“Quell’uomo si chiama Sergio Ermotti!” – Mega intervista a Tito Tettamanti

Questa intervista è eccezionale. Per la sua ampiezza. Per la sua franchezza, che a tratti diviene quasi spietata, senza che il canuto signore dimentichi la sua proverbiale cortesia. Perché Tettamanti scrive molto ma non commenta quasi mai i partiti della politica cantonale. Ebbene, questa volta l’ha fatto. L’idea era stata in origine mia, gliel’ho proposta, mi sembrava il momento perfetto; ha esitato; infine ha accettato.

Abbiamo preso l’avvio dall’analisi politica pubblicata nel Caffè di domenica scorsa: il suo giudizio su di essa era sostanzialmente negativo. Il mio non meno del suo perché, si sa, in queste cose andiamo d’accordo. Quando ho raccolto il testo dell’intervista – ricca, incisiva, esplicita, tagliente (una bomba, detto tra noi) – mi sono chiesto: “Chissà se il direttore Alaimo la leggerà?” Le speranze sono scarse… ma non si sa mai.

Un’intervista del professor Francesco De Maria.

tettamanti (3)Francesco De Maria   Continuano i commenti e le prese di posizione a proposito delle recenti elezioni cantonali. Abbiamo letto di tutto e di più. Ma qual è il Suo giudizio?

Tito Tettamanti   Le analisi che ho letto mi paiono legate a schemi ormai superati e tradiscono la nostalgia dei bei tempi passati quando confini e ruoli dei partiti erano ben definiti. Sembrano considerare il fenomeno dell’antipolitica come un disturbo passeggero e fastidioso dal quale liberarsi tornando a schemi ai quali eravamo abituati. Parimenti non posso nascondere la mia sorpresa quando un autorevole esponente della politica vede il rilancio del proprio partito nell’ ”adeguamento dei princípi”, concetto schizofrenico e contraddittorio.

Come giustifica il sorprendente successo della Lega?

TT   Non è per nulla sorprendente. Vent’anni fa Giuliano Bignasca, non privo di intelligenza politica, ha intuito l’avanzare e il potenziale dell’antipolitica che probabilmente era congeniale anche al suo carattere anarcoide. L’antipolitica è figlia del disagio creato a livello esistenziale da una classe politica sempre più “casta”, senz’anima ma convinta di imbonire l’elettore con sempre maggiori elargizioni di soldi pubblici. Una classe sfacciatamente interessata a sviluppare il proprio potere con la sempre maggiore pervasività dell’intervento statale.

Il fallimento di queste politiche che hanno portato a pressioni fiscali pesanti e a livelli (nella maggior parte dei Paesi) insostenibili di debito pubblico ha creato reazioni spesso incoerenti, talvolta scomposte, delusioni di chi aveva ricevuto e creduto a promesse che non si possono mantenere. Le critiche possono anche parere irragionevoli ma il sentimento di disagio creato è reale, diffuso e non facile da combattere.

Se guardiamo al panorama europeo la matrice dei Salvini e Grillo, Tsipras di Syriza, Podemos, Ciudadanos, Front National, Linke, Wilder in Olanda, UKIP in Inghilterra e Timo Soini in Finlandia , senza dimenticare altri movimenti più piccoli, è radicata nella profonda delusione e insoddisfazione con connotazioni spesso fortemente antieuropee e addirittura antiistituzionali.

L’atteggiamento antipolitico unito a quello eurocritico della Lega dei Ticinesi, come pure le critiche non prive di fondamento ad una politica dell’immigrazione mal gestita, sono cavalli di battaglia che hanno trovato forte adesione popolare. Si aggiunga la fortunata staffetta Borradori-Zali. Dal disponibile accondiscendente e sorridente acchiappavoti ad una macchina di voti austera del Magistrato che non sorride ma fa più voti di tutti.

Quindi, la Lega ha vinto e il PLR ha perso…

TT   No, non mi pare la lettura esatta. Il PLR, o meglio Rocco Cattaneo, ha pure vinto. Confesso di non poter essere imparziale parlando del figlio di due miei cari amici, Egidio, un imprenditore di razza, e Mariangela, una Marcionelli, famiglia da “uregiatt”.

Non penso si possano negare due cose. Il fatto che il Presidente non politico, con voglia di fare e realizzare a costo di qualche inciampo anche perché non succube ai riti stantii dei palazzi della politica abbia rilanciato il Partito. A differenza del suo predecessore, persona degnissima ma distintasi più per spirito di servizio e fedeltà che per attitudine al comando, ha saputo esprimere un piglio decisionale molto più apprezzato oggigiorno dei soliti accomodamenti ipocriti. Con la sua lista per il Consiglio di Stato di giovani sottoposti alla lunga campagna elettorale da lui voluta, non ha solo ridato entusiasmo ma ha realizzato un trapasso generazionale nella dirigenza del partito.

Oggi è il partito meglio strutturato, vedremo se saprà anche liberarsi dalla macchia di “partito delle tasse” (vedi moltiplicatore cantonale e rifiuto del referendum sulla spesa) che lo ha caratterizzato nel quadriennio scorso. Se così fosse, potrà guadagnare ulteriori consensi.

Ma sicuramente ha perso il PPD.

TT   È il Partito che deve porsi una domanda esistenziale. Perché votare oggi PPD? Abbandonato comprensibilmente il referente cattolico, non riuscito il tentativo di passare al cristiano tipo CDU germanica (si dice che oggi in Svizzera il 95% degli elettori PPD sia cattolico), una dirigenza influenzata dalle mode e da un sinistrismo di maniera, ha, grosso errore a mio modo di vedere, rinunciato alla qualifica di conservatore. In un Paese come il nostro, sostanzialmente conservatore il conseguente travaso di elettori nella Svizzera tedesca a favore dell’UDC è stato inevitabile.

Dalle colonne del Caffè Luigi Pedrazzini, politico intelligente e di lunga esperienza, vede il rilancio del Partito nell’”adeguare i princípi”. L’affermazione mi preoccupa. A parte il fatto che adeguare i princípi è sicuramente un’affermazione dai connotati contraddittori e un tantino schizofrenica, se guardiamo agli atteggiamenti (e tentennamenti) del PPD svizzero, direi che l’adeguamento dei princípi è ciò che è stato messo in atto da diversi decenni. La ricetta mi sembra stantia.

Come sicuramente inadeguato è il continuo richiamo alla funzione di Partito di centro che non attira più nessuno. Oltretutto il centro è più un concetto geometrico che politico, e non da confondere con moderato. Ma è questo che vogliono gli elettori dai partiti? Estenuanti incomprensibili negoziazioni per compromessi insoddisfacenti o preferirebbero decise, coraggiose prese di posizione nell’intento di risolvere i problemi?

Il PPD si trova ad un bivio. O sceglie di essere un “partito di influenza” o tenta di giocare un ruolo quale “partito di potere”. Il primo è un partito elitario che deve avere una grande capacità progettuale e critica. Una formazione politica, espressione di rigore, coerenza e dignità e molto coesa. Un partito quindi che avrà meno consenso popolare, meno leve di potere, ma cercherà di avere impatto sulla società suggerendone e influenzandone le idee. Soluzione difficile per le qualità intellettuali, la passione, determinazione, richieste e la capacità di traversare i deserti resistendo alle tentazioni delle mode. L’altra versione è quella del partito di potere che cerca e ottiene ampi consensi trasversali nell’elettorato.

Le strade per questa soluzione passano o da un capo carismatico o dall’impossessarsi e fare proprio uno o due temi di grosso impatto e battersi a fondo e insistentemente per quelli. Il tutto sostenuto da una straordinaria capacità di comunicazione e di semplificazione dei temi. Non conosco i quadri del partito ma non mi pare vi siano figure di grande carisma. Quindi è da vedere se si avrà il coraggio di battersi e far proprio senza mezze misure qualche tema di importanza vitale per il Cantone. Non ne mancano.

Attenzione comunque che adeguare i princípi potrebbe voler dire non crederci molto.

Continuiamo di crisi in crisi e prendiamone un’altra, quella del Partito Socialista.

TT   Qui le crisi sono due. Una meno grave concerne quel po’ di maretta che caratterizza la vita di ogni famiglia e che passerà. Anzi, nell’interesse del Paese auguriamoci che passi il più presto possibile. Certo ricordiamo con nostalgia gli scontri tra PSA e PS nobilitati da tensioni ideali di grosso spessore. Si paga l’errore di aver congedato troppo presto Martinelli, un politico di razza, che ha saputo temperare la forte passione per le sue convinzioni con qualità di gestore e l’equilibrio della competenza che fanno l’uomo di Stato. Non era certo facile trovargli successori di uguale calibro. Comunque passerà.

Più grave è la crisi dei partiti socialisti in tutta Europa. Avendo realizzato lo Stato sociale (assistenziale) e interventista, con elevate imposte, il Partito ha esaurito la sua carica propositiva. Ulteriori passi portano a forme di collettivismo anche se soave. Tutto ciò ha avuto conseguenze sul piano elettorale. Il Partito è diventato sempre più interprete dei ceti degli statali del parastato, di chi opera nei media, nella scuola, nel sanitario, con presa anche sul mondo della cultura. Una classe media diventata conservatrice in difesa delle proprie posizioni e privilegi.

Ha perso il contatto con il mondo operaio e con quello delle proteste. Le classi che a torto o ragione si sentono trascurate votano oggi per Grillo o Salvini, per Iglesias dei Podemos, per Tsipras, per la Le Pen e così via. In questi movimenti c’è molto antieuropeismo, ciò che mette a disagio i socialisti per la loro vocazione internazionalista che rende difficile ammettere che la costruzione europea è concettualmente errata, burocratizzata ed inadeguata per i difficilissimi problemi che deve risolvere.

Forse i movimenti socialisti pagano la scelta di avere determinato la linea politica di molti Stati europei creando un sistema che oggi non è più finanziabile e con promesse oggettivamente impossibili da mantenere. Un elettorato, che talvolta anche irragionevolmente, non vuole rinunciare a nulla lo ritiene responsabile e si riversa tanto su movimenti di estrema sinistra quanto su movimenti di destra nazionalista. Ricuperare questi consensi rimanendo però un partito che gestisce il potere è la sfida vera per i socialisti.

A questo punto la prossima domanda è d’obbligo: qual è la Sua opinione sui Verdi?

TT   Più che sui Verdi l’opinione è su Savoia. Non lo conosco, ma ricostruirei così il suo tragitto. L’uomo ha fiuto  e ambizioni politiche. Buon comunicatore, supera spesso i suoi contradditori nei dibattiti, è un politico dal taglio moderno, pochi ingombri ideologici, spregiudicato. Si trovava nella scuderia socialista, ma capisce che non lo designeranno mai pilota ufficiale per i circuiti di Formula 1. Cerca allora un’altra scuderia e la più vicina quella che rende il passaggio meno sospetto sono i Verdi, ai tempi definiti angurie perché verdi di fuori e rossi dentro. Si impossessa della scuderia e ne diventa l’incontestato pilota numero 1. I verdi, però, sul piano europeo gli scorsi anni hanno perso incisività. Ad esempio in Olanda nel 2012 sono scesi da 10 a 4 seggi. In periodi di crisi economica e di disoccupazione le preoccupazioni si spostano dai temi ambientali a quelli più immediati e che incidono direttamente sulle condizioni di vita.

Con i socialisti spesso al governo e quindi ritenuti corresponsabili di errori, debiti, misure di austerità, i verdi in Germania, Olanda, Francia, Inghilterra, Austria cercano di far proprie le richieste massimaliste della sinistra. Forse a questo cerca di ispirarsi Savoia, in contrasto con qualche aderente che ha più nostalgia per le motivazioni storico-ambientali. Spera di ereditare qualche voto socialista insoddisfatto, ma più ancora di cavalcare temi di protesta in concorrenza con la Lega. Una forma di Lega meno popolana e che richiami voti dei ceti urbani e più acculturati.

La strategia non ha avuto molto successo, perché cavalcare temi monopolizzati da altri, leggi Lega, non è mai facile ed in genere non rende. Le doti del capo popolo ci sono, come pure abilità politica e il veicolo elettorale. Vedremo cosa escogiterà in una pista difficile (diffidente) come il Ticino per vincere un Gran Premio.

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L’UDC Ticinese contrariamente a quella svizzera non riesce da anni a sfondare e riveste un ruolo secondario. Come mai?

TT   Alla dirigenza ticinese dell’UDC manca l’intelligenza politica. Dopo anni non ha ancora capito che l’UDC, o meglio l’SVP ticinese, è la Lega. Non lo dico io, lo dice Blocher. [questa frase è molto dura e non mancherà di suscitare sgomento e proteste, fdm]

A questo errore ha aggiunto quello a un certo momento di non voler mettere il partito a disposizione di qualche personalità di spicco di entrambi i partiti borghesi per un colpo d’ala e un salto di qualità. Intendo dire affidare il partito, non semplicemente offrire con secondi fini un posto su qualche lista elettorale.

Nell’ultima votazione, grazie all’alleanza con AreaLiberale, ha permesso a due persone di valore come Morisoli e Pamini di entrare in Gran Consiglio. Subito sono iniziate le diatribe su qualche mancata elezione immiserendo quello che giusto o sbagliato era un progetto politico a un escamotage per fare qualche seggio in più e magari un dispetto alla Lega.

Con un simile panorama come si svolgerà la vita politica del quadriennio?

TT   Lei mi domanda troppo. Sono un semplice spettatore e non ho mai avuto disposizioni per fare il futurologo o il cartomante. Comunque una cosa è certa, lo scenario da qualche anno è cambiato e non si torna indietro. Una realtà di bipolarismo come in Spagna, Germania, Austria, Francia con qualche partito minore a fare da comparsa, in Europa è cosa passata. Resiste a fatica in Inghilterra. I partiti dominanti, i socialisti per la sinistra e democristiani e Gaullisti o conservatori a destra, un tempo controllavano l’80% e più dei voti espressi, oggi nel migliore dei casi faticano ad arrivare al 50%. Da noi in Ticino una realtà dove tre partiti bisticciavano e si accapigliavano per la scena per poi dividere la mensa a fine spettacolo è pure finita.

Una pesante fetta dell’elettorato in Europa è arrabbiata, delusa, protestataria, addirittura avversa alle istituzioni. Sarebbe grave insipienza non rendersene conto. Dare del buffone a Grillo (che lo è) non serve a niente, serve cercare di capire e porre rimedio ai disagi che i suoi elettori denunciano.

Blocher e la Lega è giusto vengano avversati, rientra pienamente nel gioco democratico, ma attenti a quelli che hanno la puzza sotto il naso, perché se non ci fossero stati loro, prima o dopo qualche Grillo sarebbe spuntato anche nella più paciosa e meglio gestita Svizzera.

Ermotti (2)Lei non vuole fare il futurologo, però (e sarà l’ultima domanda) Le chiediamo a quando il prossimo Consigliere federale ticinese?

TT   Con una battuta potrei rispondere: quando la smetteremo con il poco dignitoso spettacolo delle candidature di bandiera che non servono a niente e a nessuno, salvo agli eredi che potranno indicare il fatto nel necrologio. Non siamo alle Olimpiadi dove secondo Pierre de Coubertin, l’importante è partecipare. Qui l’importante è vincere. Per raggiungere lo scopo, i ticinesi dovrebbero dimenticare le affiliazioni politiche rispettive e preparare un personaggio noto e autorevole nel panorama svizzero.

Gli svizzero-tedeschi hanno un malcelato complesso di superiorità nei nostri confronti. Sono anche una schiacciante maggioranza e a nostra volta spesso ci comportiamo in modo da giustificare la loro opinione. Però sono in genere dei realisti e sanno rispettare la forza altrui. Dico tutto questo per le mie numerose esperienze, contrasti e frequentazioni. Possiamo vincere anche con loro ad una condizione: essere riconosciuti migliori. Non credo all’ipotesi delle dimissioni Leuthard entro il 2017, che potrebbero eventualmente permettere la candidatura Lombardi.

Ora il Ticino ha un uomo che, passato il prossimo quadriennio e preparando continuatamente e accuratamente il terreno, potrebbe raccogliere le adesioni necessarie, a condizione di sapere pensare quello che a prima vista è impensabile. Si chiama Sergio Ermotti. È un manager di successo e apprezzato che guida 60.000 persone. Accolto con molta diffidenza e addirittura con mandato provvisorio, in meno di quattro anni ha portato quasi completamente a termine la ristrutturazione dell’UBS che oggi è nuovamente tra le banche più solide del mondo. Non credo bisogni specificare che potrebbe essere un eccellente ministro delle finanze e infine, grazie alle sue innumeri relazioni nel mondo intero, porterebbe un plus di esperienza negoziale e internazionale oggi carente nel nostro Consiglio federale. Dimostra di continuo anche pubblicamente interesse per le cose del Paese ed ha solidissime radici in un Ticino che frequenta assiduamente. Lei mi guarda con occhi sbarrati che dicono: impossibile. Le rispondo che il miglior modo per perdere le battaglie è di non cominciarle.

Tito Tettamanti

Esclusiva di Ticinolive. Riproduzione permessa citando la fonte.