Primo agosto senza frontiere a Chiasso e Stop all’ignoranza! – di Sergio Roic

Fremdengraben? – Nein, Non, No! (titolo originale)

Devo dire che mi aspettavo (speranzoso) un articolo meno moderato. Ma va bene anche così. Confesso che non concordo affatto con Roic e con i promotori di “Stop all’ignoranza” (loro hanno studiato di più). Considero la Svizzera un paese estremamente generoso verso gli stranieri, gli esotici, i multi-etnici e i veri e soprattutto finti rifugiati, al limite della minchioneria (detto con riferimento a coloro che se approfittano e detto con imbarazzo e dispiacere, trattandosi della mia cara Patria). 

Aggiungo, visto che ho la parola, che giudico assurda (“Kopf in den Sand” *) la politica del governo in materia di immigrazione. Adesso godiamoci in pace il Roic-pensiero.

* Weltwoche

Roic 300Proprio nei giorni in cui stavo concludendo un breve saggio sul “Fremdengraben” – il fossato antistranieri” che caratterizza, più che il Röstigraben o il Polentagraben, la Svizzera attuale ma anche quella del passato nei periodi di crisi, Francesco De Maria mi ha invitato a scrivere questo articolo sul “Primo d’agosto senza frontiere”, la festa multietnica di Chiasso in occasione del natale della patria. Francesco andava sul sicuro, tanto sapeva che non sarei mancato, a Chiasso.

In effetti, è la terza volta consecutiva che mi reco a Chiasso per il Primo d’agosto e cioè da quando la festa multietnica è stata organizzata da “Stop all’ignoranza”, “Belticino” e altre associazioni. Ma la cronaca della festa del 1. d’agosto di uno “svizzero fresco di passaporto” (il sottoscritto, nell’accezione leghista, anche se il passaporto CH ce l’ho da 25 anni ormai) comincia ben prima, alle ore 10.00 davanti al Palazzo civico di Lugano per il corteo dei Volontari luganesi in uniforme che da Piazza Riforma si recano in Piazza Indipendenza. Persone presenti, oltre ai volontari, circa cento. Il sindaco Borradori arriva un po’ in ritardo ma in tempo per ringraziare i volontari e assistere alla posa della corona davanti al monumento in Piazza Indipendenza. I Municipali di Lugano presenti sono Bertini, Foletti e Zanini. Conto 5 consiglieri comunali presenti su 60. La celebrazione, in tutto, dura un’ora scarsa.

Poi mi fiondo sul Monte Brè dove ha invece luogo un originale incontro tra un locandiere di origine serba stabilitosi da anni nella nostra regione, Ilija, e la popolazione del villaggio. Ilija, da alcuni anni ormai, abbina il natale della patria svizzera al proprio compleanno. Persone presenti un’ottantina, Ilija arrostisce due maialini, la gente mangia, beve, commenta la bontà del cibo, ride e sorride, nonostante le brume e una recente pioggia. Riassunto della scalata al Brè: gli stranieri sono integrati in Svizzera? Ilija lo è di sicuro, e cucina pure molto bene.

Ed eccomi a Chiasso. I presenti sono 400-500, i pranzi offerti, 250, non bastano per tutti. Una ragazza dell’organizzazione, Francesca, parla del Primo d’agosto senza frontiere. I politici, candidato agli Stati socialista dott. Malacrida compreso, ascoltano e applaudono. La festa si protrae fino alle 4 del pomeriggio.

$Un brano del discorso di Francesca? “I valori più belli che nel corso dei secoli hanno accomunato intere generazioni di svizzeri sono l’accoglienza, l’ospitalità per i rifugiati e gli esiliati, la solidarietà, la multiculturalità, l’umanità, il plurilinguismo”. Le fa idealmente eco, dalla cima del Gottardo, il nostro vescovo Lazzeri che dice più o meno le stesse cose.

Gli stranieri in CH sono dei babau, allora? Invadono? Rubano posti di lavoro? Attaccano le tradizioni svizzere? Rovinano la patria e la sua storia?

Ma va là, gli stranieri in Svizzera spesso sono più svizzeri (nel senso che seguono le vere tradizioni svizzere) degli stessi autoctoni svizzeri – tale mi ritengo pure io, visto che provo a rifletterci sui valori svizzeri e la storia del paese in cui sono cresciuto (vi cresco da 47 anni ormai) e sul suo, confido, accogliente futuro. Le regole sull’asilo e per i rifugiati, in Svizzera, sono state ahimé inasprite e non si prepara nessuna invasione. Chi “ruba” i posto di lavoro ai residenti sono coloro che, in loco, effettuano imperterriti vaste manovre di dumping salariale. Le tradizioni svizzere sono solidissime, la festa d’agosto è abbracciata dai locandieri di origini serbe e da un “fresco di passaporto” come me. La patria rimane al suo posto, arricchita da coloro che vi si trovano bene, gli “stranieri” contenti di esserci, in Svizzera, e di contribuire.

Per quel che riguarda il “Fremdengraben”, il fossato che divide i cosiddetti autoctoni dai cosiddetti stranieri, edificato a bella posta dai paventatori dell’umanità, beh, segue il normale percorso delle cicliche crisi delle nazioni, Svizzera compresa.

L’unica cosa che non ho capito, a conclusione di questo 1° agosto: ma la Svizzera è davvero in crisi?

Sergio Roic