“E i bambini ecuadoriani?” – Interrogazione dell’on. Carlo Lepori (PS) e conf.

LeporiIl professor (e onorevole) Carlo Lepori è una persona che ha tutta la mia stima e un collega (non già quale onorevole!) che ammiro. Ma questa sua interrogazione è veramente assurda e – in uno specifico passaggio – esilarante (non che il sorridere o il ridere faccia male, anzi). Laddove scrive, con grave rimprovero mosso (si suppone) all’on. Gobbi: “Sono stati rintracciati, dopo vari tentativi andati a vuoto con la scuola, i due genitori”. Umorismo involontario! La forma più sublime di umorismo.

Non sembra così bizzarro che il ministro delle Istituzioni volesse sapere dove diavolo fossero i genitori. Persino il ministro Bertoli avrebbe voluto saperlo! (No, lui no). Il direttore della scuola di Contone lo sapeva? Mistero.

Il ministro Gobbi è un bonaccione, un giovane grosso bravo papà. Non si sogna di essere un mostro. Ma lui pensa, così come io penso, che l’essere buoni non impedisca d’essere razionali.

 

La Svizzera, ma anche il nostro Cantone ha sempre avuto un approccio umano e pragmatico sul diritto dei bambini ad andare a scuola, e questo indipendentemente dalla loro situazione personale, sociale, giuridica, ecc. Si è voluto in sostanza privilegiare la protezione dell’infanzia e garantire così a tutti i bambini il diritto alla scolarizzazione.

Questo diritto è sancito dalla nostra Costituzione Federale che dice chiaramente che la scuola deve essere accessibile a tutti i bambini, senza alcuna discriminazione; dalle “Raccomandazioni riguardanti la scolarizzazione dei bambini di lingua straniera” della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione in cui si afferma il principio secondo cui tutti i bambini di lingua straniera che vivono in Svizzera vanno ammessi nelle scuole pubbliche; dalla Convenzione sui diritti del fanciullo ratificata dalla Svizzera.

La triste recente vicenda dei due bambini ecuadoriani scolarizzati temporaneamente a Contone pone numerosi interrogativi. Non appena emerso il fatto che una bambina di 4 anni e un bambino di 9 anni ecuadoriani residente temporaneamente in Ticino sono stati ammessi a scuola dal Comune di Gambarogno, senza creare peraltro nessuna difficoltà, il Dipartimento delle Istituzioni si è attivato immediatamente nella loro ricerca.

Con la presente interrogazione si chiede al Consiglio di Stato:

1. Il comunicato diramato martedì 4 novembre dal Dipartimento delle Istituzioni esordisce parlando di “partenza volontaria” per poi fare la cronaca della ricerca messa in atto per trovare i bambini e i loro familiari. Sono stati rintracciati – dopo tentativi andati a vuoto con la scuola – i due genitori intimorendoli che in caso di non partenza vi sarebbe stato a loro carico “un divieto d’entrata nel nostro Paese”. Bella spontaneità! Quanti altri ecuadoriani presenti in Ticino sono stati controllati così accuratamente?

2. L’obiettivo non era forse colpire i due bambini attraverso la partenza dei due genitori dando così un segnale chiaro che il Dipartimento delle Istituzioni in caso di bambini “non regolari” scolarizzati si sarebbe ogni volta attivato per rintracciare i genitori, scoraggiando di fatto la scolarizzazione dei bambini e mettendo in discussione un diritto acquisito da moltissimi anni? In passato, come affermato da Diego Erba per i casi dei bambini dei lavoratori stagionali, sono sempre stati scolarizzati bambini residenti irregolarmente in Ticino: condivide il CdS questa prassi, che del resto è ampiamente suffragata da leggi cantonali e federali nonché da chiare indicazioni istituzionali?

3. Come mai il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi emette un comunicato esprimendosi in materia di permessi quando nella conclusione afferma che per “la questione della scolarizzazione dei bambini” si esprimerà invece il Consiglio di Stato? Insomma perché per uno dei due meriti della questione il Dipartimento delle Istituzioni si arroga il diritto di pronunciarsi da solo mentre per l’altro prospetta un’espressione collegiale?

4. È vero che ad ingerirsi in un ambito non di sua competenza è stato proprio il Consigliere di Stato Gobbi, scrivendo al municipio di Gambarogno di non scolarizzare i bambini, abusando quindi della sua funzione ed entrando in competenze che non gli appartengono?

5. Cosa pensa il Consiglio di Stato del fatto che durante la settimana dei Morti sia stata aperta una “ricerca intensiva” dei due bambini e dei loro genitori, senza attendere gli approfondimenti che il Consiglio di Stato aveva annunciato? Non ritiene il Consiglio di Stato che si sia perso il senso della misura nella gestione di questa spiacevole vicenda?

Carlo Lepori

Roberto Malacrida, Bruno Storni, Milena Garobbio, Pelin Kandemir Bordoli, Claudia Crivelli Barella, Francesco Maggi, Fausto Beretta-Piccoli,
Ivan Cozzaglio, Henrik Bang, Fabio Canevascini, Matteo Quadranti, Giacomo Garzoli