Stanotte il buio più lungo dell’anno

solstizio

Il solstizio d’inverno chiamato “il giorno più corto dell’anno”, cade notoriamente tra il 20 e il 23 dicembre in base a parametri dettati dalla riforma gregoriana.
Quest’anno cadrà stanotte tra il 21 e il 22 dicembre secondo ora italiana alle 00.03 del 22 così che oggi è stato il giorno con meno sole: 8 ore e 55 minuti circa.
Il significato della parola “solstizio” deriva da “Solis statio” che tradotto alla lettera significa fermata del Sole.
Nel giorno del solstizio d’inverno il Sole, nel suo moto apparente, raggiunge il punto più basso del percorso sotto l’equatore celeste e delinea l’arco diurno più corto tra il Sud-Est e il Sud-Ovest, segnando cosi’ l’inizio della stagione invernale astronomica nell’emisfero boreale.
Nonostante per noi sia il periodo invernale freddo, il Sole si trova più vicino alla Terra, a causa della ellitticità dell’orbita terrestre e il 4 gennaio si avrà il passaggio della Terra al perielio, il punto più vicino al sole che si individui nell’orbita del moto terrestre, a oltre 147 milioni di chilometri, mentre in luglio la distanza Terra-Sole sarà già di 151 milioni di km.
Nella storia, il solstizio d’inverno ha rappresentato occasione di festività di vario genere: i Saturnalia nell’antica Roma; Kwanzaa per alcuni afroamericani o lo stesso Natale; Yule nel Neopaganesimo.
Solstizi ed equinozi scandiscono le stagioni. Esse non hanno sempre lo stesso numero di giorni poiché iniziano e finiscono in istanti astronomici ben precisi, che variano di anno in anno.
Qui
riportate le date di solstizi ed equinozi del 2015.

TABELLAAnche se la famosa frase in rima recita: “Santa Lucia è la notte più lunga che ci sia” (suona bene all’orecchio), purtroppo questo è un mito sfatato dalla notte dei tempi ovvero dal 1582, quando Papa Gregorio XIII riformò il calendario giuliano di Giulio Cesare e mise di pari passo il calendario con i fenomeni astronomici***.

Nota. Dieci giorni furono semplicemente soppressi, e in quell’anno si passò dal 4 ottobre… al 15 !

 di Gianna Finardi