“Uno spettacolo indegno!” – Violento comunicato del Partito Socialista


(francesco de maria) Pubblichiamo alla lettera questo furente comunicato, senza omettere di evidenziare in blu la frase secondo noi più fuorviante. Ci permettiamo di farvi notare, o irruenti ma poco lucidi amici socialisti, che il Ministero Pubblico dipende dal PROCURATORE GENERALE.

E proprio a lui, umilmente (poiché è un pezzo grosso), rivolgiamo due domande.
1) Prevede egli  – in relazione al caso in questione – di intraprendere qualche ulteriore passo, eventualmente correttivo?
2) Ha egli iniziato a compiere le necessarie indagini per scoprire l’origine della grave violazione del segreto d’ufficio (che difficilmente sarà stata commessa dallo Spirito Santo)?


Sconcertati: come altrimenti potremmo sentirci? Quale altra reazione potrebbe provocare, se non sconcerto, lo spettacolo indegno al quale stiamo assistendo?

Da un lato l’UDC, che riesce a far eleggere la propria candidata al ruolo di procuratrice pubblica. Candidata che viene sfiorata dal sospetto in una brutta, bruttissima vicenda di sfruttamento del lavoro nero, con una collaboratirce domestica filippina frontaliera non in regola e pagata una miseria. Una vicenda che, se confermata, sarebbe scandalosa proprio perché vede coinvolte persone di quell’area politica che ha trasformato la demonizzazione dei frontalieri nel proprio cavallo di battaglia.

Dall’altro lato troviamo la Lega dei Ticinesi. Che, avendo visto la propria candidata non eletta, cavalca lo sdegno per lo scandalo che tocca l’UDC e pubblica sul proprio domenicale stralci di verbali di interrogatorio. Dalla stampa veniamo poi a sapere di anticipazioni ricevute dal democentrista Marco Chiesa da parte del collaboratore personale del ministro Zali, Cleto Ferrari, che preannunciava una non meglio precisata “bella sorpresina”. Se fosse confermato quest’avvertimento, evocante culture e modi di fare intimidatori che dovrebbero essere estranei al nostro Paese, ci troveremmo di fronte a un’illecita fuga di notizie dagli uffici della Polizia o del Ministero Pubblico, che dipendono dal Dipartimento delle Istituzioni, diretto dal leghista Norman Gobbi.

Tutto ciò è uno spettacolo indegno. Indegno per lo sfruttamento di una lavoratrice straniera e frontaliera, alla quale viene rifiutato un salario decoroso e che non viene messa in regola di fronte alla legge. Indegno perché getta un’ombra inquietante su una procuratrice pubblica, una persona che, per la propria funzione nella Magistratura, dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto. Indegno perché mostra che proprio quella parte politica che della lotta alla spartizione delle poltrone aveva fatto una ragione della propria fondazione oggi, non riuscendo ad acchiappare una di quelle poltrone, per vendetta sfrutta i metodi più subdoli e loschi per delegittimare i propri avversari politici.

Noi non possiamo accettare questo modo di fare. Noi vogliamo che il dibattito politico sia limpido, trasparente, fondato sul confronto fra le idee e gli argomenti, non sulle rappresaglie. Noi vogliamo che le persone chiamate a giudicare le cittadine e i cittadini siano al di sopra di ogni sospetto. Noi vogliamo che a ogni lavoratrice e ogni lavoratore sia corrisposto un salario dignitoso e che la sua condizione lavorativa rispetti tutte le leggi in vigore.

E’ chiedere troppo? Evidentemente sì: è chiedere troppo, in questo Paese dove il confronto politico sembra soprattutto una guerra fra bande. Mentre sullo sfondo rimangono i veri problemi quotidiani delle persone: sfruttamento con lavori precari e sottopagati, iniquità per favorire i ricchi, tagli ai sussidi fondamentali per molte economie domestiche, soldi buttati in inutili aerei da guerra. Sono queste le cose di cui dovremmo occuparci. Non le porcherie alle quali ci tocca assistere in questi giorni.

Per questo motivo, dopo la riunione di direzione svoltasi stasera, chiediamo che su queste vicende venga fatta chiarezza quanto prima in tutte le sedi istituzionali e che la procuratrice pubblica Valentina Item faccia un passo indietro e si dimetta. In merito sottoponiamo un’interrogazione al Consiglio di Stato, che vi alleghiamo.

Partito Socialista