Sabatina James non si chiama così e deve nascondersi – di Candida Mammoliti

Due mondi profondamente diversi ma obbligati a venire a contatto: l’Occidente moderno, disinibito e tecnologicamente avanzato (dire “Occidente cristiano” mi sembra, oggi come oggi, un po’ audace) e l’Islam religioso e chiuso (ma anche aggressivo). Un bell’articolo questo di Candida Mammoliti, avvincente, che non manca di suscitare qualche apprensione. Come lo “prenderanno” i lettori?

La “questione femminile” è al centro di questa storia. Una “normale” (per noi) ragazza (non una svergognata) – nel caso concreto una ragazza pakistana che vuole vivere e comportarsi come una teenager europea – agli occhi di sua madre è una puttana. Non sarò io a risolvere questo problema, ne mandino uno più abile di me.

Sabatina JamesUna storia che ha dell’incredibile, quella di Sabatina James (pseudonimo) che è riuscita a volare verso la libertà, seppur a un prezzo altissimo. La giovane pakistana ha 33 anni ed è costretta a vivere sotto scorta della polizia 24 ore al giorno, cambiando regolarmente le località della Germania.

Sabatina James è nata in Pakistan nel 1982, musulmana sunnita, nel Paese, come dice lei, dove le donne vengono bruciate vive dai fratelli e dai mariti. All’età di 10 anni, Sabatina si trasferisce con la famiglia in Austria nella città di Linz e lì cominciano i guai.

”Amavo la libertà della mia nuova vita in Europa, le t-shirt e i jeans, il rossetto e il rimmel. Ma i miei genitori conservatori no. Litigavamo per le lezioni di nuovo e quelle di recitazione che mio padre diceva erano per le prostitute”.

Il divario tra Sabatina e la sua famiglia si fa sempre più grande. Un giorno la madre scopre sul suo diario che aveva baciato un ragazzo nel parco e la picchia selvaggiamente. “Alla mia età (15 anni) lei si stava per sposare, un matrimonio combinato ovviamente com’è tradizione”. Così i genitori decidono di ripristinare l’onore della famiglia trovando un marito per la figlia.

“Quando avevo 16 anni siamo tornati in Pakistan per vedere i parenti. Sono uscita di casa vestita in modo assolutamente normale per me, ma un gruppo di uomini mi ha circondata urlandomi contro. Quel giorno mia madre mi ha picchiata davanti ai parenti e poi si è flagellata. La guardavo mentre si picchiava con forza il petto con una verga e gridava “ho partorito una puttana!”.

Dopo quest’episodio, Sabatina viene spedita in una “madrasa”, una scuola islamica, a Lahore. Per tre mesi vive in una stanza con altre 30 ragazze: “Non facevamo altro che studiare il Corano, pregare e ascoltare i sermoni sul profeta pronunciati da un mullah nascosto dietro una tenda. Se una ragazza parlava veniva picchiata nel cortile. I bagni erano pieni di mosche e di vermi, la tazza del gabinetto un buco per terra. Dopo tre mesi ho smesso di mangiare e mi hanno espulsa“.

A quel punto la ragazza è disposta a tutto pur di tornare in Europa e accetta a parole il matrimonio combinato che i genitori tanto desiderano. Ma quando il padre scopre l’inganno, arriva la minaccia di morte: “L’onore di questa famiglia è più importante della mia vita o della tua”. Chiaro e semplice.

Secondo le Nazioni Unite, ogni anno sono ca. 5’000 le donne e le ragazze uccise nel mondo per aver ”disonorato” la propria famiglia. Così Sabatina fugge per salvarsi la vita, va a dormire in un rifugio per senza tetto e trova lavoro come cameriera in un bar di Linz. Ma i genitori non mollano, le intimano di sposarsi, le fanno scenate in pubblico, finché la ragazza perde il lavoro. A questo punto alla giovane non resta che lasciare la città. Grazie all’aiuto di alcuni amici arriva a Vienna dove cambia nome e si converte al cattolicesimo.

Ancora presente è in lei il monito della comunità islamica che l’ha cresciuta: tra i cristiani non vi sono santi, le loro chiese sono vuote e i loro postriboli pieni. Eppure, ciononostante, i simboli cattolici l’attraggono, l’immagine di Dio che sceglie di soffrire in croce la commuove. La prima considerazione è che il rispetto di Dio professato dai veri cristiani, basato sull’amore, è diverso dal timor di Dio professato dai musulmani, basato sulla paura. Un amico cristiano le legge passi della Bibbia che le danno pace e serenità, come mai il Corano aveva fatto.

Sabatina ricorda così quei giorni: «Cristo mostrava misericordia verso le donne adultere, mentre Maometto permetteva che fossero lapidate. Più leggevo il Corano, più ne percepivo l’odio verso coloro che erano diversi; invece, come cristiana, provo amore per queste persone e desidero che ricevano lo stesso amore che ho provato io attraverso Gesù».

Si confida con un sacerdote cattolico ma non riceve molta attenzione, le viene detto che anche Maometto è stato un profeta… troppa paura di offendere l’Islam. Più confusa di prima, si orienta verso l’Evangelismo subendo ulteriori minacce da parte dei genitori: se non tornerà sui suoi passi, verrà uccisa. La polizia non l’ aiuta, lo fa invece la Chiesa Evangelica.

“I miei genitori mi hanno fatto causa per diffamazione ma il tribunale mi ha dato ragione“.

Oggi Sabatina vive in Germania dove ha creato un’associazione per aiutare le donne che rifiutano i matrimoni combinati e vogliono lasciare la famiglia. Ma avvisa, per la libertà c’è un prezzo molto alto da pagare. ”Raramente esco di casa da sola, ho sempre paura che ci sia qualcuno in agguato dietro l’angolo”.

Al di là dei discorsi, possiamo definirli costruttivi?, sull’Islam e le sue parti migliori, sul Sufismo e sulla presunta tolleranza espressa nei versetti coranici, e considerando il fatto, che di certo non tutti coloro che si reputano, o si sono reputati in passato “cristiani” siano da ritenere “templi dell’amore divino”, rimane un’amara quanto sconcertante realtà, che si manifesta ovunque, formata da fanatismo, da violenza e ignoranza, che mette fortemente in discussione la capacità degli individui di provare empatia verso gli altri nonché forza di discernimento, soprattutto nel cosiddetto “ambito religioso”, che con la “re-ligio” il più delle volte non ha nulla a che fare.

Candida Mammoliti, indipendente