Emergenza migranti: il Ticino rischia di rimanere l’unica porta aperta – Mozione della Lega

Riceviamo e pubblichiamo. Le argomentazioni contenute nella mozione sono ragionevoli e l’allarme espresso assolutamente non eccessivo.

Si rimane tuttavia perplessi sulle “esortazioni” contenute nei 3 punti finali, che appaiono deboli e inconcludenti. A che serve ammassare guardie alla frontiera se queste non possono fare altro… che accettare il “fatto compiuto”? E come possiamo “cercare” di non farci carico di nuove domande d’asilo? Quali modalità potrà assumere il nostro “tentativo”?

La nostra impressione è che NESSUNO – non il governo, non Gobbi, non l’autorità federale – sappia che cosa fare. I leghisti hanno ragione di manifestarsi, a patto che non lo facciano unicamente per mettersi in mostra.

migranti 11MOZIONE

GRUPPO PARLAMENTARE DELLA LEGA

Premessa: questo atto si pone quale unico obiettivo quello di evitare che la Svizzera e il Ticino in particolare (che già ha dato moltissimo dal punto di vista umanitario) paghino l’onere di accoglienza di Italia, Francia, Austria e Germania.

L’aiuto umanitario è importante, ma tutto deve avere una misura e di fronte a questa emergenza ed alle chiusure degli altri paesi è doveroso tutelarsi ragionevolmente per la propria sicurezza nazionale.

L’attuale e gravissima emergenza immigrati che ha travolto la vicina Penisola rischia di tramutarsi in una seria quanto gravosa problematica per il nostro Cantone che è già stato fin troppo colpito dalla questione dell’asilo. Il Ticino rappresenta infatti la principale porta d’ingresso verso Nord per l’Italia e da questo semplice dato ne consegue che gli effetti negativi per il nostro territorio non esiteranno a manifestarsi se non risponderemo con tutti i mezzi a disposizione e nel tempo giusto.

Negli scorsi giorni il numero di migranti sbarcati illegalmente in Italia e che – altrettanto illegalmente – sono riusciti a sfuggire agli obblighi d’identificazione (che ne vincolerebbero la permanenza nella vicina Penisola) ha raggiunto cifre molto elevate scatenando una vera e propria crisi europea.

Alcune autorità italiane intervistate dai media hanno pure voluto chiarire che per il popolo italiano questa massa non rappresenta un grosso problema perché molti migranti in Italia non ci vogliono rimanere (sono solo di transito) e puntano dritti verso paesi più a Nord. Una soluzione che – a nostro parere – all’Italia fa parecchio comodo.

Una direzione chiara che porta dritta verso la Svizzera e più precisamente verso i valichi ticinesi.

Le uniche altre porte verso Nord sono infatti Francia ed Austria. E considerando che la prima ha bloccato le frontiere, mentre che la seconda, come la Germania (che ha pure derogato a Schengen per diversi giorni in occasione del G7 con risultati molto positivi) sta agendo nella stessa direzione, è ragionevole immaginare che le frontiere ticinesi, non essendo ancora state preparate a questo evento a differenza di quelle delle nazioni circostanti, saranno pesantemente sollecitate.

Ne consegue che trovarsi ad essere fra queste l’unica Nazione a non aver adottato misure di blocco delle frontiere di fronte ad un’emergenza simile, ostinandosi a rispettare Schengen, rischia di esporre la nostra regione a conseguenze molto gravi e oneri secondari molto pesanti (controllo e gestione di un flusso non indifferente di migranti).

Da cui, la chiusura delle altre frontiere a Nord unitamente alle affermazione più volte rilasciate dalle autorità italiane, palesano la necessità di intervenire subito per evitare che la primaria porta a Nord della Penisola – il Ticino – ne subisca da sola le pesanti conseguenze (ben tenendo presenti le falle nei controlli dovute a Schengen).

migranti 12Questa “immigrazione di massa”, lo si ricorda, non è poi più legata al diritto d’asilo da intendersi quale giusto aiuto a perseguitati politici o vittime di guerre, bensì è nella grande maggioranza legata a rifugiati non colpiti da pericoli gravi o guerre. Si comprende quindi quanto vi sia pure una problematicità nel riuscire a far rispettare la legge del diritto d’asilo.

Nulla togliendo all’umanitarismo, fatto proprio dal nostro Cantone sempre e comunque nella sua storia in misura certamente superiore rispetto ai paesi che lo circondano, non è comunque ragionevole accogliere ancora tutti indistintamente soprattutto quando le nazioni confinanti chiudono le frontiere e rischiano di far ricadere sulla piccola Svizzera il peso di questa emergenza.

Inoltre vi è una questione di sicurezza di non poco conto da tenere in considerazione alla luce dei dati ufficiali pubblicati a livello governativo.

Come risponde infatti il lodevole Consiglio di Stato in data 9 luglio 2013 in risposta all’interrogazione 38.12 “stupro di una giovane per mano di asilante a Lugano”, gli asilanti che in Ticino rappresentano lo 0.26% della popolazione, commettono il 5% dei reati. Percentuale che se si aggiungono i NEM sale al 8.3% di tutti i reati commessi.

Infine anche l’aspetto economico è di notevole importanza, basti considerare che tanto il Cantone Ticino quanto la Confederazione da anni compiono sforzi finanziari molto pesanti per l’accoglienza di tante persone. Un’accoglienza umanitaria di peso che non va gravata ulteriormente soprattutto quando i paesi che ci circondano stanno chiudendo le proprie frontiere, scaricando – de facto – l’onere su terzi.

Il Lodevole Consiglio di Stato faceva osservare nella risposta all’interrogazione 49.13 “Asilante pistolero a Locarno?” quanto segue:

“Il Cantone si trova a spendere per i collocamenti “in esubero” mediamente tra fr. 80.- e fr. 100.- per persona al giorno, mentre la Confederazione rimborsa al Cantone (limitatamente ai richiedenti “attribuiti”, ossia ad esclusione dei richiedenti che si trovano in un Centro di Registrazione e Procedura) un importo onnicomprensivo giornaliero di fr. 55,82. L’importo è versato a copertura delle spese per il sostentamento, per l’alloggio e per le spese sanitarie.”

E ancora: “L’art. 20 lett. d dell’Ordinanza 2 sull’asilo, relativa alle questioni finanziarie (OASI 2) sancisce che la Confederazione versa ai Cantoni somme forfettarie globali a contare dal giorno dell’attribuzione del richiedente al Cantone, fino ad un massimo di 7 anni dopo l’entrata in Svizzera. Al 31.12.2011 si trovavano in Ticino 680 persone al beneficio di un permesso F a seguito di un’ammissione provvisoria, mentre 311 di queste persone si trovano in Svizzera da più di 7 anni.”

“Ad ogni evidenza, una parte del costo di gestione resta quindi a carico del Cantone, mentre non è prevista alcuna partecipazione finanziaria da parte dei Comuni.”

A fronte di questo rischio imminente e concreto con la presente il gruppo parlamentare Lega dei Ticinesi chiede che il Governo si attivi immediatamente e quindi con vincoli d’urgenza al fine di:

1. dislocare le forze di polizia (fondandosi sull’art. 1 della Legge sulla polizia) nei pressi di tutte le frontiere ed a pattugliamento costante del confine e delle zone a rischio (quali le stazioni ferroviarie),

2. richiedere presso l’autorità federale una deroga immediata totale e momentanea di Schengen e degli accordi di Dublino ed un immediato rafforzamento del numero di guardie di confine a fronte di questa emergenza,

3. subordinatamente di cercare di non più farsi carico di nuove domande d’asilo.

Gruppo parlamentare Lega dei Ticinesi