Dirigersi spontaneamente verso Auschwitz? Bertoli, Gobbi e il Gas Social

AuschwitzHo visto che LiberaTV citava da Gas Social e sono andato, per la prima volta, a vedere (ma Roic me ne aveva già parlato). Il senso di questo testo, se lo capisco bene, è il seguente: noi dobbiamo “sospendere” le nostre regole e le nostre leggi di fronte al DIRITTO dell’immigrazione selvaggia.

Io non so chi possa accettare un’idea del genere (ma qualcuno lo si troverà sempre). Al di là di ciò il discorso appare così avventato, scriteriato e violento*** che ci limitiamo a proporlo senza commento al giudizio dei nostri lettori.

Coloro che temono di perdere voti (e magari ce ne saranno) a causa di questi esagitati attivisti, possono dormire su una nuvoletta rosa.

*** “Ebrei”,  “Auschwitz”… e non manca neppure il funesto caporale boemo. Mancano però le camere a gas. Un’omissione inspiegabile.

 

Spesso non servono i commenti. Spesso la realtà è tanto brutale da parlare da sola. Però bisogna conoscerla, la realtà. Anche la fredda, cruda, nuda realtà dei tempi di espulsione di due bambini.

Inizio di settembre – Due bambini ecuadoriani, una bimba in età da asilo e un maschietto di terza elementare, vengono mandati a scuola dal Comune di Gambarogno con il benestare del DECS.

Ottobre – Scoppia la polemica dopo la presa di posizione del Dipartimento delle Istituzioni, secondo il quale i bambini non dovrebbero frequentare la scuola. C’è un conflitto di valutazioni fra Manuele Bertoli e Norman Gobbi. La vicenda attrae l’attenzione del Dipartimento diretto dal Leghista, che inizia un’indagine per identificare i genitori dei due bambini. Dalle informazioni trapelate alla stampa, risulta che vengono chieste informazioni alla direzione dell’istituto scolastico e anche a un ecuadoriano, peraltro legalmente residente in Svizzera. Le indagini portano all’identificazione desiderata.

28 ottobre – I genitori dei bambini vengono chiamati dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle Istituzioni e citati per il 29 ottobre.

29 ottobre – Dopo un breve verbale informativo, ai genitori viene intimato di abbandonare la Svizzera insieme ai bambini. Se non lo faranno, in futuro si ritroveranno con un divieto di ingresso in Svizzera. Hanno però 48 ore di tempo per trovare una famiglia di accoglienza per i bimbi. Il termine è fissato al 31 ottobre. Com’è ovvio, in questa ristretta finestra temporale è impossibile trovare una famiglia disposta a farsi carico dei bambini.

3 novembre – Al termine delle vacanze scolastiche i bambini non rientrano a scuola. Alla richiesta di informazioni viene risposto che hanno abbandonato il nostro Paese insieme alle loro famiglie.

4 novembre – In un comunicato stampa il Dipartimento delle istituzioni precisa che si è trattato di una “partenza volontaria”, che “hanno deciso di ripartire di loro spontanea volontà”.

Non sappiamo dove si trovino ora queste persone. Da nostre informazioni confidenziali risulta però che le loro possibilità di stabilirsi in Spagna, dove sembrava potessero recarsi, sono di fatto nulle.

Qui si conclude una vicenda impeccabile sul piano della ferrea applicazione della legge. E ovviamente sì, se ne sono andati “di loro spontanea volontà”. Del resto anche gli Ebrei salivano sui treni per Auschwitz di loro spontanea volontà: il mitra puntato alla schiena era un dettaglio trascurabile.

In passato, di fronte ad altri casi di bambini scolarizzati, l’Amministrazione cantonale concedeva delle proroghe per consentire loro di concludere l’anno scolastico. Stavolta il Dipartimento delle Istituzioni ha deciso per la tolleranza zero. Perché?

Per evitare di creare un precedente. Perché altrimenti là fuori, alla frontiera, ci sono orde di ecuadoriani pronti a venire qui con la figliolanza, iscriverla a scuola e poi vivere a scrocco dei contribuenti svizzeri. Norman Gobbi è arrivato perfino a ipotizzare una terribile minaccia per il Canton Ticino: questi immigrati avrebbero perfino potuto avere una casa o una rendita. Roba da brividi, davvero.

Questa è la Svizzera di Norman Gobbi. Questa è la Svizzera che piace a Lorenzo Quadri.

Ora ci diranno che noi vogliamo strumentalizzare la vicenda. Certo. Loro invece, in piena campagna elettorale, per soddisfare le pulsioni più laide del loro elettorato, quello che “Ci vorrebbe un altro Hitler!” e “Usare il napalm!”… ecco, loro invece no.