“Israele è circondato da assassini” – Intervista ad Alessandra Noseda

Nel preparare le domande, lo confesso, mi sono sforzato di mettere in difficoltà Alessandra (lo ritenevo un mio dovere di intervistatore). Il lettore dirà se ci sono riuscito. Le risposte che ho ottenuto sono estremamente decise, non lasciano margine all’incertezza.

Un’intervista del professor Francesco De Maria.

 

Mi definisca un “anti-sionista non anti-semita”, ammesso che un’entità del genere per lei esista.

Alessandra Noseda  Comincerei con una distinzione: antisemita è un individuo permeato di odio razziale, antisionista invece è colui che non riconosce ad Israele il diritto di esistere. L’antisemita è antisionista, l’antisionista non per forza è antisemita. L’antisemitismo ha radici secolari probabilmente fomentato dai movimenti religiosi cristiani, l’odio ed il disprezzo nei riguardi della “razza ebraica” si ritrovano dal trecento ai nostri giorni nell’arte, nella letteratura e perfino nel linguaggio comune . L’ebreo è detto “ammazza cristo”, rinnegatore, il suo fiele utilizzato per pozioni di magia nera (Macbeth, 1606), raffigurato come profanatore di ostie, avaro, viscido e ladro, marrano e rabbino sono usati come insulti linguaggio moderno. Per non parlare del tentativo di genocidio nel secolo scorso, ad opera di Hitler e di Stalin. Attualmente l’antisemitismo si è ben impadronito dei giovani a causa dell’instancabile indottrinamento operato dai media e dell’ignoranza pandemica riguardo alla cultura ebraica e alle verità storiche. L’antisionismo è invenzione recente, era ancora un embrione negli ultimi anni dell’Ottocento come reazione al sionismo a sua volta figlio delle spinte nazionaliste europee. L’antisionista rinnega Israele ed il suo diritto ad esserci. Curiosamente la moderna figura dell’antisionista non antisemita si ritrova proprio tra alcuni Ebrei , minoritari ma che godono di un grande spazio mediatico, i quali negano a sé stessi la dignità di popolo, sacrificano la loro identità con spirito di martiri per rimanere nel comodo ruolo di perenni vittime.

È la storia che giustifica la creazione dello stato ebraico nel 1948?

AN  La nascita dello Stato d’Israele fu sancita con risoluzione ONU il 29 novembre 1947. Tale risoluzione, salutata da Golda Meir come la liberazione attesa da duemila anni, scateno’ una guerra civile ingravescente tra la popolazione arabo-palestinese che rappresentava la maggioranza sul territorio e la popolazione ebraica. Furono gli arabi ad attaccare, senza metodo né organizzazione tanto che già nel maggio del `48 le forze militari arabo-palestinesi erano devastate , gli abitanti fuggiti dalle case e la Palestina araba irrimediabilmente disgregata. A causa della vittoria, alcune aree precedentemente assegnate dall’ONU agli arabi palestinesi, caddero sotto il controllo d’Israele, formando una fascia di terreno di difesa dagli attacchi arabi e la vera nascita della Stato sovrano. Tentando un breve riassunto: il popolo ebraico, nato su quelle terre, dopo averle abitate per tredici secoli fino al 100 d.C , scacciato ed esiliato dai Romani, perseguitato fino ai tempi moderni nel `48 ritrovo’ la sua terra anche se dovette pagare (agli arabi) deserti e paludi con oro e sangue. Vinse poi guerre di aggressione, mirate alla sua distruzione, e si estese. Perché negargli il diritto di esistere?

66 anni, una tragedia senza fine. Non è possibile che non ci siano colpevoli. Le propongo:
— la prepotenza di Israele
— il fanatismo dei capi palestinesi
— gli Stati Uniti d’America
— l’ONU
Quali sono i suoi gettonati?

AN  Le cause di tanta violenza vanno ricercate molto piu’ indietro nel tempo, alla fine dell’Ottocento, all’epoca in cui i sultani dell’impero ottomano cominciarono a vendere agli ebrei emigranti pezzi di terra considerata di scarto, deserto e palude, determinando loro stessi il diritto del popolo d’Israele a viverci e non considerando l’impatto che un popolo di cultura occidentale avrebbe avuto innestandosi in regimi teocratici permeati di jiadh. La storia di Israele fin dai primi insediamenti è stata caratterizzata da continui scontri con la popolazione araba che vedeva Israele come il nemico da distruggere. La jiadh inventata nel trecento dal sultano Murrad I è lo scopo del vero islamico, la guerra santa per l’uccisione di chi mussulmano non è. I recenti tremendi sviluppi sono ancora in questa logica, gli arabi non si fermeranno finchè Israele non sarà distrutta, la pace è solo un miraggio della mentalità occidentale.

In questa “guerra” di Gaza la percentuale di perdite civili – e in particolare di bambini e donne – è straordinariamente alta. L’esercito israeliano sta combattendo contro un esercito?

AN  Un Esercito presuppone un’organizzazione, un’azione nel rispetto delle convenzioni di Ginevra, presuppone divise di riconoscimento, armi di ordinanza, precise gerarchie. Non vedo nulla di cio’ in Hamas. Vedo degli assassini, in base alla mia mentalità occidentale, che si sono armati utilizzando miliardi ricevuti per gli aiuti umanitari, che da anni tirano razzi su Israele da una terra che non è più occupata dal 2005, che hanno mandato a morte centinaia di bambini obbligandoli a scavare i famosi tunnel, che mettono i civili a scudo delle armi in modo che Israele sia frenato nell’azione offensiva, che mentono promettendo tregue che puntualmente disattendono. No, non è un esercito.

L’ONU accusa Israele di crimini di guerra. Sono accuse false, invenzioni malevole? Nel’ambito dell’ONU vige un clima antisemita?

AN  So che per Israele la vita umana è sacra, anche quella dei nemici, ed è il motivo per cui non ha dispiegato la sua potenza militare. Se crimini di guerra ci sono stati, non sono fenomeni strutturati come da parte di Hamas. Non si deve escludere a priori che Israele abbia veramente commesso crimini di guerra, però la posta in gioco è talmente alta per tutto l’Occidente che trovo di stampo tendenziosamente antisemita oltre che stupido sollevare il problema adesso, in pieno terribile conflitto.

I palestinesi sono accusati di manipolare le notizie e di truccare le fotografie a fini propagandistici. Mi può portare qualche esempio significativo di tali pratiche? Questa “disinformazione” distorce gravemente l’immagine della guerra?

AN  La guerra è talmente spaventosa che non necessita fotografie truccate. So di immagini di vittime di terremoti fatte passare per vittime di bombardamenti, o bambini uccisi da Hamas come vittime israeliane. In ogni caso la guerra non ha bisogno di presentazioni. I sentimenti di indignazione, basati sul raccapriccio, certamente guidano l’opinione pubblica ma credo che Israele `sta volta continuerà senza permettere interferenze. E questo sarà un bene per tutto l’Occidente berciante ed inconsapevole.

È possibile che il numero dei bambini uccisi dagli israeliani venga artificialmente “gonfiato” per colpevolizzare al massimo Israele? Quali media si rendono complici di simili falsificazioni?

AN  Nessuno puo’ dire quanti siano i bambini morti nel conflitto. Ho visto il breve filmato di un “guerriero” di Hamas che si spostava da un riparo all’altro trascinando un bambino per la collottola, al fine di farsi scudo. Nel caso di morte del bambino, certamente Israele sarebbe accusato della raffica mortale. So di un asilo, colpito da Israele secondo Hamas, fatto esplodere da Hamas secondo i fatti… non bisogna dimenticare che il Corano incita il guerriero alla menzogna per disorientare il nemico e vincerlo. I media in genere abboccano alla bugie, si caricano di immagini terribili ed irrispettose di ciò che accade senza capirne il significato nemmeno alla lontana. Particolarmente poco consapevole è la nostra RSI, l’Ebreo cattivo che uccide il buon Palestinese a casa sua è il martellante ritornello

L’uccisione mirata di nemici militari o politici mediante missili lanciati da droni – largamente praticata anche dagli Stati Uniti d’America – è un atto di guerra?

AN  Decisamente non è un atto di pace. Se è inserita in un contesto di guerra attiva, cioè dichiarata e sostenuta da scontri tra le parti, la chiamerei azione di guerra. Se non è in una guerra attiva, potrebbe essere l’innesco di una dichiarazione di guerra quindi un atto di guerra propriamente detto.

L’uccisione mirata di Netanyahu o di un ministro israeliano o di un ufficiale di Tsahal mediante un drone (che i palestinesi non hanno) sarebbe ipoteticamente un atto di guerra?

AN  Mi sembra che la guerra sia già in atto, quindi la chiamerei azione di guerra … non penso che sia facile uccidere Netanyahu, chissà quante volte ci hanno provato.

Potenti e sonore sono le lobby: c’è quella filo-israeliana e quella filo-palestinese. A me piacerebbe creare una lobby, da me denominata “lobby simmetrica” :
— che condanna Hamas per il martirio che causa al suo popolo
— che condanna Israele per la sua totale, cieca inerzia politica, che ha ridotto il margine negoziale a zero per affidarsi unicamente a una schiacciante superiorità bellica. Immagino che la “lobby simmetrica” non sia la sua preferita, o sbaglio?

AN  Non apprezzo lo stare a guardare dispensando condanne. Hamas sta conducendo la sua guerra santa, i martiri avranno il premio di Allah e delle condanne dell’Occidente non se ne fa nulla. Israele è circondato da assassini, religiosamente bugiardi, che ne hanno decretato la distruzione, con i quali è impossibile una seria trattativa risolutiva. Non ha affatto dispiegato la sua superiorità bellica, sta tentando di ripulire in modo chirurgico una piaga infetta, risparmiando più vite che può. A me piace invece la lobby del pensiero contemporaneo, figlio dell’illuminismo e della rivoluzione francese, libero da fanatismi religiosi, che riconosce ai popoli il diritto di esistere come entità nel rispetto dell’identità altrui. Incidentalmente questa lobby sostiene Israele, stato libero e laico circondato dal buio dei regimi teocratici.

Gli ebrei sono un popolo che nel corso dei secoli ha subìto tremende persecuzioni. La disturba il fatto che, agli occhi di molti, esso possa oggi apparire come persecutore?

AN  Se questi “molti” si documentassero invece che assorbire ciò che i media propongono, diventerebbero pochi. Mi disturba l’ignoranza, è una colpa pericolosa.

Ha letto la “lettera aperta al vento” di Noa? Questa donna nuoce a Israele? Bisognerebbe farla tacere?

AN  L’ho letta. Noa è una artista oltre che donna e la sua estrema sensibilità le impedisce di considerare che per sopravvivere bisogna fare ciò che è necessario. Anche nel Vangelo Cristo insegna ad amare il prossimo come sé stessi, sancendo il dovere all’autodifesa. Noa è una voce, controbilanciata da altre donne israeliane altrettanto note che la pensano in modo diametralmente opposto. Perché farla tacere? L’Islam non ha ancora vinto…

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