi creare un’isola economica nel mezzo dell’Europa del 2014 comporti problemi per ricercatori, studenti, industrie d’esportazione, banche, ecc. non gliene importa molto. Vedremo se l’UDC ha ragione o torto: in economia nessuno ha la verità in tasca, anche se le operazioni isolazioniste, improvvisate ed avventurose raramente sortiscono risultati positivi.

Diverso è il discorso per i partiti di centro, Liberali e PPD in particolare. I carini spesso non sanno che pesci pigliare. Navigano penosamente un po’ a destra e un po’ a sinistra. Il risultato è sovente una pasticciata e una lentezza mortale nell’affrontare i problemi che esplodono in mano. Se la votazione del 9 febbraio è andata come’è andata non possiamo che ringraziare questi partiti tentennanti e titubanti nelle questioni relative alla regolamentazione economica e ambientale. I consiglieri federali di questi partiti sono stati deboli, prima e dopo il voto, e avrebbero meritato di essere congedati seduta stante. Non è la prima volta che capita. Va ricordato anche il voto su altre iniziative popolari federali, come quello dell’iniziativa Weber sulle residenze secondarie e dell’iniziativa Minder: di fronte all’assenza di soluzioni chiare il popolo preferisce appoggiare delle soluzioni vere, anche se talora radicali e avventurose. PPD e Liberali non se ne sono ancora accorti?

Dopo il voto del 9 febbraio per i lavoratori di questo Paese le cose non cambieranno in bene. Come sindacati e sinistra dobbiamo continuare ad esigere salari minimi che consentano ai lavoratori di sbarcare il lunario, norme per la generalizzazione dei contratti collettivi di lavoro, misure contro la crescita del lavoro nero, la messa fuori legge dello scandaloso lavoro su chiamata (un’inesauribile fonte di povertà), l’eliminazione delle penalizzazioni dei lavoratori anziani che li rendono più costosi, la trasparenza dei contratti di lavoro e dei salari nelle ditte, incentivi sostanziosi per l’assunzione di disoccupati residenti, nessun regalo fiscale e nessun accesso ad appalti/commesse pubbliche per le imprese che discriminano oggettivamente i lavoratori svizzeri assumendo prevalentemente lavoratori frontalieri e che non applicano contratti collettivi di lavoro, ecc.

In Ticino il Sindacato VPOD esige da tutti i datori di lavoro del settore sociosanitario che firmino i contratti collettivi di lavoro vigenti. In caso contrario nel 2014 procederà ad azioni legali e sindacali incisive. Ricordo che gli asili nido sono sprovvisti di contratto collettivo di lavoro e che vige un dumping salariale inaccettabile. Ricordo i problemi contrattuali che si riscontrano per alcuni servizi di assistenza e cura a domicilio, ultimo dei quali quello creato dalla disdetta data dal Servizio di assistenza e cura a domicilio del Luganese, presieduto dal dr. Macchi, un vero affossatore del partenariato sociale in stile UDC. Vi sono poi servizi d’appoggio e strutture sociosanitarie che ancora non firmano il contratto collettivo di categoria e fanno i furbi. E infine anche nelle scuole private mancano crudelmente i contratti collettivi di lavoro e vigono talora situazioni di dumping salariale inaccettabile. È ora di agire in modo deciso contro il degrado del mercato del lavoro.

Raoul Ghisletta – segretario Sindacato VPOD Ticino