Stamattina al risveglio una splendida galaverna

galaverna1bisMentre ieri sera abbiamo chiuso le nostre imposte o spento le lucine natalizie, si poteva notare una coltre di nebbiolina leggera, che stamattina  ci ha lasciato sorpresi davanti ad alberi, prati, fiori e altre superfici tutte rigorosamente coperte da aghi che formavano arabeschi, grappoli e catenelle di ghiaccio cangiante.
Il fenomeno tipico di oggi si chiama galaverna  e richiede piccole dimensioni delle gocce di nebbia, temperatura bassa, ventilazione scarsa o nulla, accrescimento lento e dissipazione veloce del calore latente di solidificazione.
Quando questi parametri cambiano si hanno altre formazioni, come per esempio la calabrosa, che si forma quando le gocce di nebbia sono più grosse e il vento è più forte.
La galaverna si distingue dalla brina perché quest’ultima non contempla il processo di sopraffusione delle gocce d’acqua sulle aree coinvolte. La brina infatti si forma per il brinamento cioè il passaggio diretto di una sostanza dallo stato di vapore allo stato solido, fenomeno inverso della sublimazione, che fa si che il vapore  dell’aria possa solidificare sulle superfici raffreddate a causa della perdita di calore per irraggiamento durante la notte.
La galaverna: un aiuto per l’uomo e la naturaragnatela brinata
La galaverna, sotto forma di ghiaccio sulle piante, è utilizzata anche in ambito agronomico per preservare le piante dalle gelate sfruttando la liberazione del calore di brinamento nel processo di solidificazione dell’acqua liquida spruzzata sulle piante. Infatti durante l’intero passaggio di stato liquido-solido, per la liberazione del suddetto calore, la temperatura dell’acqua-ghiaccio rimane costante a 0 °C mentre quella dell’aria può essere anche di diversi gradi sotto lo zero. La tecnica quindi, a livello teorico, non è di per sé dannosa e risulta utile in caso di gelate notturne e disgelo diurno diminuendo il tempo di esposizione della pianta alle temperature sottozero (specie nel periodo critico primaverile), ma nel lungo periodo, cioè in condizioni di gelo persistente anche di giorno e per più giorni, risulta inefficace. Alcuni danni alla pianta possono altresì crearsi sui germogli con l’aumento di volume dell’acqua che solidifica e per questo è una tecnica da usare solo se necessario e  con molta cautela.

 

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Galaverna in un frutteto (Svizzera, cantone di Berna, Münchenbuchsee)