Se il lavoro ti fa ammalare – di Ricardo Pereira Mestre

(commento) È un articolo senz’altro interessante, che non manca tuttavia di suscitare una certa perplessità. Viene da chiedersi: una società così sofferente, così debole, così in crisi come farà a cavarsela? L’ “imperativo economico” sembra quasi che sia una cosa diabolica, ma da dove vengono i mezzi per aiutare i più deboli?

Pereira MestreLuca fa i turni di notte in cantiere ed è depresso, vive di notte e dorme di giorno, non ha più vita sociale ed è sempre più solo. Giovanni lavora in ufficio e il timore di perdere il posto di lavoro gli provoca un’insonnia e ansia per cui assume farmaci regolarmente. Maria lavora in fabbrica ed è vittima di mobbing, vorrebbe licenziarsi ma già così fa fatica ad arrivare a fine mese, ha a carico due figli e il marito l’ha lasciata. Susanna è infermiera, ha multiple ernie discali e ha chiesto l’invalidità. Per poter mantenere il posto di lavoro è stata esonerata dagli sforzi fisici importanti ma le colleghe la guardano male: lei si sente inutile ed ha più volte pensato al suicidio. Questi sono nomi fittizi di persone come noi, lavoratori imprigionati in un sistema che persegue unicamente un imperativo economico e non umano.

La pressione del frontalierato e dell’immigrazione, la situazione del cambio franco-euro, i tagli allo stipendio, la crisi economica rendono il mercato del lavoro sempre più insostenibile. L’incoerenza della politica sul tema è estremamente preoccupante. Gli studi sulla situazione lavorativa dei ticinesi e del suo impatto sulla salute hanno da tempo fatto notare come 1 occupato su 6 ha paura di perdere l’attuale posto di lavoro, il 61% dichiara che in caso di perdita del lavoro troverebbe con difficoltà un’attività equivalente, il 22% si dichiara stressato, il 36% ha tensioni sul posto di lavoro. Come medico e politico sono sempre più preoccupato per come le condizioni di lavoro attuali possano portare ad un incremento dei livelli di stress, degli stati depressivi e dell’insonnia con conseguente consumo di farmaci psicotropi o automedicazione con alcolici e droghe. L’incertezza sul lavoro comporta un aumento di ipertensione, dislipidemia, obesità e consumo tabagico con conseguente aumento del rischio cardiovascolare. Le relazioni, la famiglia, la stima di sé, la sessualità vengono continuamente influenzate negativamente dall’ambiente lavorativo.

Oggi i dipendenti sono sempre più delle pedine in un gioco che mira unicamente ad ottimizzare il profitto. Le aziende a conduzione famigliare rappresentano fortunatamente ancora un modello virtuoso di sensibilità verso i propri dipendenti ma purtroppo vivono una profonda crisi. È ora che il Ticino decida quale tipo di azienda sostenere e in particolare che definisca un chiaro programma di tutela della salute dei lavoratori che vada ben oltre le prestazioni della SUVA.

Anche se credo che l’economia debba essere libera da vincoli imposti dallo Stato, oggi urge più che mai un programma di controllo della salute dei lavoratori che consideri anche il fattore umano e non solo quello economico.

Ricardo Pereira Mestre, medico e candidato PLR al Gran Consiglio