Nell’Unione Europea… ci siam dentro fino al collo! – Intervista a Manuele Bertoli

jack 200Ho più d’una ragione per lodare Manuele Bertoli. Quando all’aperitivo dell’Associazione per la Scuola pubblica gli ho proposto l’intervista, ha accettato senza esitare e di buon grado dicendo: “Un’intervista non si nega a nessuno”. Quindi nemmeno a me. Poi, non si è fatto pregare e dopo due soli giorni mi ha mandato le risposte. È un vero piacere trattare così.

L’intervista, bella, diretta e interessante, non riserva grandi sorprese. Bertoli è un osso duro e non è facile spuntarla con lui. Un socialista tutto d’un pezzo al vertice della nostra scuola, dopo oltre 60 anni (così mi pare) di gestione liberale.

Un’intervista del professor Francesco De Maria.

  Bertoli 345Francesco De Maria   Consigliere Bertoli, la sua campagna elettorale è molto intensa?

Manuele Bertoli   Credo sia la quinta o la sesta che faccio e mi pare nella norma.

C’era nel partito un esponente in grado di competere elettoralmente con lei? Se c’era, perché non è sceso in campo?

MB   E’ una domanda che dovrebbe fare al presidente del partito e non a me, che non ho voluto mettere il becco sulla composizione della lista e avevo il dovere di accettare tutto quel che il partito avrebbe deciso. Poi, sa, mi pare che agli elettori interessi più il confronto tra partiti più che tra candidati all’interno di uno stesso partito.

Il PS ha paura di questa elezione? (penso soprattutto al Gran Consiglio)

MB   No, non sarebbe sensato. Certo è che non basta votare per il Consiglio di Stato, perché chi sta in Governo ha assolutamente bisogno anche del sostegno dei deputati, quelli del suo partito prima di tutto.

Il contenzioso nel nostro fragile mondo del lavoro (tagli, proteste, scioperi) esploso in queste ultime settimane potrebbe favorire il PS in vista del 19 aprile?

MB   Non lo so, lo dovrebbero dire i politologi. Certo fa emergere il problema del lavoro nella sua interezza, che non è solo dato dal dumping salariale e dalla messa in concorrenza dei lavoratori da parte di chi vuole approfittare della situazione, ma che mostra anche la volontà di una parte dell’economia di schiacciare i lavoratori fruendo del fatto che in Svizzera il sistema di tutele sul lavoro è scarso.

Perché i socialisti sono filo-europeisti all’estremo? Forse perché l’UE è (sostanzialmente) socialista?

MB   La domanda non le fa molto onore, sia perché il PS non è europeista all’estremo, pur essendo europeista, e perché l’UE non è socialista, Merkel, Cameron, Rajoi e Junker, per dirne quattro, mi pare lo mostrino abbastanza bene. [La domanda era espressa in una forma forse troppo provocatoria, ma certo è che la “fregola” europeista del PS ha pochi eguali; ammetto che l’UE, in senso stretto, non è “socialista”; forse la amano tanto… perché la Destra la detesta!]  Essere europeisti non significa accettare tutto quel che viene dall’Unione europea, ma rendersi conto che con questo gigante che ci circonda è buona cosa avere dei rapporti almeno normali. Poi, l’avvicinamento istituzionale tra Svizzera e UE è una questione da discutere internamente alla Svizzera, che giustamente non vuole farsi imporre nulla, ma che si rende conto che nemmeno può imporre nulla all’UE.

Sull’ “indigeribile” 9 febbraio una possibile strategia del Consiglio Federale è la seguente: 1) “trattare” con l’UE nella speranza (o: facendo in modo) che qualsiasi trattativa fallisca; 2) rivolgersi poi al popolo con le parole “lo vedete che non si può?”; 3) cancellare con qualche stratagemma il voto. Che ne dice? Sono troppo “andreottiano”?

MB   Vede, io credo che il voto del 9 febbraio vada applicato onestamente e correttamente, con i contingenti e tutto, oppure rimesso in discussione davanti al popolo altrettanto onestamente e correttamente. E’ quel che ho detto lo scorso 1° agosto a Locarno. Non perché il popolo non ha capito, tesi che qualcuno mi ha attribuito ma che non ho mai sostenuto, ma perché oggi le conseguenze di quel voto mi pare siano più chiare per tutti (ricorderà che prima del voto l’UDC sosteneva, a torto, che i bilaterali non erano a rischio). Non so quali siano le intenzioni del Consiglio federale, ma ritengo che la trattativa con Bruxelles non porterà a nulla. Il tempo delle decisioni non è ancora arrivato, ma non manca molto. Per quel momento sia il Consiglio federale che l’UDC, promotrice dell’iniziativa, alla fine dovranno scegliere tra queste due strade, sapendo che la prima significa la rottura dei bilaterali e l’isolamento economico della Svizzera. Un Paese che vuole costruire il suo benessere sull’alto valore aggiunto, sulla ricerca ecc. non può farlo isolandosi.

 Bertoli 400Che cos’ha provato quando nella corte di Palazzo Civico, davanti al presidente Burkhaltèr, la folla l’ha sonoramente fischiata?

MB   Non ne sono rimasto sorpreso. Nell’ora dopo, in piazza, ho però incontrato un sacco di persone, molte non di sinistra, più di quelle che fischiavano, che mi hanno detto che quei fischi erano vergognosi. Anche alcuni Consiglieri federali, i nostri ospiti, li hanno trovati fuori posto, per cui non credo ci abbiano fatto fare una gran figura.

Per un socialista la Svizzera, come nazione indipendente, ha ancora un senso?

MB   Certamente, l’Unione europea non è uno Stato, ma un conglomerato nel quale noi, volenti o nolenti, siamo dentro fino al collo. Geograficamente, economicamente, socialmente. Possiamo decidere di non volerci avere nulla a che fare, ma non possiamo pretendere che l’UE consideri i nostri interessi quando noi non vogliamo considerare i suoi.

6000 socialisti (c’è chi li ha contati) votarono per Laura Sadis nel 2007. Oggi la consigliera di Stato conclude in chiaroscuro il suo mandato alla testa del DFE; le rivolga un pensiero.

MB   Mi spiace che Laura termini il suo mandato, è una persona di valore, anche se non sempre siamo andati d’accordo. Non credo nemmeno che la sua conduzione del Dipartimento sia stata in chiaroscuro, anche se su alcuni dossier, come tutti noi, avrebbe certamente potuto fare di più. Sono invece certo che questa volta i socialisti non spenderanno voti fuori dalla scheda PS per aiutare questo o quella.

Con quali parole accoglie Jacques Ducry, arrivato fresco fresco sulle spiagge del PS ?

MB   Salut camarade. Con Jacques condividiamo diverse cose, non tutto, ma è una persona apprezzabile e diretta, che senza dubbio ha una visione progressista della società.

La scuola ticinese pre-media unica era antidemocratica e classista?

MB   Era certamente meno equa, nel senso che discriminava di più gli allievi in base alla provenienza sociale, non vi è dubbio.

La Media Unica esiste da più di 30 anni. Il giudizio positivo non è unanime. Alla radio ho sentito dire che per molti alunni è noiosa. Bisognerà cambiarla allora…

MB   Sì, per questo vi sono diverse riforme in corso, sui contenuti (piani di studio), sull’impostazione pedagogica (progetto “La scuola che verrà”), sui mezzi didattici (questione delle nuove tecnologie), sui docenti (nuova formazione continua) ecc. La scuola rimarrà una fatica per gli allievi, la noia di dover metterci del proprio non scomparirà, ma può e deve essere un posto migliore per costruire la loro solidità culturale, la curiosità per il sapere, la strutturazione del metodo di lavoro e un luogo privilegiato per il confronto con gli altri.

Nella scuola dell’obbligo bocciare un alunno è un peccato mortale?

MB   No, ma deve essere una misura pedagogica, non una punizione per chi fatica ad arrivare a certi obiettivi. La bocciatura punitiva non funziona, come non funzionano le bacchettate sulle dita, vi sono quintali di studi che lo dimostrano senza appello.

Che valore attribuire all’alto tasso di licealizzazione che abbiamo nel Ticino? I cantoni con tassi molto più bassi dei nostri sono da considerare sottosviluppati?

MB   No certo, hanno altri sistemi. Per quel che ci riguarda siamo in linea con la media dei Cantoni per l’ottenimento della maturità liceale (21%), abbiamo un 8% di maturità cantonale alla Scuola cantonale di commercio che apre anche percorsi accademici, oltre che conferire parallelamente un attestato federale di capacità, e siamo primi in Svizzera (19%) per l’ottenimento della maturità professionale. Credo siano dati positivi, non pensa anche lei? O vogliamo lamentarcene per forza?

Bertoli b 400L’abolizione della “media minima d’accesso” non rischia di gonfiare ulteriormente (e inutilmente) il liceo?

MB   No, se accompagnata dal profilo dell’allievo che gli indica le sue capacità, le sue debolezze e gli consiglia il suo percorso nella formazione postobbligatoria, come prevede il progetto “La scuola che verrà”. Possiamo dire che oggi, al contrario, è proprio la finta scientificità della media ottenuta sulla licenza che convince molti allievi che non hanno fatto una scelta ad andare al liceo (ho il 4,8, la scuola mi dice che sono “da liceo”, quindi ci vado). Le note devono ritrovare maggiore rigore e lo possono fare se evitiamo di collegare alle medie dei diritti di accesso o meno alle scuole posteriori.

A suo avviso il livello delle nostre maturità si è, nel corso degli anni, abbassato?

MB   Non ci sono studi che possono verificare questo, constato che i ticinesi che hanno conseguito la maturità se la cavano piuttosto bene.

Quanti sono i docenti frontalieri? Quanti i direttori d’istituto frontalieri?

MB   I docenti cantonali frontalieri nell’anno scolastico 2014/2015 sono pari a 77,5 unità a tempo pieno, in diminuzione rispetto all’anno scorso. Siamo sotto il 3% e il fenomeno esiste nei settori scolastici dove c’è carenza di offerta residente. Nelle scuole comunali sostanzialmente a quel che ne so non ve ne sono. Non mi risultano direttori di istituti cantonali frontalieri.

E la Civica? Ho sentito dire che i rapporti del DECS con il Comitato d’iniziativa non sono idilliaci, c’è stato un fitto scambio di lettere abbastanza inconcludente. Nutre qualche speranza che si giunga a un accordo?

MB   Poca, non mi pare ci sia da parte del comitato d’iniziativa una volontà di giungere a un compromesso.

Per finire, che cosa pensa della capacità di comunicare degli uomini di destra?

MB   C’è un po’ di tutto, alcuni più onesti, altri più cialtroni. Alcuni dispongono di molte risorse e, si sa, con tanti soldi comunicare è più facile.

[Questa è grossa. Tanti soldi non li ho, quindi tra i ricchi non ci sono. Spero proprio di non ritrovarmi tra i “cialtroni”, ne sarei umiliatissimo!]

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