Vernissage Patrascanu – Fotografie – “Daniela, vibrazioni dell’anima”, presentazione del prof. Francesco De Maria

Ha avuto luogo ieri sera a Castagnola l’inaugurazione della prima mostra svizzera dell’artista italiana di origine rumena Daniela Patrascanu, un complesso di 40 opere figurative e informali riunite sotto il titolo “Percorsi e sfaccettature”. È intervenuto il Sindaco, che ha portato il saluto della Città a questa notevole pittrice che vive a Lugano da quasi due anni. Ha presentato l’artista il prof. Francesco De Maria. Ha offerto un’apprezzato intermezzo musicale il pianista ungherese Ferenc Nemes-Deák. Ai convenuti è stata offerta una magnifica torta raffigurante un’opera (astratta) di Daniela.

Dopo la gallery (opera del fotografo Dániel Vass) pubblichiamo il testo integrale della presentazione del professor De Maria.

04 Due Sy
06 Mamma
03 Due cop x
09 Piano
01 Tre
05 tutti
07 Pianista
08 Torta

DANIELA, VIBRAZIONI DELL’ANIMA

Gentile artista, onorevole Sindaco, cari amici tutti,

Io non sono un critico d’arte ma questo compito mi è stato affidato e cercherò di assolverlo nel migliore dei modi. A un certo momento, vi confesso, fui preso da uno scrupolo e le dissi: “Daniela, non sarebbe più opportuno che la presentazione della mostra fosse affidata a un critico d’arte?”. Mi rispose decisa: “Lo devi fare tu!” A questo punto obbedisco e… farò del mio meglio.

Per incominciare vi parlerò, a grandi linee, della vita di questa artista. Poi della sua personalità e del suo stile. Perché io l’ho intervistata e lei l’ha raccontata a me.

Daniela Patrascanu nasce a Galati, in Romania. All’età di quindici anni Daniela scrive la sua prima poesia. Eccola qui. Non ve la leggo in rumeno, è stata tradotta. Daniela non ha mai abbandonato la poesia, che la accompagna durante tutto il suo percorso nell’arte. Per questa ragione la mia presentazione terminerà con la lettura di una sua seconda poesia. Ricordate dunque: pittrice e poetessa.


A QUINDICI ANNI

A quindici anni

sei pronta a fare una regola

dalla caduta di un frutto acerbo

e sei pronta a buttar via le carte

quando consideri che sei tu

a dover essere buttato.

 

A quindici anni

l’uovo è quadrato

perché la gente lo vede ovale

e qualsiasi sorriso è sbiadito

perché non sai

a chi appartenga.

 

A quindici anni

ti aggrappi a una parola

e ti intestardisci a conservarla

perché qualcuno

ti potrebbe ferire con essa.

 

A quindici anni

mamma, papà

sono dei punti cardinali

troppo lontani

dal centro psicologico.

 

A quindici anni

respiri attraverso l’umiltà

e sei diverso

perché è l’unica cosa

che tu abbia accettato dal mondo.

 

A quindici anni

un blocco di granito

ti fa sedere su una sedia

che tu trasformi

in un letto e una bara.


Daniela vive la sua giovinezza durante gli anni della dittatura di Ceausescu. Anni tristi, così li ricorda: poca libertà e poco pane, molta obbedienza e molto entusiasmo obbligato. Anni duri e difficili ma Daniela non si perde d’animo. Uno dei suoi ricordi, che mi ha confidato e che ha messo per iscritto, mi ha veramente colpito: “Ci portavano a selezionare le cipolle marcite e ghiacciate. Faceva così freddo e non avevamo i guanti e c’era un odore devastante”. Straordinaria questa immagine, così scolpita, così sincera. Io di queste cose non so quasi nulla ma almeno una volta, recentemente, ho visitato la bella Romania, con i castelli, i monasteri della Bucovina e l’immenso palazzo di Ceausescu, che ha, dicono, 1500 o 2000 o nonsoquanti locali e fu portato a termine solo dopo la sua violenta morte. Oggi è sede del parlamento.

Daniela è conscia del suo valore e vuole realizzarsi. Non è facile il suo rapporto con i genitori, che non comprendono, e neppure approvano, la sua inclinazione artistica (“mi accusavano di scarabocchiare”) e le sue ambizioni.

Daniela segue i suoi studi, è una brava allieva. Trova lavoro come insegnante e, poiché è portata per le lingue, anche come interprete free-lance. Fa l’attrice in compagnie amatoriali. Viaggia. Impara l’italiano (“a 12 anni mi ritrovai tra le mani una cartolina di Capri, mi parve un paese di sogno”) e l’impara bene. Incomincia a conoscere l’Italia.

Nel 2001 lascia la Romania e si stabilisce a Firenze, città dove l’Arte fa scaturire in lei il desiderio di esprimere la sua indole artistica disegnando e dipingendo. All’inizio procede da autodidatta, poi come allieva negli studi di pittori fiorentini affermati, prima nell’ombra e poi in piena luce. Partecipando a varie manifestazioni culturali, mostre collettive e personali, Daniela sboccia nel vasto campo degli artisti toscani suscitando subito interesse ed apprezzamenti.

Il suo primo stile è figurativo, dipinge dolci paesaggi toscani e nudi femminili. In questa mostra trovate rari quadri che appartengono a questa fase pittorica iniziale. Si fa conoscere, gradualmente ma velocemente si afferma. Nel maggio 2007 è chiamata a far parte della prestigiosa “Antica Compagnia del Paiolo”, un’illustre società fondata nel 1512 da Giovan Francesco Rustici, amico di Andrea del Sarto e di Leonardo da Vinci. L’insegna di tali compagni risuona di una tagliente fiorentinità:

Gli artigliati del Paiolo voglion questo e questo solo
che chi ha ingegno lo riveli e chi è bischero si celi»

La Compagnia non ha mai tradito il suo originario intento, che si compendia nel motto “l’arte si fa a cena”. Occorre dunque coniugare cultura e convivialità, e giustamente famosi sono i suoi conviti. “Paiolanti d’onore” sono stati, per fare alti esempi, Giovanni Spadolini, Pietro Annigoni, Franco Zeffirelli, Mario Luzi, Giorgio La Pira.

Presto Daniela intraprende la via dell’astrazione e il vortice diventa l’elemento centrale della sua pittura. La sua tecnica si volge all’acrilico. “L’olio è lento ma l’acrilico è veloce” mi ha confidato Daniela. Immagino che si riferisse all’asciugarsi del colore sulla tela. Ma sono quasi certo che ci fosse qualche altra implicazione.

Vi descrivo il mio primo impatto con il “pianeta Patrascanu”. Conoscevo Daniela da poco, avevamo deciso di pubblicare un’intervista su Ticinolive e mi dovevo preparare per bene. Che cosa fa in una simile situazione un pubblicista come me, ormai irrevocabilmente immerso nel web? Digita “Daniela Patrascanu” opere e clicca “enter”. Stiamo a vedere!

La pagina si riempie di numerosi quadri, in prevalenza astratti. Colore dominante è l’azzurro, che spesso volge nel violetto. La finezza cromatica dell’elaborato colpisce. Lingue di colori caldi s’intrufolano nel mondo azzurro/viola, che rimane dominante. E il disegno… Motivi grafici circolari, spiraliformi, serpentini, tentacolari, arabescati, sinuosi, vorticosi.

Sì, questa sembra essere la parola chiave: il vortice. In certe opere esso ha l’aspetto di un occhio, come in “Luce dal dolore” o in “Jungle space”.

Che cos’è il vortice per me? Che cos’è un vortice? Mi rivolgo al vocabolario (il Palazzi): “Rapido movimento di cosa girante intorno a se stessa”. Rifletto. Quali vortici conosco? Io sono un cultore di Edgar Allan Poe, è uno dei miei autori prediletti, e il mio pensiero corre subito al racconto “Una discesa nel Maëlstrom”, un capolavoro, un classico, nel quale un pescatore dell’estremo Nord viene risucchiato da un mostruoso gorgo nel pieno di una folle tempesta (poi miracolosamente si salva, anche Poe può permettersi, ogni tanto, un lieto fine!). Ecco, mi sono detto, un vortice degno del pennello di Daniela Patrascanu!

Ma che cos’è allora – e questo è più importante – il vortice per lei? Ascoltiamola:Il mio vortice è un portale verso altre dimensioni spaziali dove io viaggio con la mia fantasia alla ricerca di mondi paralleli affascinanti, giusti e privi di ipocrisia ogni volta che qualcosa di questo reale interferisce in modo negativo e violento con la mia sensibilità”. Il vortice come porta verso un mondo “più giusto e privo di ipocrisia”. Ma la pittrice aggiunge: “Il vortice rappresenta anche il mutamento impetuoso avvenuto nella mia vita, quando mi sono lanciata nella creazione dell’arte”.

Come ogni artista, Daniela si interroga sul sentimento dello spettatore perché… che cosa può essere un artista senza il suo pubblico? Solo, rinchiuso nella torre d’avorio? Senza un’anima alla quale offrire la sua comunicazione, il suo messaggio, la sua arte?

Daniela: “Forse non tutti capiscono il perché dell’effetto che un dipinto ha su di loro. Alcuni dicono semplicemente: “Mi piace, mi fa star bene”. Altri: “È bello ma non lo capisco”. Perché nell’informale è più difficile penetrare nella mente dell’autore.

E ancora, oscillando tra realismo e speranza: “Chi non sente nessuna vibrazione vuol dire che è refrattario ma non necessariamente per sempre”. Daniela vibrazione dell’anima. Un critico ha persino scritto, un po’ audace: geografia dell’anima.

Ascoltiamoli ora brevemente i critici, questi sommi e talvolta impietosi giudici dell’arte e degli artisti. Mi permetto questa prima citazione perché è assai godibile, benché elaborata, e serve a dimostrare quali pensieri ispiri la nostra Daniela. Il riferimento è per così dire “globale” e accomuna la persona e l’opera, viste come un unicum.

Circonfusa da una specie di aureola che non credo sia necessariamente addebitabile alla santità quanto piuttosto alla beltà, algida e al tempo stesso prossimale (pare quasi, talora, un angelo iperuranico in procinto di accondiscendere soavemente a una discesa), altèra ma come in una finzione, essa fa di sé stessa un’opera d’arte. Rappresenta un qualcosa che va al di là di sé stessa.”

Leggiamo anche il giovane ma già autorevole Salvatore Russo: “Il cuore con le sue mille sfumature diventa l’elemento d’indagine. La sinuosità delle sue linee che vanno a occupare lo spazio. Il linguaggio cromatico essenziale e mai eccessivo. La capacità stilistica che scompone il segno e lo riporta sui giusti binari. Queste sono le caratteristiche di una pittura che trova nel gesto autentico la sua vera forza. Gli universi taciti del non detto. Il dolcemente percepibile. Un caos che si fa “ordine delle cose”.” L’ossimoro dell’abile critico: un caos ordinato, un ordine caotico!

Il tempo corre veloce e Daniela arriva nella nostra città. Non la sceglie per caso: prima la visita e poi se ne innamora. Vive qui da quasi due anni. Oggi inaugura a Lugano la sua prima mostra, davanti a voi, con voi, che siete il suo folto e competente pubblico. In questo bell’edificio, ex municipio di Castagnola, luminoso e spaziante sul golfo, Daniela Patrascanu vi propone 40 sue opere.

Ne ho scelte, idealmente, alcune per voi; e a conclusione di questa mia presentazione ve le nomino, accompagnandole con un breve e soggettivo commento.

Per il primo periodo figurativo scelgo: “Paesaggio senese”, con l’ampio respiro della campagna e quel colore bruno modulato e dominante. Nero è il cipresso che con l’ulivo è il simbolo del contado toscano.

Per la figura femminile vi propongo: “Sensualità”, e anche “Strega nuda”. A questo punto il mio pensiero corre subito a Hella, la strega (ovviamente nuda) dagli occhi verdi del meraviglioso romanzo di Bulgakov “Il Maestro e Margherita”. Ecco, sì, potrebbe essere lei! Ma attenzione. La strega di Bulgakov aveva una cicatrice sul collo.

Per finire, il piatto forte, che è l’informale costellato di vortici. Ecco “La danza dei portali”, che l’autrice stessa definisce “psichedelico”, dalla straordinaria e sfavillante variegazione cromatica. Oppure: “Portali in connessione”, nel quale 14 vortici rappresentano altrettanti portali, e tutti sono collegati tra loro. Un’immagine, interpreto, della connessione inscindibile del web. Infine, “Il destino e il cigno lilla”, 2012, magnifico quadro di addio all’amata Firenze. Per giungere qui, sul Ceresio, a incontrare cigni veri e non certo lilla, ma bianchissimi e immacolati.

Daniela firma le sue opere con un caratteristico monogramma: una grande D che contiene al suo interno una P più piccola. Il significato me l’ha voluto spiegare: Daniela, il suo nome proprio, prevale su Patrascanu, il nome della sua famiglia. Una piccola manifestazione di orgoglio per una donna che si è fatta da sé e che non sempre è stata compresa.

Ho quasi finito. Dopo aver aperto questa modesta presentazione con la sua prima poesia, scritta alla verde età di quindici anni, con un’altra poesia breve, intensa e drammatica la concludo.

 

SPECCHIO (Oglinda nell’originale rumeno)

Si scontrano dei galeoni dentro di te,

nel tempestoso e scuro mare.

E’ inutile che tu guardi dentro lo specchio.

Il punto interrogativo rimane lo stesso.

 

Quale volo ti farà staccare ad un tratto

dal mondo così ingrato?

 

Nei tuoi palmi trovi persi

i passi dei tuoi giovani anni.

E’ inutile che tu guardi dentro lo specchio.

La risposta? Alza le spalle.

 

Quale volo ti farà staccare a un tratto

Dal mondo così ingrato?

 

Un volo di dolore e paura

Fermato a metà cielo.

Solo allora vedrai nello specchio

Il tuo ritorno dal mistero.