Saverio Lurati parla ai socialisti

DISCORSO DEL PRESIDENTE AL COMITATO CANTONALE, 27 agosto

1) Piace questo tono colloquiale, disinvolto e diretto, che punta senza fronzoli sull’ascoltatore.

2) *** ERRARE HUMANUM PERSEVERARE AUTEM DIABOLICUM, ma Lurati non sa che cosa significa perché il latino non l’ha mai studiato (e ha fatto bene perché è una lingua superata, non adatta al proletariato)

3) Una “stessa” cosa può essere detta in modi diversi. Ad esempio: “È un uomo di carattere fermo” oppure “È un uomo cocciuto”. Le espressioni sono diverse? Beh, sì. I concetti sono diversi? Non è sicuro.

4) D’altra parte, questa è la linea che i PS hanno, liberamente, scelto. Con questa linea andranno alle – non remote – elezioni. Io pronostico loro una solenne batosta.

PS. Una scommessa la farei volentieri, ma rinuncio, perché – quando vinco, e succede – non mi vengono pagate (dalle prime 2 lettere dell’alfabeto). [fdm]

 

Estate, tempo di vacanze, periodo in cui si ritempra sia il fisico che lo spirito e fin qui siamo tutti d’accordo. Ma ritemprare lo spirito, staccare la spina, come si suol dire, non vuole ancora significare scollegare il cervello. Purtroppo, però, a qualcuno è successo. Sarà forse un manco di corrente passeggero, ma è servito a produrre una sorta di vuoto pneumatico nel quale, neanche a dirlo, si sono inseriti i più imbecilli frequentatori di social network che non hanno trovato di meglio che contestare il presidente del Governo per aver detto quello che tanti cittadini pensano, ma non hanno il coraggio di esprimere per paura di essere messi alla gogna la domenica successiva***. E fin qui passi. Quello che però sorprende di più sono le prese di posizione dei due presidenti dei partiti cosiddetti di centro, dopo che il ministro socialista, occasionalmente presidente del Governo, ha buttato li sul piatto delle discussioni la possibile acquisizione di terreni industriali da parte dello Stato in maniera da poter gestire al meglio il futuro industriale di questo Cantone.

Egregi colleghi guardate che Manuele Bertoli ha una sua testa e una sua indipendenza dal partito e quindi, fortunatamente, da sempre riflette su quello che dice e da sempre lo fa in maniera prospettica e non guardandosi l’ombelico. Se momentaneamente siete a corto di idee perché troppo impegnati a scimmiottare proprio quelli che avete eletto a nemico numero uno, ciò non significa che il partito socialista o il suo ministro debbano fermarsi ad aspettarvi finché avete trovato una strategia per trarvi d’impaccio.

Bertoli, mica ha detto niente di tanto diverso da quanto da anni andiamo affermando noi e ultimamente comincia ad essere condiviso anche da altri. Se questo Cantone vuole assicurarsi un minimo di tessuto industriale all’avanguardia deve darsi una mossa e rivedere velocemente una pianificazione deleteria che sta massacrando il territorio a favore di insediamenti di infimo livello che continuano a produrre occupazione sottopagata e spesso anche precaria.

Pertanto, un intervento pubblico che permetta di assegnare nuove zone industriali solo a quelle aziende che possono garantire un elevato valore aggiunto con stipendi normali a persone che vivono in Ticino  avrebbe come conseguenza l’elevazione degli standard salariali e un maggiore rispetto del territorio nel contesto di una crescita sostenibile.

La proposta è li, tutta da discutere (possibilmente in fretta) e da considerare per quello che è. Una proposta certamente non rivoluzionaria (altri cantoni l’hanno fatto) ma chiaramente innovativa alle nostre latitudini. Un’ipotesi di lavoro avanzata da chi, nonostante l’estate, non ha messo in congelatore il cervello. O si preferisce forse la mediocrità e quindi i nostri ministri si devono autocensurare?

Noi crediamo di no e siamo convinti che questo nostro cantone debba finirla di guardarsi l’ombelico e debba imparare ad alzare la testa per riuscire ad orientarsi in un futuro che sarà sempre più impegnativo, mettendo da parte inutili mire protezionistiche, per operare a favore di un tessuto sociale e culturale capace di confrontarsi a viso aperto con le sfide che ci attendono. E non è certamente viaggiando con il retrovisore che riusciremo a competere con le potenze economiche emergenti attorno a noi!

Purtroppo non è finita qui. Questa estate carica di pioggia, una pioggia che deve aver dilavato almeno parzialmente anche le idee dei governanti ci propone anche altre due chicche: il messaggio sulla revisione parziale della L-rilocc, già di pubblico dominio, e il messaggio sulla modifica della legge sulle stime immobiliari, di cui abbiamo avuto un’anticipazione a mezzo stampa negli scorsi giorni. Il primo fa seguito ad uno studio sull’impatto delle misure L-rilocc così come le conosciamo ora, mentre il secondo è la conseguenza di un pacchetto di misure elencate nella road map, a seguito di una nostra precisa richiesta.

La revisione parziale della L-rilocc propone di risparmiare un pacchetto di milioni sulle spalle dei disoccupati abolendo misure ritenute inadatte se non inutili, udite bene! Perché queste provocano un effetto manna di cui il padronato ha approfittato a piene mani. Nota bene: la L-rilocc è stata pensata per il rilancio dell’occupazione ed è invece andata a profitto di una serie di aziende invece che dei disoccupati. Non lo diciamo noi: lo dice uno studio dell’IDHEAP di Losanna. Quindi si decide si sopprimere le misure invece di mettere in atto i necessari accorgimenti per evitare il ripetersi di tali situazioni e intanto la disoccupazione non tende a diminuire.

La seconda chicca è quella riguardante le stime immobiliari che nel nostro cantone sono infinitamente al di sotto dei valori di mercato, ciò che permette a molte persone con redditi comunque di buon livello di poter beneficiare di sussidi e incentivi vari che, a ben vedere, sono di fatto un elemento di disparità di trattamento tra coloro che dispongono di un’abitazione e coloro invece che hanno messo a risparmio qualche migliaio di franchi presso un istituto finanziario. Un disparità di trattamento che anche il Tribunale federale ci ha imposto di correggere. A oltre 4 anni dalla presentazione della nostra proposta ecco il messaggio di cui abbiamo avuto alcune anticipazioni.

Oddio, più che anticipazioni potremmo definirle lagnanze poiché, evidentemente, la testata di riferimento della destra economica nostrana, si è da subito eretta a difesa della classe media, che secondo lei perderebbe dei sussidi e degli assegni di cui finora ha beneficiato. A parte che non disponendo del messaggio per noi la cosa è ancora tutta da dimostrare, quello che fa specie è il sentire coloro che si scagliano regolarmente contro i sussidi ad innaffiatoio ergersi a difesa di un sistema che produce proprio questo effetto. E ciò nonostante il pacchetto contenga anche sgravi fiscali per i più ricchi e per le imprese che già fanno utili.

Che dire: i presupposti per l’affossamento del pacchetto sono dati poiché da destra si vorranno difendere gli interessi dei palazzinari nascondendosi dietro una presunta perdita di assegni per la classe media, mentre da sinistra saremo nostro malgrado obbligati a ripudiare gli sconti fiscali destinati ai milionari e alle imprese che fanno utili, perché quelle che non ne fanno e avrebbero più bisogno di sostegno di imposte non ne pagano.

Bel quadretto direte! Non è ancora tutto perché entro la fine dell’anno dovremmo riuscire anche ad approvare la pianificazione ospedaliera e qui non mi dilungo poiché la discussione è prevista più avanti nell’ordine del giorno. Ma posso anticipare che anche in questo caso la logica è togliere al pubblico per dare al privato, o meglio togliere alle periferie per regalare al gruppo Génolier una parte interessante delle cure che permettono di fare utili.

Ce n’è davvero per tutti gusti. E poi c’è ancora qualcuno che vorrebbe destituire un ministro perché con lucidità impressionante è stato in grado di individuare una pista di lavoro che guarda al futuro dei nostri figli e nipoti? Con tali presupposti è ancora possibile far politica seriamente e governare in questo Cantone? Il responso dovranno darlo gli elettori il prossimo aprile quando saranno chiamati a decidere se devono essere premiati coloro che vivono di slogan o quelli che, invece, il cervello lo tengono collegato costantemente a tutte le stagioni.

Saverio Lurati, presidente PS