Nessuna adesione all’UE dalla porta di servizio! – Christoph Blocher incontra la stampa a Lugano

È venuto nel Ticino, in una splendida giornata di primavera, a fondare la sezione ticinese della sua nuova associazione. L’adesione “strisciante” della Svizzera all’Unione Europea è in atto da tempo e le prossime tappe (parliamo del 2016) sono già scritte ma il vecchio leone, mai domo, promette battaglia. La Svizzera non capitolerà senza combattere (ma sarebbe forse più realistico dire che una parte del popolo si batterà per la sovranità e l’indipendenza del Paese).

Un comitato di 14 personalità ticinesi si è costituito e, tra breve, partirà la raccolta delle adesioni, che si prevedono numerose nel Cantone, punta di diamante di quel clamoroso 9 febbraio.

Di ciò parleremo in seguito. Apro il mio articolo con la breve e intensa allocuzione del leader.

Seegarten 1xyDr. Christoph Blocher, Presidente del “Comitato svizzero contro la strisciante adesione all’UE” in occasione della conferenza stampa del 3 giugno 2015 all’Hôtel Seegarten

Nell’Amministrazione, in Consiglio federale e in Parlamento si sa oggi che oltre l’80% degli Svizzeri non vuole un’adesione all’UE. Ma ciò nonostante, la classe politica spinge sempre ancora in questa direzione. Tuttavia, non osa affrontare apertamente una votazione sull’adesione all’UE. Per questo tenta di raggiungere il suo obiettivo con falsi pretesti – di straforo, dalla porta di servizio.

Il Consiglio federale e l’UE stanno negoziando attualmente un accordo-quadro che obbligherebbe la Svizzera a riprendere automaticamente il diritto UE in tutti i settori giuridici che toccano qualsiasi accordo bilaterale, senza che il popolo possa liberamente decidere in merito; e, in caso di divergenze, la Svizzera dovrebbe riconoscere quale suprema istanza la Corte di giustizia dell’UE. La Svizzera sarebbe obbligata ad accettare il diritto UE ed i giudici stranieri.

L’accordo, che il Parlamento di principio approva, conduce de facto la Svizzera nell’UE, rende obsoleto l’articolo costituzionale sulla limitazione dell’immigrazione di massa e, in particolare, esclude il popolo dalla funzione di legislatore .

Questo accordo deve essere respinto da popolo e cantoni. Per questo deve essere benvenuta la fondazione di un comitato ticinese apartitico. Il “Comitato svizzero contro la strisciante adesione all’UE – UE-NO”, che coordina tutte le organizzazioni in Svizzera, saluta con piacere questo comitato. Tutte le organizzazioni che condividono questo obiettivo – finora più di 110 – sono però rappresentate autonomamente in UE-NO.

Fino alle elezioni 2015, sul tema adesione all’UE a Berna è di rigore il silenzio. Ma dopo le elezioni si parte. Il parlamento dovrebbe approvare l’accordo durante le prossime sessioni di dicembre e/o di primavera. In effetti, l’accordo – come a suo tempo il trattato SEE – dovrebbe sottostare al referendum obbligatorio. Se anche questo fosse di nuovo negato, bisognerà allora lanciare il referendum.

Una votazione popolare è da attendersi per l’estate/autunno 2016. Ci aspetta una campagna di voto estremamente dura.

Dr. Christoph Blocher, già consigliere federale

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La composizione del Comitato ticinese al 3 giugno 2015

I quattro co-presidenti sono: Roberto Badaracco (avvocato, grancosigliere PLR), Antonella Bignasca (nipote del mitico Presidente a vita e personalità influentissima nella Lega, senza cariche politiche istituzionali), Franco Denti (presidente dell’Ordine dei medici, granconsigliere verde, già pipidino) e Orlando Del Don (notissimo medico psichiatra e psicoanalista, scrittore, già capogruppo UDC in Gran Consiglio).

Seguono altri 10 membri. In ordine alfabetico: Omar Balli (granconsigliere della Lega), Iris Canonica (ex socialista (perdonata, chi non ha mai commesso un errore nella sua vita alzi la mano), pubblicista efficace, influente e molto considerata, attiva nella difesa della (disgregantesi) piazza finanziaria elvetica e ticinese), Renzo Galfetti (noto avvocato penalista), Mario Jermini (ex “Indignato”, in qualità di cassiere), Stelio Pesciallo (avvocato, Area Liberale), Sergio Savoia (non necessita!), Fabio Schnellmann (granconsigliere PLR), Alberto Siccardi (imprenditore, patron della Medacta di Castel san Pietro, vice presidente di Area Liberale, già UDC), Roberta Soldati (avvocato, attiva nell’UDC), Peter Walder (già presidente della sezione UDC di Lugano, ex “Indignato”, attualmente in convalescenza: auguroni caro Peter da Ticinolive!: in qualità di segretario).

Stupisce, e non poco, l’assenza di una qualsiasi, anche tenue, traccia di esponenti democristiani (a parte l’ex, non più popolarissimo in quell’ambiente, Franco Denti). Forse il Partito, immerso com’è nell’analisi approfondita del flop elettorale, non dispone, al momento, di persone in grado di decidersi (ma non è, a voler ben guardare, un volo da kamikaze…) Forse arriveranno in seguito. Forse forse forse… Non saranno mica tutti favorevoli a una Svizzera assoggettata al volere di giudici stranieri?

Come ha ben sottolineato Iris Canonica, tutte le adesioni al Comitato e all’Associazione sono state e vengono date a titolo individuale. A tale titolo aderisce anche, e di cuore, il professor De Maria, liberale oggi come lo era negli anni Ottanta. Se un’idea è buona, che bisogno c’è di cambiare? Egli, con lo scarso potere di cui dispone (molto vicino allo zero), si sforzerà comunque di contribuire al conseguimento degli scopi dell’Associazione, ticinese e svizzera.

Per la difesa del nostro paese, del nostro popolo, della sua tradizione, della sua identità, della sua indipendenza e sovranità.

Seegarten Ay

Questa azione – pensiamo per un momento al Ticino, ma è chiaro che non ci siamo solo noi, la portata è nazionale – avrà successo? Io dico di sì, a patto che il Comitato (che potrà ulteriormente ampliarsi) sappia sviluppare uno spirito di corpo in vista dell’obiettivo comune.

Incombono e pesano le elezioni Federali d’autunno, e qui il discorso di fa delicato. Il Gruppo è apartitico… ma ognuno il suo partito ce l’ha e dunque bisognerà riflettere attentamente. Dire però, facendo spallucce e inghiottendo la frustrazione: “Quel 68% NON sarà mai rappresentato adeguatamente, perché loro non vogliono”… non può essere una soluzione, per lo meno non può essere una soluzione decente. Conveniamone, amici.

Seegarten By

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