“Oggi, come allora, dobbiamo riuscire a difendere la nostra indipendenza” – 1° agosto, on. Cristina Zanini Barzaghi, PS

Care concittadine, cari concittadini,

Chères concitoyennes, chers concitoyens,

Liebe Mitbürgerinnen und Mitbürger,

Charas conburgaisas e chars conburgais,

 

1. la Svizzera nel mondo virtuale

La Svizzera è un paese che cambia e cresce. Con le nuove tecnologie, i confini del nostro paese si ampliano. La cartolina apparsa in occasione di questa giornata ne è una dimostrazione.

Sulla fotografia augurale si vedono una donna e un uomo che richiamano le figure di Elvezia e Guglielmo Tell in posa sul nostro lungolago, intenti a farsi un autoritratto con il telefonino (un selfie). Elvezia e Guglielmo probabilmente posteranno la foto in Facebook o Twitter facendo conoscere Lugano e la Svizzera a molte persone vicine e lontane.

Anche nel mondo virtuale è possibile trasmettere i nostri valori.

Preparando questo discorso ho navigato in Internet e scoperto tante informazioni che mi hanno fatto riflettere sul reale spirito svizzero, non solo quello legato alle tradizioni più profonde. Ho capito che la Svizzera è un paese di successo: un successo costruito nel tempo e fatto di una felice mescolanza fra vecchi e nuovi valori.

Per festeggiare il nostro compleanno ho perciò pensato di percorrere con voi alcuni momenti della nostra storia, soffermandomi su alcune simboliche giornate del primo agosto del passato.

2. Il patto medievale

È ovvio, il nostro viaggio inizia dalla ricorrenza che festeggiamo oggi: il primo agosto 1291. Con la firma del patto del Grütli i rappresentanti dei cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo giurano di unire le loro forze per difendere la pace e la sicurezza della regione. Ma il cammino che ha portato alla Svizzera odierna è stato lungo e quel momento è stato solo il suo inizio.

3. La Svizzera in Europa

Circa 200 anni più tardi il primo agosto 1519Carlo V d’Asburgo diventa imperatore del Sacro Romano Impero, un impero che aveva dimensioni comparabili a quelle dell’odierna Europa. La Svizzera – fra guerre, riforme religiose e nuove alleanze – nel frattempo era cresciuta e si era consolidata come entità indipendente.

Oggi, come allora, siamo un paese sovrano in mezzo all’Europa, e ciò ci comporta ogni tanto qualche grattacapo nei rapporti con i vicini. Dobbiamo ammettere però che senza la collaborazione con gli Stati confinanti, non saremmo diventati il paese di successo che conosciamo.

Oggi, come allora, dobbiamo riuscire a difendere la nostra indipendenza e discutere con l’Europa in modo deciso, costruttivo e con il pragmatismo che ci distingue.

4. La Svizzera federale

Con un grande salto temporale ci spostiamo alle soglie dell’Ottocento.

Nei primi giorni di agosto del 1776 viene formalizzato il documento della Dichiarazione d’indipendenza che porterà alla nascita degli Stati Uniti d’America.

Nel frattempo la Svizzera è divenuta una realtà multiculturale. In quel periodo, con l’atto di mediazione napoleonico del 1803, diventiamo ufficialmente uno stato federale, proprio come gli Stati Uniti.

Napoleone prima della sottoscrizione dell’atto si rivolge ai delegati svizzeri con queste parole: “La Svizzera non assomiglia ad alcun altro Stato sia per gli eventi che vi si sono succeduti nei vari secoli, sia per la situazione geografica e topografica, sia per le lingue differenti e le diverse confessioni religiose e l’estrema differenza di costumi che esiste fra le sue diverse parti. La natura ha fatto del vostro paese uno Stato federale: volerla vincere non è da uomo saggio.” E aveva ragione: le parole di Napoleone riassumono l’essenza dello spirito federale svizzero, che ha proprio le radici più profonde proprio in questo periodo storico. I 26 cantoni si aiutano reciprocamente rispettando nello stesso tempo le proprie peculiarità linguistiche, culturali e religiose. Un po’ come deve avvenire nella nuova Lugano che ora è composta da 21 quartieri ed è come una piccola Svizzera: con città, villaggi, montagne e colline, prati e laghi. Anche le realtà periferiche costituite dai comuni aggregati portano molto alla nostra città e devono essere ascoltate. Come le minoranze linguistiche lo devono essere nella Confederazione.

5. La Svizzera neutrale

Un nuovo salto nel tempo ci porta esattamente a cento anni fa.

Il 1° agosto 1914, con lo scoppio della prima guerra mondiale, il Consiglio federale dichiara la mobilitazione generale dell’esercito per preservare l’inviolabilità del territorio e la neutralità del Paese. I soldati entrano in servizio in pochi giorni con grande disciplina e celerità evitando l’invasione. Durante i quattro anni di guerra, l’esercito sorveglia le frontiere e grazie alla dichiarazione di neutralità restiamo fortunatamente al riparo dalla carneficina bellica. I settori finanziario e industriale – ben fiorenti prima della guerra – entrano in crisi e la popolazione svizzera soffre per le conseguenze del blocco economico imposto. Le crescenti disparità sociali portano allo sciopero generale del 1918. In conseguenza di questi avvenimenti, la Svizzera imposta negli anni successivi la propria politica sociale, con l’istituzione dell’assicurazione disoccupazione e successivamente dell’AVS. Il primo agosto di cento anni fa paradossalmente ha avviato la creazione del nostro sistema di previdenza; un valore svizzero importante che ha contribuito ulteriormente al successo del nostro paese e che pertanto va preservato.

Siamo fieri di uno stato dove tutti hanno la possibilità di vivere dignitosamente.

È un valore che va oltre a regole e leggi: nonostante le nostre diversità sappiamo coltivare quotidianamente la solidarietà fra generazioni, fra persone più e meno abbienti, fra centro e periferia, fra maggioranze e minoranze.

6. La Svizzera solidale

Arriviamo quindi al 1 agosto del 1944 in piena seconda guerra mondiale: Anna Frank scrive l’ultima pagina del suo Diario prima della deportazione in campo di concentramento. Anna scrive “Vedo che il mondo lentamente si trasforma in un deserto, sento sempre più forte il rombo che si avvicina, che ucciderà anche noi…eppure quando guardo verso il cielo penso che tutto tornerà a volgersi al bene e che nel mondo torneranno tranquillità e pace”. L’olocausto non passa inosservato, la Svizzera attorniata dai regimi nazista e fascista accoglie 100’000 persone, ma moltissime altre non riescono a salvarsi. Si tratta di un momento difficile e buio della nostra storia dal quale abbiamo tratto un nuovo valore: quello della solidarietà e della cooperazione internazionale per la pace.

Oggi viviamo tempi migliori, i conflitti sono geograficamente più lontani e molti profughi non fuggono solo dalla guerra ma anche dalla miseria.

Noi svizzeri non dobbiamo dimenticare che siamo il paese dove è nata la Croce Rossa e che la nostra lunga tradizione umanitaria, di diplomazia e di volontariato va mantenuta e nel limite del possibile rafforzata.

Le due guerre mondiali ci hanno insegnato che la neutralità può essere anche attiva; la Svizzera può e deve contribuire a mantenere la pace nel mondo.

7. La Svizzera competitiva

E da ultimo una ricorrenza poco nota: la cerimonia del primo agosto del 1952che fa nascere ufficialmente il Fondo Nazionale Svizzero per la promozione della ricerca scientifica. Un ente che negli ultimi 60 anni ha aumentato la nostra competitività internazionale nel campo accademico e tecnico.

Il benessere della Svizzera nasce infatti dall’ingegno, dall’impegno e dalla precisione. Il nostro solido sistema scolastico, con formazione professionale e accademica, è tipicamente svizzero e dà grandi opportunità a tutte le fasce di popolazione.

Dalle nostre accademie sono uscite generazioni di validi professionisti in ogni campo e molti premi Nobel, tanto da essere primi al mondo nella percentuale di premiati rispetto al numero di abitanti. Un record che non si spiega solo con l’accoglienza di molte persone in fuga da altri paesi ma anche al fatto che la popolazione svizzera ha voluto investire molto per migliorare le condizioni di lavoro e la qualità di vita e dell’ambiente.

Anche il Cantone Ticino e in particolare Lugano lo dimostrano con il recente sviluppo dell’Università della svizzera italiana, della SUPSI e del Centro Svizzero di Calcolo del Politecnico federale. Con la prossima creazione del Master di medicina e l’avvicinamento al resto della Svizzera, grazie all’apertura della galleria di base di Alptransit, la nostra regione potrà offrire interessanti prospettive anche alle nuove generazioni. Sono certa che la Svizzera più giovane ne saprà approfittare al meglio.

8. La Svizzera nel mondo, il mondo nella Svizzera

Tutto ciò dimostra che la Svizzera è un paese in movimento: ieri come oggi da qui si partiva e qui si arrivava in cerca di fortuna.

Quest’anno anche il distintivo di Pro Patria è dedicato alle svizzere e agli svizzeri che vivono all’estero. La quinta Svizzera è il terzo cantone svizzero per popolazione e assieme agli stranieri residenti corrisponde a più di un terzo degli abitanti del Paese. In nessun altro paese al mondo vi è una convivenza pacifica e consolidata fra diverse comunità culturali come in Svizzera.

Questo fatto, e anche tutte le ricorrenze elencate, ci dicono che la Svizzera è nel mondo e il mondo è nella Svizzera, e il successo del nostro paese è dovuto soprattutto a questo.

Nel corso dei secoli, dal 1291 a oggi, si è costruita la nostra storia fatta di tradizioni e innovazioni, con tanti valori che ci uniscono nella diversità e che ci hanno portato a diventare un paese prospero, libero, solidale e aperto al mondo.

Auguro un buon compleanno della Svizzera a tutte e tutti voi!

Cristina Zanini Barzaghi, municipale di Lugano