Putin “Terminator” detta la trama della politica mondiale del tubo – di Gianna Finardi

  Putin-Terminator-55105 bTira e molla tra Kiev e Mosca: Putin vuole “chiudere i rubinetti”

La Russia ha dato il via a un sistema di pagamento anticipato per le forniture di gas all’Ucraina. La decisione di Mosca è arrivata dopo il fallimento dei negoziati per il rientro dei 4 miliardi e mezzo di dollari di debito che la compagnia nazionale di Kiev, Naftogaz, ha nei confronti del colosso russo Gazprom. La mossa di Putin, come nei precedenti conflitti sul gas del 2006 e 2009, oltre ad avere una ripercussione sull’erogazione di gas all’Europa, aggraverebbe la già seria crisi che ha portato al referendum per l’annessione della Crimea alla Russia.

Alcuni esperti studiosi di politica economica, come Matteo Verda, ricercatore dell’Università di Pavia e dell’Ispi e autore del libro “Una politica a tutto gas”, ritengono che Kiev resti in attesa nella speranza che sia l’Europa a farsi carico di parte del suo debito. La Russia nel frattempo non rimane però con le mani in mano.

Con un atto atteso da un decennio, Mosca e Pechino hanno siglato a maggio scorso un accordo per la fornitura trentennale di gas russo alla Repubblica popolare cinese. Un’intesa vista con preoccupazione tanto da Bruxelles, principale mercato del gas della Federazione russa, quanto da Washington – alle prese con una guerra all’ultima sanzione con Vladimir Putin. Una situazione intricata, resa ancora più difficile dagli accordi tra Europa e Russia sul gasdotto South Stream*, alla cui realizzazione partecipa l’italiana Eni, nato appositamente con l’obiettivo di aggirare l’instabile territorio di Kiev.

* Secondo un recentissimo annuncio dato dal governo russo la realizzazione di tale gasdotto sarebbe “sospesa”

Politica internazionale a tutto gas o a tutta birra?

putin merkel

Le penalizzazioni commerciali, sanzioni inflitte da Europa e USA, avevano l’obiettivo di far soffrire l’economia Russa e costringere Mosca a trattare una riconciliazione con l’Ucraina rinunciando all’uso della forza bellica. Ma… siamo davvero sicuri che le cose stiano andando come si pensava? Forse i nostri governanti non si rendono conto che le sanzioni a Putin sono il boomerang più caro al mondo!

Se è la Russia ad erogare il gas, è la Russia a dettare legge sino a che gli stati, che ricevono il gas per capacità autonoma, non lo acquisteranno più. L’Europa è frammentata in due correnti. Da una parte Gran Bretagna e Germania sono pronte a stringere la morsa delle sanzioni ribadendo che esse sono imprescindibili, dato che il comportamento della Russia mette a rischio il diritto internazionale. Sull’altro versante troviamo stati come l’Italia, sempre in cerca di nuove fonti energetiche fruibili. Non è un caso che il presidente del Consiglio italiano Renzi l’11 dicembre, proprio in concomitanza con gli avvertimenti dati da Putin all’Europa, è volato in Kazakistan; ed è ben noto che da mesi l’Italia promuove politiche energetiche comuni con tale stato.

Le sanzioni sono anche causa, come se non bastasse, di ingenti perdite commerciali. Infatti numerosi prodotti made in Italy, dal lusso agli alimentari, non possono più varcare la dogana russa; si è pertanto prodotto un congelamento degli affari import export tra i due stati che costa all’Italia circa 2,5 miliardi di euro.

Sanzionare uno stato come la Russia che alimenta di materie prime molti altri stati è assai rischioso, poichè le sanzioni non raggiungono  l’incisività necessaria e auspicata. Resta attuale, ora come non mai, il famoso detto: “Voglio posso comando”. Siamo sicuri che l’Europa che vuole comandare, spesso non essendo compatta, possa veramente contrastare il galoppo incalzante dello Zar in ascesa e del suo grande stato, la “madre Russia”?

La risposta a questa domanda l’avremo nei prossimi mesi con gli sviluppi del conflitto in Ucraina e la definizione delle sorti di quel paese, e con un nuovo assetto degli equilibri (o squilibri) strategici internazionali.

Gianna FinardiPutin - orso