Breslavia si tinge di blu – di Nina Buffi

L’autrice di questo bel pezzo, Nina Buffi, è figlia del compianto Giuseppe Buffi, consigliere di Stato e capo del dipartimento dell’Educazione dal maggio 1986 (dimissioni di Carlo Speziali) al luglio 2000.

Nina
“Fin da ragazzina non ho mai saputo cosa avrei voluto fare da grande e questa domanda irrisolta mi ha portato a sperimentare ambiti e luoghi molto diversi tra loro. Mi sono laureata in ingegneria microtecnica al Politecnico di Losanna nel 2009, svolgendo il mio lavoro di diploma a Vancouver, alla University of British Columbia.
Nel 2013, dopo aver ottenuto un dottorato nello stesso ambito, ho deciso di cambiare rotta e ho cominciato a guadagnarmi da vivere dando lezioni di tennis e di italiano e scrivendo alcuni articoli di giornale. Da qualche mese mi sono trasferita a Berlino e sto provando a trasformare la scrittura, la mia più grande passione, in una professione.” 


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Cosa c’entrano i nitruri con Breslavia? No, non hanno nulla a che vedere con le armi sviluppate durante la guerra fredda. E non si tratta neppure di un convegno ippico nell’Est europeo.

Forse è meglio cominciare col chiarire il significato di “nitruri”, termine a prima vista esotico ma che in realtà fa parte del nostro quotidiano. Infatti, se possiamo scattare foto col flash usando i nostri tablet, guardare un film in Blu-ray o ancora giocare con la Playstation 3 è (anche) grazie ai nitruri, materiale a base di azoto utilizzato per costruire dei laser blu particolarmente compatti ed efficienti che trovano numerose applicazioni nanotecnologiche nell’ambito dell’optoelettronica, del biomedicale e dell’elettronica.

Se il principio di funzionamento di questi laser (per essere precisi si tratta di diodi laser a semiconduttori) non è proprio immediato, il perché del colore blu è invece maggiormente comprensibile. La ragione più ovvia è che per un’applicazione di tipo ottico (uno schermo ad esempio) bisogna avere a disposizione tutti i colori, tra cui appunto anche il blu. Secondariamente il blu corrisponde a una corta lunghezza d’onda (405 nanometri) e scrivere su un disco con un laser di questo tipo è un po’ come avere tra le mani una matita particolarmente fine: rispetto a un pennarello permette di essere più precisi e di annotare maggiori informazioni. Ecco perché i film in Blu-ray, scritti appunto coi laser blu, hanno una maggiore definizione rispetto ai DVD, i quali sono invece incisi con dei laser rossi. E qui arriviamo al punto: la lunghezza d’onda che un materiale è in grado di generare dipende dalle sue caratteristiche intrinseche e quindi per ogni nuovo colore bisogna trovare un nuovo materiale (o composto). Siccome il materiale (arseniuri) necessario a produrre dei laser rossi era relativamente facile da utilizzare, i primi laser erano di questo colore, poi gli scienziati sono riusciti finalmente a padroneggiare anche i nitruri e sul mercato sono apparsi i laser blu. Quelli verdi arriveranno a breve.

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Dopo questa spiegazione possiamo ora tornare a Breslavia, città del sud-ovest della Polonia, che dal 24 al 29 agosto ha fatto da cornice all’International Workshop on Nitride Semiconductors, ossia la più importante conferenza al mondo sui semiconduttori a base di nitruri, nel corso della quale i maggiori esperti provenienti da tutto il mondo hanno mostrato i risultati delle loro ricerche e hanno discusso degli ultimi progressi in questo campo. Durante tutta la settimana gli scienziati si sono dati appuntamento in una delle maggiori attrazioni di Breslavia, ovvero il Palazzo del Centenario, progettato dall’architetto Max Berg, e unanimemente considerato una delle più grandi opere dell’architettura mondiale del XX secolo. Tuttavia questa città storicamente contesa e ribattezzata a ogni invasione – “Breslavia” è l’adattamento del tedesco “Breslau”, ma il nome corretto è “Wroclaw” – colpisce, più che per un monumento particolare, per il suo fascino quasi fiabesco: distese di case dai tetti rossi e guglie gotiche, verdissimi giardini pubblici, un fiume, l’Odra, che la divide in dodici isolette collegate da loro da decine di ponti e una colorata piazza del mercato di origine medievale, il Rynek, che sembra uscita da un racconto dei fratelli Grimm. Qui gustare un bigos (stufato di carne e crauti) o dei pierogi (assomigliano ai nostri ravioli) ha un sapore quasi magico, in parte corroborato dalle decine di statue di gnomi, alte una trentina di centimetri, che fanno capolino dai marciapiedi e si arrampicano sui pali della luce. Si tratta di un omaggio dello scultore Tomasz Moczek al movimento politico Alternativa Arancione, che di fronte alla repressione imposta dal regime comunista tappezzava i muri della città con dei graffiti di nani in segno di sberleffo.

E così i partecipanti al congresso, dopo aver rivestito le loro presentazioni di nano-tecnologie decisamente meno impertinenti, si sono lasciati stupire anche loro dal fascino antico di questa città polacca, illuminata da un sole estivo di cui i nitruri (per il momento) sono solo una pallida imitazione.

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