“L’alternativa è tra socialismo e barbarie” (Marx) – Intervista a Davide Rossi

La mia sponda locarnese, si sa, è il Rivellino. L’ho scoperto da un paio d’anni e me lo tengo stretto, è una realtà veramente speciale. Al Rivellino ho conosciuto il professor Davide Rossi, marxista impenitente e scatenato, propagandista accanito, oratore fluente e fascinoso. Proprio come piace a me. (Anch’io saprei parlare, ma non lo faccio mai perché non ne ho l’occasione).

Il mondo “raccontato da Rossi”… sembra un ALTRO mondo e perciò – almeno un poco – ci sconvolge. Lasciamoci trasportare dal turbine Rossi, incominciamo il viaggio. Non senza un avvertimento a vantaggio del lettore: l’intervistatore rimpiange il mondo “di prima dell’89” (1989? O 1789? Date fatali!)

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Che cos’è successo nel 1989? Ha un’idea?

Davide Rossi  Nel 1989 la Guerra Fredda, che poi era una guerra vera combattuta con le armi in Africa, Asia e America Latina, con aggressioni statunitensi a nazioni di orientamento socialista del Sud del mondo, ed era soprattutto una guerra ideologica combattuta in particolare in Europa, in cui gli statunitensi a Est facevano desiderare oggetti socialmente inutili e a Ovest li concedevano (rapinando le materie prime energetiche e alimentari del sud del mondo), ha assestato un colpo decisivo. Una guerra volta a propagandare il consumismo capitalista attraverso la città/propaganda di Berlino Ovest, vero cuore di questa guerra, contro Berlino Est e la DDR. Clamorosi errori politici dei paesi socialisti, alcuni evidenti limiti burocratici degli stessi, hanno agito poi peggiorando la situazione, arrivando così, nel dicembre 1991 alla fine dell’Unione Sovietica.

Tuttavia i teorizzatori della fine della storia e del secolo breve, gli economisti al servizio del pensiero unico capitalista che genera fame ed esclusione su tutto il pianeta e immani disastri ecologici, si devono ricredere. Non solo Cuba e Corea e un’altra manciata di stati sono ancora socialisti, ma soprattutto la Cina, oggi prima potenza economica mondiale, lo è. La storia cammina più decisa che mai e soprattutto più solerte dei suoi presunti e interessati becchini.

Dopo la caduta fatale, in quali termini può essere riproposta oggi l’idea comunista?

DR  Credere in un mondo giusto ed eguale e battersi per realizzarlo, voler garantire a tutte e tutti, nessuna e nessuno escluso, i diritti sociali, ovvero casa, scuola, salute, lavoro, cultura, sport, tutela degli anziani, questo è il socialismo, questo è il programma comunista. Mi sembra un programma urgente da realizzare, in ogni parte del mondo. La fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la fine di ogni prevaricazione di uno stato o meglio di un’insieme di stati, come l’Occidente, che opprime e rapina altri stati delle loro ricchezze e mette i bambini a lavorare a cinque anni è intollerabile. Il comunismo, che io preferisco chiamare socialismo (senza confonderlo con l’assurdo compromesso socialdemocratico asservito al capitalismo), è necessario.

Che giudizio formula sul dittatore Stalin un comunista del 2014 ?

DR  È impossibile rispondere in poche righe. Stalin per alcuni è un dittatore sanguinario, per altri il liberatore dell’Europa dal nazismo. Tra queste due affermazioni, la prima forzata e la seconda autenticamente rappresentata dagli avvenimenti storici, vi è una infinità di variabili. Ho scritto diversi saggi nei quali ho spiegato la politica sovietica degli anni ’30 e ’40. Rimando a quelle riflessioni. Tuttavia qualcosa va detto sul capitolo “morti”, premesso che la contabilità mortuaria non è un criterio storico, o almeno lo è molto parzialmente, segnalo che sebbene molti storici abbiano documentato l’esiguità dei morti nel trentennio staliniano, facendo anche finta che tutti gli esagerati 80 milioni di morti del “Libro nero” possano essere attribuiti a lui, segnalo che Obama, garante militare dell’attuale ordine unipolare mondiale, ne ha già fatti molti di più, morendo ogni anno venti milioni di persone, bambini e adulti, uccisi nei campi, nelle miniere e nelle fabbriche controllate dall’Occidente.

La storia è una scienza tragicamente travolta dalla propaganda. La riflessione storica si arricchisce di impostazioni e idee differenti, questo è legittimo, la forzatura degli avvenimenti lo è molto meno.

Descriva, secondo la sua visione e i suoi criteri, l’evoluzione dell’Occidente dopo il 1989.

DR  L’Occidente ha distrutto lo stato sociale, non più utile, essendo finita la Guerra Fredda, peggiorando le condizioni di vita dei suoi cittadini e trovandosi poi travolto dall’emergere di nuove nazioni, prima tra tutte la Cina. L’Occidente ha anche tentato l’assalto all’Europa Orientale, si è servita di un mediocre Eltsin per depredare la Russia per un decennio, ha portato la Nato ovunque. Direi un bilancio fallimentare. Si poteva costruire l’Europa dei popoli, si è costruita l’Europa delle banche al servizio della Nato. Troppe occasioni sprecate.

La “redenzione” del Terzo mondo, misero e oppresso, avverrà a spese delle nostre società?

DR  Da un decennio scrivo di declino non reversibile del sistema occidentale. Le faccio un esempio. I nostri telefoni portatili funzionano grazie alla columbo-tatantalite, il coltan, del Congo. Ieri pagavamo una cifra irrisoria il coltan, come il cacao, come il petrolio, come lo zucchero, come il metano.

Oggi la Cina e gli altri paesi BRICS comperano quei prodotti pagandoli dieci volte di più. È il mercato. L’Occidente rifiuta di pagare a sua volta un po’ di più e organizza guerre locali e tribali per rubare quelle materie prime, energetiche e alimentari, per non pagarle. L’Uganda non ha coltan ed è la seconda esportatrice mondiale. La nostra ricchezza, la ricchezza dell’Occidente, si è costruita sul furto delle materie prime dal 1945 a oggi. I nostri genitori pensano di aver dato un importante contributo con la loro operosità, in parte è vero, ma senza la rapina delle ricchezze del sud del mondo non avremmo questo elevatissimo livello di vita. La globalizzazione porta equilibrio e ristabilisce una certa eguaglianza planetaria. L’errore è stato un passato eccessivamente ricco, oggi dobbiamo capire che quel modo di vivere è finito. Inventare un mondo ecosostenibile che permetta a tutte e tutti di vivere bene, dignitosamente e in armonia con gli altri popoli è la sfida del presente. Se prevarrà l’egoismo, ci saranno solo tragedie, morti, sangue e guerre.

Lei è troppo giovane e non può averlo vissuto (ma io sì). Che cos’è per lei il Sessantotto?

DR  Una stagione di emancipazione da una società scleroticamente ottocentesca. I rapporti sociali erano quelli di inizio Novecento, la società non lo era più, l’assenza di una graduale trasformazione dei rapporti sociali ha portato a una rottura netta col passato. L’accesso di massa alla cultura crea, con tutte le contraddizioni del caso, il nostro presente.

Un vero marxista è necessariamente ateo. Che cosa cerca un marxista in papa Francesco?

DR  Dissento totalmente dall’analogia tra marxismo e ateismo. Il più grande collaboratore di Palmiro Togliatti era Franco Rodano, fondatore del Partito dei Cattolici Comunisti, poi confluito nel PCI. Marx ha ripreso la frase di d’Holbach, l’illuminista settecentesco tedesco, sul’oppio dei popoli, ma nel Capitale ha scritto che “la religione è il sospiro della creatura oppressa”.

Io in papa Francesco non cerco nulla, io so che i sentimenti religiosi dei popoli sono una parte del loro cammino di emancipazione personale e collettiva, tra i cristiani, come tra i musulmani. Nel 1979 la Rivoluzione iraniana ha sancito l’irruzione dello spirituale nel politico e io stesso in Egitto, a partire dai giorni della cacciata di Mubarak, quando ero in piazza Tahrir, ho visto masse di giovani musulmani che lottavano per la loro liberazione.

L’alternativa mondiale al capitalismo-consumismo unipolare e verso un multipolarismo solidale si costruisce nel dialogo con chi vuole costruire un’alternativa a questo fallimentare presente. Molti cristiani e molti musulmani sono sinceramente impegnati in un cammino di giustizia sociale. Fare dei marxisti degli atei vetero-ottocenteschi è ridicolo. Io almeno mi chiamo fuori da questa riduzione semplicistica in cui non mi riconosco.

A suo avviso la Chiesa cattolica, che in Occidente declina, deve cercare la sua chance unicamente nel Terzo mondo?

DR  La chiesa cattolica è una struttura complessa, è la più antica struttura di potere dell’Occidente. Allo stesso tempo alimenta una fede e valori di solidarietà ed eguaglianza. Il nefasto papato di Giovanni Paolo II ha inventato i movimenti religiosi, o meglio li ha fomentanti, come strumento di lotta dell’Occidente contro il resto del mondo. Eppure nello stesso Occidente molti cattolici hanno dissentito e dissentono da questa visione. Francesco, pur sapendo bene di non poter esagerare, sta tuttavia orientando in senso universale una chiesa per troppi decenni piegata a difesa dell’Occidente. Gesù ripeteva la frase del Levitico: “ama il prossimo tuo come te stesso”, il prossimo sta in Congo, come nelle Filippine. L’idea che il prossimo sia solo l’europeo, il vicino di casa, è non solo un’idea sbagliata dal punto di vista evangelico, ma totalmente insostenibile dentro gli sconvolgimenti del presente.

In me (come, penso, in molte altre persone) l’immagine degli USA è profondamente mutata nel corso dei decenni. Erano i garanti dell’Europa libera di fronte alla minaccia sovietica. Oggi sembrano una cosa molto diversa. Sono cambiati i miei occhi, o sono cambiati LORO?

DR  A me sembrano, dal 1945, i garanti del consumismo occidentale. Tale sistema è giunto al suo capolinea, sebbene loro non paiano intenzionati a rivedere il loro atteggiamento di prevaricazione economica e militare che li ha portati ad ergersi autoproclamati garanti della pace mondiale, una strana pace costellata di bambini morti nelle fabbriche in Bangladesh e di bambini che muoiono di fame nel Sahara, per non dire quelli morti sotto le bombe sganciate dai marines in Afganistan. Questa organizzazione mondiale è finita. È tempo, come avrebbe detto La Pira, che tutti gli uomini di buona volontà si adoperino per la costruzione di un nuovo mondo solidale.

Gli Stati Uniti accetteranno mai di intrattenere una relazione normale con Cuba?

DR  Molto presto le relazioni con Cuba si normalizzeranno, già esistono aerei con voli diretti tra Miami e L’Avana. Gli Stati Uniti vogliono muovere guerra alla Cina, al momento commerciale, ma non escluderei pericolose e drammatiche vie militari. Cuba non interessa più la Casa Bianca.

Che cos’è successo realmente in Ucraina e come finirà questa pericolosa vicenda?

DR  Come dico sempre, faccio lo storico e non l’indovino, non so come finirà. So che tutto è andato per adesso nel modo peggiore possibile. Mi sconvolge soprattutto la leggerezza, la superficialità, la totale incomprensione di quanto stava e sta accadendo da parte dei politici europei. Hanno spalleggiato i gruppi fascisti, hanno screditato un presidente comunque eletto, lo hanno rimpiazzato con uno che Wikileaks ci racconta essere al servizio dell’Occidente da anni, hanno avallato l’eliminazione della lingua russa parlata da tutti gli ucraini, i quali in molti casi il russo lo sanno, ma l’ucraino non lo conoscono. Mi auguro il dialogo prevalga, ma ciò avverrà solo se le donne e gli uomini del Donbass vedranno rispettati i loro diritti.

Lei frequenta il Ticino, e in particolare il Rivellino di Locarno. Com’è nato questo rapporto con Sciolli e Olaniszyn? Che cosa avete realizzato insieme? Che cosa state progettando?

DR  Sciolli e Olaniszyn sono due persone meravigliose, di grande e profonda cultura, animate da un amore per l’arte che ne fa liberi promotori di grandi eventi. Hanno accolto di ospitare l’ISPEC, l’Istituto di Storia e Filosofia del Pensiero Contemporaneo, quando nel 2012 è nato. La collaborazione è fondata sulla totale libertà dell’ISPEC di proporre incontri, eventi, dibattiti. Credo che Sciolli e Olaniszyn rappresentino una grande ricchezza, un grande valore aggiunto per tutto il Ticino, sebbene il Ticino e la Svizzera non riconoscano i meriti che hanno.

Nel Ticino c’è un piccolo partito comunista, capeggiato da Massimiliano Ay. Lei segue l’attività di questi giovani marxisti? Potranno crescere e pesare o dovranno limitarsi a “coltivare l’utopia”?

DR  Piccolo? Un partito che Massimiliano Ay ha portato da poco sopra lo 0,5% a superare l’1,2%, con punte del 2,7% a Locarno e con una capacità di mobilitazione dei giovani straordinaria e unica nella sinistra ticinese, un partito capace di portare una dozzina di ragazzi nei consigli comunali, Lugano, Bellinzona e Locarno incluse, non mi sembra piccolo. Mi sembra anzi una concreta realtà politica della Svizzera Italiana che si sta consolidando. Io li seguo, li sostengo e ne condivido il lavoro e l’analisi, un lavoro per nulla utopico, ma capace di immaginare il futuro che, anche in Svizzera, occorre costruire al più presto, perché l’alternativa, come diceva Marx, e come ripeteva Rosa Luxemburg, è, ancora una volta, tra socialismo e barbarie.

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