L’ira funesta di Roic per il diverso e l’Altro da sé – di Orlando Del Don

Del Don yOvvero, appunti per una fenomenologia di una sinistra ossessione

Cantami, o Diva, del Pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò

L’amico dottor Del Don, nel cuore della notte (leggere l’ora in capo alla mail) mi manda questo suo corposo e dotto, aggressivo pezzo in polemica con Sergio Roic, socialista-radicale-intellettuale fin nelle midolla. Sul “casus belli” la mia opinione è chiara e invariata: si tratta di una provocazione con fini elettorali imbastita e inventata dalla Sinistra. Ma dà fastidio (forse solo a me? non credo proprio) vedere certi candidati – non del PS, loro c’erano più o meno tutti – accorrere a Belli speranzosi. Non bastavano Lurati Kandemir Ghisletta Carobbio Lepori Orelli ecc. ecc.? No, non bastavano.

Articolo in esclusiva per Ticinolive, riproduzione consentita citando la fonte.

 

Mi è gradita l’occasione offertami da Sergio Roic, a seguito del suo polemico scritto diretto alla mia persona, per cercare modestamente di fare una disamina pacata e a più ampio respiro – rispetto alla primitiva e rozza arte del botta e risposta – in merito alla questione del contendere, facendo al contempo astrazione dei modi e delle pretese egocentrice ed autoassolutorie del noto personaggio che egli oramai incarna e promuove con implacabile maestria e millimetrica precisione.

Questi infatti prende spunto, per la sua querelle, da un mio breve post su Facebook in merito alla manifestazione di piazza di sabato scorso in favore della scolarizzazione dei figli di stranieri non in regola con i permessi di residenza. Nel mio scritto, dopo aver premesso che il diritto all’istruzione è sacrosanto e che il dramma esistenziale e le sofferenze psicologiche di questi bambini e dei loro genitori avrebbero meritato ben altra sorte e considerazione, esponevo il mio profondo disappunto in merito a questo tipo di manifestazione. A mio avviso – specificavo – queste raduni di piazza rappresentano ben poco e non hanno alcun senso al di fuori di ipocrite e strumentali esibizioni a fini meramente politici, partitici ed elettoralistici. Allo stesso tempo evidenziavo poi come i politici presenti alla manifestazione si sono ben guardati dall’assumere una posizione chiara e di peso, anzi per lo più questi si sono defilati limitandosi a … sfilare!

Roic se la prende quindi – in assenza di argomentazioni valide – con il sottoscritto reo a suo dire di aver utilizzato il termine mentecatto nella sua accezione etimologica: ménte càptum, e cioè “preso nella mente”, costretto cioè nella sua mente, nel senso – evidente – di chiusura ideologica che rende arduo, nei soggetti che ne sono portatori, l’uscire da schemi e modalità di pensiero rigide, ripetitive e mai in nessun caso messe in discussione! Il che, a posteriori, Roic conferma con la sua attitudine poco disponibile e aperta al confronto dialettico pacato, all’autocritica e, soprattutto, all’ascolto partecipe e senza pregiudizi di coloro che non la pensano come lui. Personaggi questi che, pertanto, con le loro opinioni non autorizzate e conformi all’ideologia di regime si macchierebbero pertanto del reato gravissimo di Lesa Maestà!

Evidentemente qui, Roic, tralascia accuratamente di riferire che nel caso della manifestazioni in questione vi sono stati interventi di personalità che hanno espresso considerazioni poco edificanti e lusinghiere nei confronti dei Ticinesi e dei politici di una certa area a loro invisa. Qualche esempio? “Un Ticino rabbioso dove prevalgono ignoranza e crudeltà!” oppure “Il Ticino che calpesta il più debole e dove si dimentica il lato umano” o, ancora, “Un Ticino che si chiude a riccio nei confronti dell’Altro”. Considerazioni, giudizi e “carinerie” sprezzanti indirizzati impunemente e gratuitamente – lo ripeto – nei confronti di quei ticinesi che non sono orientati politicamente a sinistra! Un bello spettacolo, non c’è che dire!

Questo è il punto sul quale voglio ora operare la mia disamina: e cioè che il dogmatismo, le ideologie, gli estremismi, le rigide ed intransigenti posizioni e condanne, l’assunzione acritica e per partito preso di posizioni squalificanti e preconcette nei confronti di persone e pensieri che non corrispondono ai precetti del proprio credo politico, ecco, ciò diventa alla lunga sterile e improduttivo. Come pure l’impossibilità per i cittadini e i politici di altre correnti di pensiero di esprimere il loro libero pensiero, le loro idee e visioni politiche e sociali senza rischiare ogni volta di essere additati, giudicati e presi di mira.

Situazioni questa che ha esasperato ed esaspera sempre più persone, giungendo oramai ad un livello di sterile autoreferenzialità di nessunissima utilità per il Paese; anzi, il contrario. Addirittura si è giunti a un punto di assurdo non ritorno nel quale se in passato il timore di coloro che osavano enunciare pubblicamente la loro libera opinione critica era rappresentato dal rischio di finire sulle pagine del Mattino della domenica, beh, ora invece da più parti si percepisce il disagio e il timore che si insinua in molti di essere presi di mira da certi “sinistri” personaggi a causa delle loro opinioni politiche e delle loro scomode analisi critiche. Personaggi, questi, che sembrano incapaci di tollerare qualsiasi forma di confronto critico, come pure qualsiasi forma di credo o espressione politica diversa da quella della loro “scuderia”. Una situazione, questa, sempre più foriera di disagio e imbarazzo. E questa, voluta e scatenata da Roic, ne è l’ennesima dimostrazione e riprova.

Bell’esempio di apertura e tolleranza, questa, da parte di una sinistra che si proclama maestra di apertura al diverso e campione di tolleranza nei confronti dell’Altro, del diverso. Una sinistra che sembra sempre più alla ricerca di ogni occasione per ergersi a campione di etica e giustizia sociale, campione di sapienza, saggezza e conoscenza, investita di una missione superiore, sempre ed ovunque buona e giusta … ma che attacca e stigmatizza chiunque non si allinei al suo credo e alla sua concezione ideologica e che, soprattutto, non si identifica pienamente in lei.

Evidentemente questo suo (della sinistra e di Roic in particolare) approccio alla politica e alla ricerca (remota) di soluzioni possibili e praticabili rispetto agli innumerevoli dossier inevasi del Cantone, e agli innumerevoli problemi quotidiani delle singole persone, non apporta alcun contributo fattuale e responsabile al dibattito e ad confronto sereno e condiviso. L’Altro (politico) essendo in tal caso un corpo estraneo, rifiutato e stigmatizzato. L’Altro politico essendo parificato al nemico, al Male da combattere. Proprio un bell’esempio di tolleranza e di stigma sociale … e questo proprio da parte di coloro che si ergono a difensori dell’Altro, del diverso.

Come non essere, a questo punto, basiti davanti a tali modalità di pensiero e di azione sul versante sociale e politico. Del tutto spontaneo, quindi, sorge un moto dell’anima con il quale si insinua in molti il dubbio che si potrebbe a buon diritto esigere da personaggi come Roic che questi incomincino a fare ordine e chiarezza in casa loro (nei loro pensieri) prima di ergersi a giudici in casa d’altri!

Col che lascio ai lettori il giudizio più opportuno circa la prosopopea di Roic il quale, in modo magistralmente risibile e istrionesco – si arroga ora la competenza e il diritto di emettere diagnosi psichiatriche all’indirizzo del sottoscritto! Non c’è che dire: una chicca di rara lucentezza e bellezza, sia per la sua temerarietà che per il grado di ilarità a stento contenuta che necessariamente implica e veicola in se. Un dono, questo di Roic, assolutamente naturale, spontaneo, quanto necessariamente inconsapevole.

Tanto infatti è disposto a fare Roic per conquistare l’attenzione dei Media e qualche asfittico consenso fra il pubblico più disattento e/o acritico. Per uno come Roic che aspira ad assurgere al ruolo di leader politico, guida morale ed intellettuale della sinistra ruspante cantonticinese mi sarei onestamente aspettato maggiore serietà e rispetto per gli avversari politici … non pretendendo certo io la sua attenzione suprema e totale e/o la condivisione seppur parziale delle mie opinioni. L’ultimo dei miei pensieri è infatti stato quello di dover prendere atto di questi suoi scomposti e fatui attacchi alla mia persona. Di tutto ciò egli dovrebbe fare una cosa sola, vergognarsi e chiedere scusa a tutti i Ticinesi che non sono inquadrati nel suo partito e/o che non la pensano come lui. Se solo fosse in grado di farlo e non si sentisse in obbligo di recitare questa sua parte che, purtroppo, conosciamo a memoria avendola dovuta vedere e subire tante, tantissime volte!

Una recita, questa, che non aiuterà i socialisti a ritrovare la loro identità ed il loro ruolo politico e sociale … come elemento nuovo al di fuori, al di sopra o collateralmente agli oramai consunti e abusati cortei, alle manifestazioni di piazza, ai cartelli e agli striscioni di protesta, ai raduni (sempre meno “oceanici”), ai proclami, ai “j’accuse”, alle proteste e alle dichiarazioni di prammatica, alle prese di posizione “politicamente corrette”, ai cortei, ecc, che tutti noi ben conosciamo.

Insomma, questa volta la panna montata che Roic ha in questo caso pervicacemente cercato di propinare alla popolazione tutta … è risultata rancida ed è miseramente collassata su se stessa!

Ma, in fondo, e tutto sommato, Roic non è poi né così cattivo, né troppo in malafede, e neppure così “sinistro”, lo dico seriamente. Molto probabilmente egli è solo l’espressione di un pregiudizio o, meglio, l’espressione di una radicata quanto viscerale sinistra ossessione!

Conto comunque sulla sua intelligenza – che non fatico a riconoscergli – affinché in futuro si possa sperare di poter una volta confrontarsi – sui temi che ci stanno a cuore – in modo non ideologico e senza pregiudizi nonché, soprattutto, senza certe istrioniche ed improvvide sortite che fanno male a tutti, a lui certamente, come pure alla politica e al Ticino tutto. Sono infatti sinceramente dispiaciuto che le nostre rispettive posizioni non abbiano potuto essere messe alla prova nel corso di un confronto onesto, schietto e diretto, nel rispetto reciproco, al di fuori degli insipidi e indegni attacchi personali e dei furbeschi trucchetti da ingegnoso maghetto della politichetta da strapaese!

Dr. Med. Orlando Del Don
Capogruppo UDC in Gran Consiglio