Chi ha fomentato la rivolta in piazza Maidan? – Zibaldone di Gianfranco Soldati

maidan-2Hansrudolf Kamer è un politologo che conduce da anni una rubrica di politica estera sulla “Weltwoche”. La lettura dei suoi articoli è sempre fonte di informazioni e considerazioni di notevole interesse. Il suo accentuato filoamericanismo lo induce però a interpretazioni distorte degli avvenimenti. Qui sorge per me subito la domanda: “O è forse il mio accentuato antiamericanismo che mi induce a questa considerazione?”. Ai lettori l’ardua risposta!

SoldatiComunque sia, Kamer in un recente articolo dà un giudizio negativo dell’impegno della Signora Angela Merkel e del suo pallido assistente François Hollande (impegnato più che altro a tentare di distogliere lo sguardo dal suo disastro in patria) in favore di una tregua nella guerra in atto in Ucraina. Giudica il tutto come uno sforzo inutile e crede che l’allargamento dei territori in mano filorussa continuerà. Il solo paese che potrebbe efficacemente opporsi alle mire espansionistiche di Putin sarebbe e rimane quello della potenza egemone, gli USA, e il giornalista della “Weltwoche” sembra quasi invocarne un intervento deciso. Dimentica, credo, che a provocare la rivolta di piazza Maidan sono stati certamente e innegabilmente gli USA. Continua l’articolo: purtroppo l’interesse attuale di Obama è rivolto all’Estremo Oriente e l’UE è troppo debole intellettualmente, politicamente, economicamente e militarmente per poter attrarre l’Ucraina nella sua sfera d’influenza. Una debolezza talmente evidente da poter venir assunta come dogma. Per Putin vale il contrario: lui non ha interesse a modernizzare o far progredire l’Ucraina. La vuole controllare e vuol tener distante la Nato e basta. Non ha bisogno di dislocar truppe su migliaia di km, dispone di un controllo assoluto sui suoi media, cosa che gli garantisce l’appoggio popolare, approfitta malgrado le sanzioni imposte da USA e UE della libertà di scambio su una parte dei mercati internazionali, può contare sulle divisioni, sulle discordie e sul nervosismo degli occidentali. Nel mondo attuale il rispetto dei trattati è cosa sacra, ma bisogna tener conto in ogni momento del fatto che nessuno può impedire la rottura degli accordi. Chi non tiene conto di questa possibilità finisce nel campo degli sconfitti.

Obama per il momento sta a guardare e lascia alla Signora Merkel il compito di fronteggiare Putin. Ma questa a Minsk si reca a mani vuote: per trattare efficacemente bisogna invece avere qualcosa da offrire. Ne consegue che le sedute a tre (Putin, Merkel e Hollande) altro non sono che un teatrino per il popolino. Il solo che si dia veramente da fare per sostenere la cancelliera, in verità solo a parole, è il povero Martin Schulz, impotente presidente del Parlamento europeo, che proclama che oramai l’UE ha tolto all’America il “management” della crisi.

La differenza tra Occidente e Russia nelle posizioni di partenza fa sì che per il momento il mondo occidentale non può far altro che limitarsi al contenimento dei danni.

*

Sempre dal mio settimanale preferito, un’interessante osservazione di Beatrice Schlag, ripresa da un’intervista sul “New York Times”. Gli esseri umani si dividono spontaneamente in due categorie, sulla base di una decisione presa spontaneamente e spesso inconsciamente verso la quarantina: quelli che vogliono restare giovani e curiosi, interessati e interessanti, e quelli che si lasciano tranquillamente invecchiare. Già verso la cinquantina le due categorie si distinguono nettamente. E cosa è l’impulso che spinge a questa scelta? L’egocentrismo o la mancanza di sensibilità nei riguardi delle persone che ci circondano?

*

Spese per la cultura in Svizzera, statistica del 2012, in franchi per abitante del Cantone.
In testa Basilea-Città e Ginevra, 914 e 787 franchi, gli altri dal 388 in giù, 99 per Appenzello interno e 78 per Svitto, ultimi sulla lista. Il Ticino è quinto, a quota 326, davanti al settimo cantone, nientepopodimeno che Zurigo, con 318 franchi. La manìa di grandezza di solito non l’hanno i grandi, ma i piccoli. In Ticino una fiumana di cultura, e ci fa piacere. A preoccupare rimane però il pratico raddoppio del debito cantonale in soli 8 anni di vacche non grasse ma obese.

Gianfranco Soldati