La terza fase della crisi mondiale

A causa di una mancanza di coordinamento e troppo miopi per accorgersene, L’Europa e il resto del mondo sono entrati nella terza fase della crisi mondiale che li destabilizza dal 2008. Una crisi che ha messo radici in un eccesso di risparmio mondiale, dunque in un deficit cronico della domanda e di cui ogni tappa e ogni successiva complicazione rivelano la gravità della situazione.

La prima manifestazione della crisi era stata l’esplosione della bolla del credito negli Stati Uniti. Questo primo episodio ha sanzionato i limiti di un riequilibrio della crescita mondiale da parte degli eccessi del consumo negli Stati Uniti.

La seconda manifestazione è stata quella dei debiti sovrani, che nel sud dell’Europa ha preso una piega catastrofica. Ha segnato i limiti del riequilibrio della domanda da parte dell’indebitamento pubblico.

La terza fase, che si precisa ogni giorno che passa, è quella della domanda effettiva e della deflazione.

Questa terza fase era iscritta nei geni della crisi sin dall’inizio, ma si manifesta appieno solo oggi, sanzionando il fatto che, durante sei anni, i governi hanno cercato di curare i sintomi, non le cause profonde del male.

La Germania e gli Stati Uniti si sono imposti come modello di risoluzione della crisi e ogni paese si è allineato con quella che sembrava una strategia vincente. Moderare la domanda e dopare la competitività dell’offerta con svalutazioni interne ed esterne.
In questo modo, ogni regione del mondo ha partecipato al rafforzamento del disequilibrio iniziale tra la domanda e l’offerta.
Germania e Stati Uniti hanno vinto una battaglia, certamente non la guerra. L’estensione della crisi della domanda effettiva si sta richiudendo su di loro come una trappola.
In Germania, la crisi si sta sempre più delineando, così come negli Stati Uniti. L’interruzione del riapprezzamento del dollaro è un segno della mancanza di fiducia e della possibilità che gli Stati Uniti possano trascinare il resto del mondo nella loro scia di crisi.

La Germania, accecata dalla possibilità di poter toccare l’apice, che per i suoi dirigenti è costituito da un deficit di bilancio pari a zero, sta per far cadere il resto dell’Europa in una lunga deflazione.
Gli Stati Uniti, appesantiti dall’indebolimento della domanda mondiale, hanno sempre meno possibilità di salvare la ripresa economica.
L’unica possibilità che rimane è un rilancio coordinato su scala mondiale, il che equivale a dire che lo scenario diventa sempre più tetro.

(Fonte : La Tribune.fr)