L’ARP 15 affonda la spada: il neonato non vedrà mai casa sua – di Giuditta Mosca

Pubblichiamo questo articolo con una certa riserva e una certa perplessità. Ci spieghiamo. Un provvedimento di questa natura è gravissimo e l’autorità, prendendolo, si assume una enorme responsabilità. Esso potrebbe (come si suggerisce) essere ingiustificato ma nel testo non si ritrovano elementi che corroborino tale affermazione (poiché l’articolista non li conosce o non li vuole o non li può dire).

Che si condanni – senza esibire le prove di un abuso evidente – la decisione dell’autorità, questo non ci sembra ben fatto. Ma vogliamo ammettere che non si agisca per partito preso e nel quadro di una “demonizzazione organizzata”.

Quanto al Governo (in particolare al dipartimento delle Istituzioni), esso si è già espresso osservando che la competenza in questi casi appartiene alla Camera di protezione (nel Tribunale d’Appello). A nostro avviso, se veramente si vuole combattere la battaglia, la via più incisiva rimane quella giudiziaria: Camera di protezione e Tribunale federale, con avvocati di prim’ordine che probabilmente i genitori in questione non si possono permettere. Se poi si perdesse anche a Losanna, allora non sapremmo più.

In ogni caso, ecco l’articolo nella sua formulazione integrale. 

Giuditta MoscaÈ nato il 9 giugno e sta benone. È un bellissimo bimbo. Mamma e papà però hanno il cuore a pezzi: gli hanno preparato una bella cameretta, in una casa spaziosa, pulita e ben tenuta. Il piccolo, però, nel suo lettino non ci dormirà. Mai.

L’ARP 15 ha deciso di separare il piccolo dai genitori, e di farlo subito, perché il distacco sarà inevitabile. Perché? Il gruppo STOPARP Ticino sta raccogliendo le prime informazioni, quindi sbilanciarsi è prematuro. Il bimbo non ha mai lasciato la clinica in cui è nato, la madre uscirà oggi e il piccolo resterà lì. È entrata con il pancione, esce a mani vuote.

Supponiamo, ovviamente per linee teoriche poiché la storia è ancora fumosa, che uno o entrambi i genitori rientrino nel calderone delle “persone a rischio” (di cosa non si sa). Supponiamo che l’ARP 15 abbia tutte le ragioni di temere per la salute del bimbo – ma questa al momento è solo una teoria – e che la misura non sia del tutto fuori luogo.

Supponiamo, e qui non siamo più nell’insieme delle teorie, che prima di dividere un figlio dai genitori debbano essere state attuate una serie di misure atte a scongiurare una rottura definitiva, misure che in questo caso non possono essere state nemmeno concepite, dal momento che il bimbo non ha ancora compiuto la sua prima settimana di vita.

Supponiamo, uscendo anche in questo caso dalla teoria, che lo Stato debba limitare la propria ingerenza nella vita delle persone, così come deciso dal Tribunale Federale e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e, alla stessa stregua, supponiamo che esistono una quantità impressionante di misure di accompagnamento intermedie sulle quali l’ARP 15 non si è nemmeno soffermata.

La necessità di dividere immediatamente il bimbo dai genitori perché sarà inevitabile farlo in futuro è una mazzata in pieno volto alla fiducia che lo Stato deve a tutti i cittadini e allo scopo dello Stato stesso. Se questa è la linea di pensiero delle istituzioni, allora l’ARP 15 si dimetta in toto, perché è inevitabile – fosse anche con il pensionamento – che chi ci lavora oggi prima o poi dovrà distaccarsene.

Supponiamo anche che il Governo taccia, avallando quindi quelle che sembrano misure scriteriate, e che la popolazione rimanga inerme davanti a questi orrori.

Ora togliete ogni supposizione, perché questa è una storia vera e sta succedendo ora, a Giubiasco. E se l’ARP 15 non ha messo in atto le misure necessarie (previste dal diritto internazionale) e se l’ARP 15 ha ordinato una perizia senza relativa contro-perizia, e se l’ARP 15 non ha vagliato altre misure meno drastiche, allora la soluzione è una e una sola: tutti a casa.

Le reazioni sui social
Su invito di Orlando De Maria ed Orlando Del Don, molti ticinesi stanno inviando un’email all’ARP 15 chiedendole di rivedere questa presa di posizione. Aleggia un sentimento di sdegno ed incredulità e non sono poche le persone che si chiedono come mai il perché di questa separazione; arrivano da ogni parte – anche dall’Italia – messaggi di sostegno alla famiglia del bimbo.

Giuditta Mosca