Il settore primario: Ritorniamo alle origini – di Gianmaria Frapolli

FrapolliNelle scorse settimane, frugando negli “archivi di casa”, ho trovato due fotografie raffiguranti il nostro territorio, la prima era del 1950, la seconda attuale. Sembra scontato ma i cambiamenti che il territorio ha subito sono impressionanti. Abbiamo riscontrato una crescita esponenziale della cementificazione, come pure un forte aumento delle zone boschive a detrimento delle zone coltivate. Questo processo si è concretizzato di pari passo con il cambiamento dei settori economici del nostro Cantone. Attualmente abbiamo circa il 70% delle persone occupate nel settore terziario, il 28% nel secondario, mentre solo il 2% circa nel settore primario. Le proporzioni in passato erano totalmente diverse. In passato si contava una forza lavoro nettamente superiore, in cifre nel 1905 erano occupate 40’000 persone nel settore agricolo, circa 9’000 nel 1985, poco più di 3’000 unità ai giorni nostri.

Nel frattempo il terziario, ed in particolare il settore bancario, hanno visto un’esplosione di impieghi negli ultimi 40 anni, con dei guadagni superiori rispetto al settore primario e di conseguenza un esodo della manodopera verso i servizi ed il commercio. Questo cambiamento, purtroppo, ha fatto sì che molte aziende agricole hanno cessato la loro attività, di conseguenza non hanno più fornito quel contributo importante per il territorio, a dir poco fondamentale per le nostre valli.

Un cambiamento di trend di questa portata dovrebbe portarci a considerare e rivalutare maggiormente il settore primario, sia in termini d’investimento, sia dal punto di vista della formazione e della riqualifica professionale. Segnali incoraggianti stanno comunque arrivando. In Alta Valle di Blenio sono nate due stalle modello (Croce e Martinelli) che vantano un centinaio di capi di bestiame l’una e che coinvolgono numerose persone, in particolare giovani. Il settore agricolo e l’agricoltura potrebbero ad esempio essere sviluppati e sostenuti congiuntamente al settore turistico. Quest’ultimo in Ticino rappresenta ancora il 10% circa del PIL, quindi favorire una maggiore collaborazione tra il settore primario ed il turismo potrebbe rivelarsi una soluzione vincente. Pensiamo ad esempio allo sviluppo nel settore della viticoltura. Il grande lavoro e la professionalità di enologi ticinesi hanno fatto del Merlot un fiore all’occhiello dei prodotti svizzeri di nicchia, raggiungendo risultati inimmaginabili se paragonati ai vini prodotti solo 20 – 25 anni orsono. Dobbiamo creare sinergie tra il territorio, le strutture alpestri, i prodotti enogastronomici ed il turismo, affinché si possa fare la differenza con investimenti mirati. Rilanciamo il turismo con un nuovo ciclo di crescita nel primario, purtroppo al momento nel settore dei servizi si fatica molto e potrebbe essere questa la chiave del successo.

Quando sono tornato dalla Svizzera interna ho deciso di andare a vivere in Valcolla, in parte per seguire le mie origini, ma soprattutto per la qualità di vita che offrono le nostre valli. Molte persone sono alla ricerca del contatto con la natura e della tranquillità, in questo il Ticino offre un territorio fantastico, con persone che fanno sacrifici enormi per mantenerlo tale. Lo Stato deve garantire i necessari investimenti per permetterci di tornare alle nostre origini e favorire il settore primario come le stalle con il bestiame, gli alpeggi, la cura del territorio nelle valli, i prodotti nostrani locali, etc. Valorizziamo in modo concreto quello che la natura ci ha offerto.

Gianmaria Frapolli
Economista
Candidato al Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi