Viviamo la “guerra santa islamica” contro l’Occidente cristiano giudaico – Intervista a Stefano Piazza

Le risposte di Stefano Piazza alle domande del professor De Maria sono decise e nette, lasciando pochissimo spazio al dubbio. L’intervistato fornisce una prestazione davvero notevole. Ma, come è giusto, Ticinolive offre la sua pagina anche a coloro che volessero contestare le tesi qui di seguito esposte.

Piazza St xyFrancesco De Maria   Apro con una riflessione, che la prego di commentare, anche in forma critica se necessario.
• L’Islam radicale è una minaccia gravissima, che incombe su di noi. Ma
• L’Islam moderato deve essere distinto dall’Islam radicale.
• Quindi un terrorista islamico non può essere un vero musulmano.
• Quindi certi atti bestiali (ad es. le decapitazioni dell’ISIS) non possono essere imputati all’Islam.
• Molti però, comprensibilmente, non accettano simili argomentazioni.

Sembra proprio di assistere a un dialogo tra sordi. E presto viene la domanda fondamentale: l’Islam è una religione di pace?

Stefano Piazza   Non sono un teologo con il quale fare una dissertazione su una religione che come ogni credo presenta mille sfaccettature ma alla domanda “è una religione di pace?“ le rispondo no. E’ talmente vero che l’Europa vive anche l’interessante fenomeno dei “post islamici” che sono coloro che non vogliono più essere islamici perché hanno deciso che l’Islam deve essere abbandonato e vogliono far crescere i loro figli come cittadini occidentali. Questi genitori hanno fanno questa scelta per proteggerli, per tenerli lontani dai predicatori islamici, anche quelli più “moderati”, perché sanno benissimo che vogliono riportarli all’idea che l’Islam è la sola religione possibile su questa terra. Queste persone dicono no a qualsiasi forma di radicalismo religioso e noi li dobbiamo aiutare, ad esempio non legittimando l’Islam in Europa. L’Islam per dottrina è una religione di espansione, di conquista e di vittoria. Uccidere gli infedeli ad esempio è assolutamente legittimo. Il profeta Maometto è stato il primo a farlo. Lo Stato islamico non è composto di una banda di pazzoidi, sono combattenti islamici che citano i versi del Corano dopo ogni azione che compiono, ad esempio queste:

«In verita’, coloro che avranno rifiutato la fede ai nostri segni li faremo ardere in un fuoco e non appena la loro pelle sara’ cotta dalla fiamma la cambieremo in altra pelle, a che meglio gustino il tormento, perché Allah e’ potente e saggio» (Sura 4:56).

Oppure; “Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa e’ la ricompensa dei miscredenti.” (Sura 2:191 ) e molte, molte altre.

Lo Stato islamico prima di tutto è “molto islamico” ed è solo per questo che attira migliaia di seguaci da ogni parte del mondo. Il jihad ad esempio nel linguaggio religioso islamico chiama alla «guerra santa» contro gli infedeli per l’espansione. Una guerra intesa come dovere collettivo ma anche un obbligo individuale dei singoli credenti in quanto tali, ogni guerra dei musulmani contro gli infedeli può giustificare tutto. Attentati, rapimenti e atti di pirateria. Ovvio che nei “bellissimi” dibattiti interreligiosi molto alla moda queste cose vengono tacciate come “islamofobia”.

Io dico semplicemente: smettiamola di prenderci in giro, apriamo gli occhi prima che sia troppo tardi. Non penso certo che ogni musulmano sia un terrorista, se lo pensassi sarei non un “islamofobico” ma solo un cretino. Il problema sono coloro che esprimono il sentimento islamico e questa che stiamo vivendo è “guerra santa islamica” contro l’Occidente Cristiano Giudaico. Non dobbiamo dimenticare un fatto molto importante che stiamo vivendo: lo scontro fratricida in atto nel mondo islamico tra sciiti e sunniti; secondo questi ultimi l’eredità e la guida dell’Islam spettano di diritto a coloro che seguono gli insegnamenti di Maometto, senza particolari legami di sangue. Al contrario, gli sciiti hanno sempre ritenuto che il successore di Maometto dovesse essere necessariamente un consanguineo del Profeta. Immaginarsi un accordo in questo caso è pura utopia e quindi instabilita’.

Lei ha una competenza specifica in fatto di Islam radicale?

SP   Certamente non sono un professore come il mio amico Edward Luttwak ma credo di averne le competenze. E’ un fenomeno che studio nel mio tempo libero da piu’ di vent’anni e su questo sto scrivendo un libro. Saranno coloro che eventualmente avranno la bontà di leggerlo che mi potranno giudicare.

luttwakConosce delle persone (dei militari, dei funzionari, dei tecnici) che sono direttamente impegnate nel combatterlo?

SP   Ne conosco diverse in Italia, negli Usa, in Israele e in Svizzera e tutti concordano su una cosa: e’ un fenomeno con il quale dovremo fare i conti per i prossimi 20 anni. Almeno.

Che ampiezza numerica ha il fenomeno a) su scala planetaria b) in Europa ?

SP   Il fenomeno è drammatico e investe tutto il mondo, lei deve pensare che sono stati censiti 189 gruppi terroristici islamici radicali che operano in tutto il mondo dall’Indonesia alla Cecenia. In Svezia nella zona di Malmoe e in Danimarca cominciano ad esserci grossi, grossi problemi. Oggi si parla solo del Dawlat al Islamya (Stato islamico) ma è la punta di un iceberg spaventoso e sanguinario. Nello specifico in Europa vi sono state decine di attentati dove sono morte moltissime persone e, temo, altre ne moriranno. L’islam wahabita e salafita che si ispira a Abdel Wahaab o Ibn Tamiya è radicato molto bene in Europa. Nei Balcani ad esempio, dei quali nessuno parla, la situazione è esplosiva. Bosnia, Kosovo e Macedonia sono bombe ad orologeria innescate. Lei lo sa che in questi paesi balcanici dopo gli accordi di Dayton sono confluiti centinaia e centinaia di milioni di dollari inviati dai paesi del Golfo come Arabia Saudita, Qatar attraverso “innocue” attività per promuovere l’Islam wahabita, per loro vera religione di stato? In Albania verrà costruita la piu’ grande moschea dei Balcani e chi la pagherà? La Turchia di Erdogan, che è amico dei pericolosissimi Fratelli Musulmani. Anche a Tirana e dintorni è fertile il terreno per il terrorismo islamico e decine di arresti sono stati eseguiti. Si stimano almeno 70 albanesi partiti per la Siria. Un triste esempio dei combattenti stranieri balcanici è quello del kosovaro Blerim Demiri, nome di battaglia Habab Kosovi, che si è fatto esplodere a Baghad contro un convoglio militare il 1° aprile del 2014 e con lui sono morte 52 persone. Pensi che era nato e cresciuto in Germania.. Finanziatori e teorici del wahabismo hanno saputo sfruttare molto bene il disagio giovanile di tutta l’area balcanica. Laggiù le speranze e le aspettative per le nuove generazioni sono rimaste scritte solo sulla carta degli accordi del 1995. Nella realtà quotidiana di migliaia di ragazze e ragazzi invece c’è solo disoccupazione, miseria e risentimento da covare. E così, ancora una volta, l’Islam salafita ha ridato speranza a molti giovani che hanno trovato in tutto questo una nuova “ragione di vita”.

Che cosa succede nella testa di un europeo non musulmano, il quale all’improvviso decide di partire per la jihad?

SP   E’ stato pubblicato recentemente uno studio dell’ONU che dice che sono 25.000 i combattenti stranieri che si sono uniti ai jihadisti dello Stato Islamico e di al-Qaeda in Iraq, Siria, Libia e Pakistan, il numero più alto mai registrato finora. Nel documento si precisa che gli aspiranti combattenti partiti per il fronte provengono da 100 diversi paesi e si mette l’accento sul fatto che questo è una minaccia immediata alla sicurezza globale: solo tra la metà del 2014 e il mese di marzo 2015 il numero dei foreign fighters è salito del 71%. In Iraq e Siria se ne contano 22.000, mentre si ritiene che siano circa 6.500 quelli che combattono in Afghanistan. In Yemen, Libia e Pakistan se ne conterebbero a centinaia. Molti di questi combattenti provengono da Tunisia, Marocco, Francia e Russia ma cresce anche il numero di quanti arrivano addirittura dalle Maldive, dalla Finlandia, da Trinidad e Tobago!

Cosa succede nella testa di chi si radicalizza? Ci sono molte pubblicazioni su questo tema, io ho chiesto a uno psichiatra ticinese di aiutarmi a capire “il meccanismo mentale” per poterne parlare nel mio libro. Tutte le storie che ho studiato e che studio mostrano donne e uomini che vanno letteralmente in “tilt” per i motivi più vari (delusioni affettive, professionali o altro) e trovano nella radicalizzazione una sorta “di muro di sostegno” che li aiuta ad andare avanti. Poi l’abilità degli imam e dei reclutatori fa il resto.

L’Islam radicale deve essere visto come una minaccia reale nei confronti della Svizzera?

SP   Certamente, la Svizzera non vive in una palla di vetro. Lei pensa che il fatto di aver giustamente adottato il divieto di portare il “nijab” o la “burka” che seguono alla precedente decisione (che io condivido) di non permettere l’edificazione di minareti nel nostro paese è stata gradita in certi ambienti? Io credo proprio di no, ecco perché bisogna essere attenti.

Lei conosce delle moschee, in Svizzera o nell’Italia del Nord, dove si fa proselitismo per la jihad ?

SP   In Italia solo nel 2015 sono stati espulsi 13 imam che incitavano alla violenza nelle moschee. Fortunatamente l’Italia ha i migliori Servizi Segreti del mondo al pari del Mossad israeliano e con la “contro sorveglianza” prevengono atti terroristici. Tra il 2014 e il 2015 sono stati almeno 7. Per quanto riguarda la Svizzera, anche da noi ve ne sono. Però i nostri Servizi Segreti, che sono molto attenti, li conoscono e li monitorano pur avendo a disposizione risorse non adeguate per far fronte a un problema come questo. Qualcosa si è mosso in loro aiuto ma non ancora abbastanza.

Parliamo della strategia USA nella lotta contro lo Stato Islamico e Al Qaeda. Come è concepita? Quali sono le sue prospettive di successo?

SP   Il Presidente USA Barack Obama ha dato da tempo “le dimissioni ” in politica estera e infatti la strategia non è chiara. Attualmente si lascia tutto in mano all’intelligence e ad azioni mirate con i droni ma non si vede – a parte le dichiarazioni muscolari – qualcosa di definito. Il Segretario alla Difesa USA Carter ha ammesso pochi giorni fa il flop di un programma da 500 milioni di dollari che aveva l’obiettivo di formare almeno 5.400 combattenti ogni anno e invece ne ha formati ad oggi solo 60. Al Senato Carter ha ammesso: “A partire dal 3 luglio, stiamo addestrando circa 60 combattenti, questo numero è molto più piccolo di quello che speravamo….

Lei vede differenze fondamentali tra un Obama e un Bush nell’intraprendere la lotta al terrorismo?

SP   Entrambi hanno fallito. Bush è stato uno dei peggiori presidenti della storia e ha commesso una serie infinita di errori, anche se credo che fossero altri a gestirlo. Barack Obama invece ha ereditato una situazione nel complesso gravissima ma si è concentrato quasi esclusivamente sui temi economici e dell’occupazione mentre sul resto è totalmente mancato. Credo che la perdita di un uomo astuto e capace come Rahm Emanuel (che ha preferito andare a fare il Sindaco di Chicago) nel suo staff abbia influito molto in questa sua debolezza politica.

Quando sento/leggo “sono stati uccisi 10, 20, 50 terroristi” non posso impedirmi di pensare (sbaglierò io): “ne arriveranno altri 20, 40, 100…”

SP   Sicuramente, come detto questa instabilità durerà molti anni.

Come viene condotta la “guerra con i droni”? Quali unità specializzate la praticano? Con quali tecniche vengono identificati gli obiettivi? Quanti morti fa in un anno?

SP   L’intelligence decide gli obbiettivi sensibili e nel caso degli USA se ne occupa un struttura specifica del Pentagono. I droni ti consentono infatti di attaccare un obiettivo distante anche migliaia di chilometri, facendoti intervenire direttamente sul campo delle operazioni con la sola macchina, controllando le azioni da una postazione sicura. Quanti morti? Difficile dirlo, anche perché trattandosi di operazioni di intelligence ne vengono annunciate solo alcune. E’ chiaro che purtroppo molto spesso muoiono anche civili che sono nei pressi dell’obbiettivo.

Qual è il suo personale giudizio sulla strage di Charlie Hebdo? Stefano Piazza è tra coloro che proclamano “Je suis Charlie”?

SP   La strage nel giornale parigino mi ha colpito molto per la sua efferatezza ma anche per altre ragioni:

1)  Il giornale era minacciato da anni e aveva anche ricevuto una “fatwa” religiosa eppure la redazione era protetta con un solo uomo. Perché? Non si spiega.

2) I servizi segreti francesi conoscevano gli attentatori ma proprio perché non operano come gli Italiani si sono limitati a farne un inutile dossier. Errore imperdonabile. Sono stati sbeffeggiati dai fratelli Kouachi che hanno ucciso a sangue freddo in nome e per conto di Al Qaida e naturalmente di Allah. Il poliziotto “giustiziato” sul marciapiede ironia della sorte, era di religione musulmana.

3) Perché pur sapendo di non essere protetti a sufficienza e in presenza di minacce reali questi giornalisti hanno proseguito nella pubblicazione di qualcosa che veniva ritenuto offensivo in certi ambienti radicali? Ecco, questo davvero non me lo spiego. Personalmente non mi piaccciono questi “Je suis Charlie” o simili che durano qualche giorno e poi buonanotte. Io preferisco le persone che si impegnano ogni giorno nelle cose nelle quali credono. I poveri turisti sterminati al Museo del Bardo di Tunisi e quelli ammazzati sulle spiagge sempre tunisine dopo tre giorni erano già stati dimenticati. A proposito, non andate nei paesi arabi in vacanza. Non siamo più benvenuti e ci sparano addosso.

Vorrei concludere l’intervista con una domanda ampia, di carattere geostrategico. Come giudica la politica statunitense nel mondo post 1989, in particolare nei confronti a) della minaccia islamica b) della Russia di Putin ?

SP   La sua domanda meriterebbe un riposta lunghissima perché la politica americana post 1989 è stata caratterizzata da errori disastrosi dovuti a scarsa conoscenza della storia e della cultura di molti paesi. Le faccio tre piccoli esempi; Osama Bin Laden: chi lo ha armato e utilizzato per tutti gli affari sporchi in Afghanistan e Pakistan e poi scaricato? Gli Stati Uniti. Si aspettavano che dicesse “Ok ragazzi, vado in pensione e grazie di tutto”. Invece no, non funziona così. Oppure chi ha licenziato tutti gli uomini migliori dello staff di Saddam Hussein, che oggi sono con Al Baghdadi nello Stato Islamico? Paul Bremer, inviato USA in Iraq, che disse loro più o meno cosi’ “Grazie, non ci servite piu’, arrivederci”. E in Libia? Prima decidono di non intervenire, giustamente, contro Gheddafi che era in difficoltà, poi in una notte, spinti dalla folle iniziativa di Sarkozy e Cameron, si sono dichiarati favorevoli all’intervento e hanno collaborato. Risultato: il caos e l’arrivo dello Stato Islamico. Senza contare gli errori in Pakistan, potenza nucleare allo sbando, Iraq, Siria, Libia. Una delle panzane americane più grosse fu quell’ “esporteremo la democrazia” in Afghanistan, e tutti in coro, ma che bello! A proposito nel 2014 è stato raggiunto in Afghanistan un nuovo record di coltivazione di papaveri per la produzione dell’oppio e sono aumentate le superfici coltivate del 7% rispetto al 2013. Un nuovo successo per la politica USA e per l’Europa, che fino a stamattina continua a scodinzolare dietro a queste politiche assurde e pericolose. Quindi: bilancio assolutamente negativo. Guardi, Vladimir Putin è un uomo che viene dal KGB Sovietico e non dal Collegio delle Orsoline. Non puoi sederti al tavolo con lui se non sei disposto a giocare fino in fondo la sua partita. Se ti siedi e gli dici: “escludiamo l’uso della forza” lui ti travolge e così sta facendo e continuerà a fare. Putin è molto abile, si muove con astuzia sfruttando le debolezze dell’Europa e degli Usa.

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