Tallinn – Parigi: lunedì la mossa antirussa più aggressiva dei tempi dalla “Guerra Fredda”: chi attaccherà chi?

Questo articolo, per scrivere il quale la giornalista Gianna Finardi ha preso le mosse da notizie pubblicate su Pandora TV e Repubblica, è manifestamente filo-russo, e ciò potrebbe suscitare obiezioni. Tuttavia, la massa informativa e propagandistica filo-americana, filo-UE e anti-russa che i media “politicamente corretti” riversano sul loro infelice pubblico (tra i quali ci troviamo, sofferenti, noi stessi) è così soverchiante e assillante… che un modesto “contrappeso” non ci sembra del tutto fuori luogo.

obama putin 1La Nato non si ferma nella sua corsa agli armamenti tanto che ieri in Estonia, a Tallinn, l’alleanza atlantica ha inaugurato un nuovo comando di pronto intervento allestito per fornire una risposta immediata ed efficace contro le eventuali intrusioni russe in Ucraina. In contemporanea a Parigi, dal Salone internazionale dell’aeronautica e dello spazio di Parigi-Le Bourget, la segretaria dell’Aeronautica Militare degli USA, Deborah Lee James, ha dichiarato alla Reuters di essere in Europa perché molto preoccupata per le attività della Russia e ha esortato l’Italia ad aumentare la spesa militare in funzione di una strategia antirussa comune, acquistando i famosi super caccia F22, una tipologia di velivoli invisibili ai radar, ideati ai tempi della Guerra Fredda, che, rimasti negli hangar del Pentagono per 30 anni di sperimentazioni, sono stati riutilizzati pochi mesi fa contro l’Isis in Siria.

Mosca ha subito risposto con il suo portavoce, il Ministro degli esteri Sergej Viktorovič Lavrov, mettendo in guardia sulla pericolosità di tali atteggiamenti: una pressione militare ai confini russi potrebbe avere gravi conseguenze, mentre i vertici dell’esercito russo si sono detti pronti a una risposta equivalente a quella di Nato e USA, di fronte a quella che hanno definito “la mossa più aggressiva dai tempi della Guerra Fredda”.

L’Europa tace davanti all’aggressività degli USA che alimentano la dilagante isteria antirussa, uno strumento nelle mani di Obama al fine di generare caos politico, aumentare l’attività e le spese militari, indebolire l’assetto geopolitico dell’avversario.

Il Pentagono è pronto a mandare artiglieria pesante e veicoli d’attacco verso l’Est Europa per combattere l’invasione russa.

obama-putin 2Obama e Putin nelle varianti: stanco, normale, scocciato, felice

Ma siamo sicuri che sia tutto così casuale?

Alcuni giorni fa il Premier ucraino Arsenij Jarcenjuk era in visita negli USA in compagnia del suo Ministro delle Finanze Natalie Jaresko e ha chiesto al congresso e al Fondo monetario internazionale ulteriori finanziamenti per l’acquisto di armi.

Per capire se la richiesta del Premier ucraino ha veramente a che vedere con la presunta aggressività di Putin, bisogna far mente locale su un fatto che a molti sarà certamente sfuggito. La Signora Jaresko, che si potrebbe definire anche un’importante banchiera d’affari americana, fu nominata ministro delle finanze di Kiev lo scorso dicembre 2014 ma nella sua precedente attività svolgeva un ruolo di funzionaria del Dipartimento di Stato USA, ed era di nazionalità americana. Con un provvedimento governativo lampo è divenuta cittadina ucraina.

La Russia attaccherà davvero l’Ucraina o ci sono sempre situazioni generate ad arte per far sì che la corda si spezzi a furia di tirare?

Per avere la risposta, bisogna comprendere la strategia oculata che Putin ha sempre messo in atto in politica estera. Moldavia, Ucraina e tutte le zone della Ex Repubblica sovietica, che sono ormai indipendenti, erano e sono inevitabilmente di lingua russa. Dire “filorussi” ha poco senso, si tratta in realtà di una larga percentuale di persone con passaporto russo, che hanno relazioni socio-economiche o di appartenenza tali, da non poter essere troncate con lo schiocco di mano di qualche potente della terra. Gli scambi commerciali ed economici tra la Russia di Putin e le repubbliche indipendenti sono inevitabili a priori così come il legame che le popolazioni di questi stati hanno tra loro.

La Russia dall’epoca del Patto di Varsavia si è ritirata man mano dalle aree conquistate nella seconda Guerra Mondiale e invece la Nato continua a portare soldati americani in Ucraina. Le armate russe non sono state spostate verso il Baltico e non stanno minacciando nessuno, mentre dal Summit di Bruxelles della scorsa settimana si sta attendendo un’evoluzione negativa sulla questione “sanzioni contro la Russia”, che vedrebbero un ulteriore inasprimento.

braccio-ferro-putinPutin e il suo non colonialismo

La Prednestovia è situata tra Ucraina e Moldavia; è lunga 420 Km e larga 25 Km. È un pezzo della precedente Moldavia e non esisteva come entità a sé stante; apparteneva semplicemente all’ Urss. Questa striscia di territorio è abitata da Moldavi, Ucraini e, al centro, da Russi per un totale di 150.000 persone, che hanno cittadinanza e documenti russi. Nel 1991-92 in Prednestovia scoppiò una guerriglia che causò di diverse migliaia di morti. Per ragioni storiche i russi hanno sempre investito nel paese, facendo sorgere grandi fabbriche di cemento, stabilimenti metallurgici e centrali termiche.

Tuttavia Putin, nonostante gli importanti aiuti dati alla Prednestovia, ha deciso, saggiamente, di non riconoscerla come facente parte della sua Russia, in tal modo prevenendo tensioni internazionali. Questa è la prova del fatto che Putin non è uno Zar colonizzatore e non ha mai tentato di colonizzare aree come l’Abcasia o l’Ossezia del Sud. Infatti queste due repubbliche ribelli della Georgia, dal 1991 al 2008 sono sempre state aiutate dai russi e solo nel 2008, dopo un massacro sanguinoso, per tutelare la popolazione, Putin riconobbe l’indipendenza di Abcasia e Ossezia del Sud.

Il possibile casus belli è già confezionato ad arte, chi spezzerà la corda?

Il 21 maggio la Rada (parlamento) ucraina ha azzerato tutti gli accordi militari con la Russia e con questi decade l’accordo che prevede il diritto di passaggio di truppe russe dalla Prednestovia alla Russia, transitando su territorio ucraino. Il risultato è preoccupante se si pensa che in quel lembo di terra resteranno isolate mezzo milione di persone autoctone: ferme le fabbriche, immobilizzate le importazioni e bloccati 1500 uomini delle milizie russe che non possono più rimpatriare. Si tenga presente che questi militari non erano stati portati lì per un capriccio di Putin, ma a seguito di una decisione dell’ONU, che aveva assegnato alla Russia il ruolo di pacificatore dell’area dell’Oltrenjest.

Chiudere il passaggio significa generare una situazione assurda che blocca le importazioni-esportazioni di beni e spegne l’economia. Ma soprattutto significa provocare Mosca, che quasi certamente non resterà con le mani in mani davanti a una popolazione relagata e costretta a un triste destino.

Comunque vadano le cose, la risposta di Mosca non sarà frutto – come dipingeranno gli avversari – della politica “aggressiva” praticata da Putin, ma una mossa obbligata e, soprattutto, umanitaria.

Gianna Finardi