“Smontare quella macchina infernale che è diventato lo Stato moderno!” – Intervista a Rivo Cortonesi

Jack 1111L’ing. Rivo Cortonesi, che conosco da tempo e che molto apprezzo per l’originalità del suo pensiero, sarà candidato al Consiglio nazionale sulla lista “I Liberisti”. 

Sul titolo da dare al pezzo, sempre molto importante, ho esitato. Poi sono andato sulla “macchina infernale”, che suona sì audace e forte ma per l’amico Rivo costituisce – è chiaro – un concetto fondamentale. 

Un’intervista di Francesco De Maria.

migranti (3)

APOCALISSE MIGRANTI

(questo secondo titolo è stato scelto dalla Redazione, così come il tema)

Francesco De Maria   L’estate è costellata di morti in mare, l’invasione non si ferma, il dramma occupa ossessivamente tutti i media: Lampedusa, Ventimiglia, Calais, il muro dell’Ungheria contro la Serbia… Lei, grande liberista, è famoso per le sue teorie economico-monetarie. Può stabilire un collegamento tra di esse e la grande esplosione migratoria?

Rivo Cortonesi   Una piccola premessa: ad essere famosi, anche se non fino a quanto meriterebbero, sono i padri fondatori della cosiddetta “Scuola austriaca di economia”, Mises, Hayek, Rothbard e altri ancora, dei quali io mi considero solo un umile discepolo. Per trovare un collegamento tra l’humus libertario nel quale affonda le sue radici questa scuola di   pensiero economico e la grande esplosione migratoria con cui ci troviamo confrontati dovremmo porsi questa domanda: «Sarebbe accaduta la stessa cosa se i cittadini dei Paesi da cui i migranti fuggono e quelli verso cui i migranti vanno avessero avuto la possibilità di sperimentare, nel loro modo dello stare insieme, gli insegnamenti della Scuola austriaca di economia?». La risposta è no. Quanto sta accadendo è la conseguenza della protervia degli Stati moderni, sia di quelli da cui i migranti fuggono che di quelli verso cui vanno.

Cortonesi y 300La politica italiana nella gestione dei migranti mi sembra folle. Tuttavia non riesco a capire se questa follia sia “nazionale” o provenga piuttosto dall’Unione Europea. Lei che ne pensa?

RC   Sembrerebbe, a prima vista, un modo di rispondere ad un problema che l’Europa è impreparata a gestire: improvvisato. Ma siccome a pensar male si fa peccato, anche se spesso ci si indovina, non è neppure da escludere che quella che lei chiama “follia” sia una precisa scelta politica italiana e europea.

La presidente della Camera Laura Boldrini ha rilasciato dichiarazioni che hanno destato stupore e scalpore. Le ha sentite/lette?

RC   Ogni volta che vedo in TV la Boldrini cambio canale. Non ho neppure alcun interesse a leggere le sue dichiarazioni. Davvero non la sopporto. Un po’ come quando mi imbatto in Renzi, verso il quale la mia personale avversione supera di gran lunga la storica rivalità tra senesi e fiorentini.

Papa Francesco parla dei migranti. Dice in sostanza che l’Italia (e non solo) non fa abbastanza per loro. Vittorio Feltri gli ha risposto con un articolo dai toni sarcastici, che ho pubblicato: “Santità, ci dica quello che dobbiamo fare. Andare a vivere in un camper?” È possibile che Dio pretenda dagli uomini (e dagli Stati) una cosa che gli uomini (e gli Stati) non possono fare?

RC   È possibile che Dio pretenda che gli uomini pongano rimedio agli errori e ai crimini perpetrati dai loro Stati. Se questa fosse la volontà di Dio allora penso che i cittadini di quegli Stati che hanno fatto esplodere la polveriera medio-orientale dovrebbero accettarne le conseguenze. Non credo che sia stata l’Italia, e meno che mai la Svizzera, a dar fuoco alle polveri, anche se l’Italia ha le sue responsabilità, più remote che recenti, come ex paese coloniale. Purtroppo sia l’Italia che la Svizzera, per la loro collocazione geografica, sono toccate dall’ondata migratoria scatenata dalla violenza di altri e ne subiscono le conseguenze.

Secondo lei il cristianesimo impone l’accoglienza di chiunque arrivi, chiunque egli sia, a qualsiasi condizione?

RC   Cristo, per sua stessa ammissione, è venuto a completare la Legge, non a cambiarla. E la Legge, nei Dieci Comandamenti, fissa in modo esplicito il rispetto integrale della proprietà privata. Infatti il Decimo Comandamento intima addirittura di “non desiderare” cosa alcuna del proprio prossimo. Ogni violazione della proprietà privata altrui, per quanto esperita in stato di necessità, è dunque illegittima. E non v’è dubbio alcuno che quando uno entra forzosamente in casa di un altro ci troviamo confrontati con una palese violazione della proprietà privata. D’altro canto, il completamento neo-testamentario di questo inequivocabile comandamento, “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”, permette di circuitare la sua lapidarietà sollevandoci dal dover legittimare il socialismo quale mezzo di ridistribuzione coatta della proprietà privata. Bisogna dunque trovare un modo “pacifico” per consentire alla volontarietà degli atti di carità di esplicarsi in tutta la loro magnificenza senza passare attraverso la violazione della proprietà privata di chi li compie. Questo esercizio è maledettamente difficile se affidato agli Stati, che, attraverso la coercizione fiscale, sono i primi violatori sistematici del Decimo Comandamento. Sarebbe però alla loro portata, se solo lo volessero.

Un cristiano può sentirsi minacciato da un arrivo di migranti?

RC   Non solo un cristiano, ma ogni cittadino può sentirsi minacciato dall’arrivo, in casa sua, di sconosciuti. Come già detto: conciliare la carità con la non violazione della proprietà privata di chi la fa è il punto, sinora irrisolto, del problema. La Chiesa, che, nonostante tutte le sue vergogne, è ancora “la mia Chiesa”, non può eludere il problema. Ha l’obbligo morale di contribuire a risolverlo.

È giusto pubblicare (io l’ho fatto) una fotografia della Stazione centrale di Milano trasformata in bivacco? O è una carognata?

RC   Un giornalista ha il sacrosanto diritto di documentare, anche fotograficamente, la realtà di cui parla nel suo “pezzo”.

Se lei fosse Cameron di fronte all’imbocco del tunnel sotto la Manica, che cosa farebbe?

RC   Non è per schivare l’oliva, ma mi sembra davvero troppo pretendere che un liberista possa immedesimarsi nel capo attuale di quello che è stato il paese più imperialista del mondo. Semplicemente: non si sarebbe dovuti arrivare a questo punto. La Gran Bretagna non è estranea all’esplosione del problema migranti. Che se la veda lei, anche se mi auguro che la cosa possa risolversi pacificamente.

Sembra disastrosa anche la gestione elvetica del grave problema. La consigliera federale Sommaruga si ritrova bombardata di critiche (ma lodata a gran voce dai socialisti e da tutti i sinistri). Perché è sbagliata (ammesso che lo sia) la politica di Sommaruga?

RC   Sono poco incline, in un sistema di Governo come quello Svizzero, dove le decisioni sui diversi temi si prendono dopo averli discussi in sette (e penso anche dopo aver tenuto in buon conto del parere di molti gruppi di pressione oltre che di quello dei parlamentari) a parlare di “politica di Sommaruga” piuttosto che di quella di Widmer-Schlumpf. Ho già scritto in un blog su Facebook che se un membro del Governo federale, da solo, può portare al disastro l’intera Svizzera (così paventava l’autore del post di apertura di quel blog alludendo ad un’eventuale riconferma di Widmer-Schlumpf), allora il problema non è di quel Consigliere federale, ma dell’intero Governo. Quindi raccomanderei molta prudenza nell’incolpare questo o quell’altro Consigliere federale a soli fini elettorali. La responsabilità è dell’intero collegio governativo. Senza il consenso degli altri Consiglieri federali né la Sommaruga, né la Widmer-Schlumpf potrebbero fare alcunché. Penso che la Svizzera, come tutti gli altri Stati, sia stata colta di sorpresa da quella che lei chiama “Apocalisse migranti” e stia cercando di dare una risposta in stile “svizzero”, cercando cioè, per quanto possibile, di risparmiarci scene come quella da lei fotografata alla stazione di Milano. Penso che ci riuscirà, anche se ci sono difficoltà oggettive data l’ampiezza del fenomeno.

Qual è la sua opinione sull’enorme afflusso di asilanti eritrei? La Svizzera “se li va a cercare”? Si fa prendere per il naso?

RC   Non credo che la Svizzera se li vada a cercare o che si faccia prendere per il naso. Il problema investe i parametri alla base della “politica di asilo”. Penso che essi debbano essere seriamente ridiscussi e poi confrontati con la situazione reale in Eritrea. Le confesso in ogni caso che mi trovo a disagio al solo prospettare soluzioni nell’ambito dell’attuale ordinamento istituzionale, che noi liberisti intendiamo superare perché ci costringe ad affrontare i problemi, inclusi quelli dell’immigrazione, nello stesso modo “centralizzato” con il quale vengono affrontati da altri paesi. Per farla breve: non intendiamo togliere le castagne dal fuoco con gli strumenti di chi ce le ha messe.

Nella campagna elettorale d’autunno il tema migranti avrà un ruolo centrale. Alcuni partiti, condizionati da un “buonismo” poco adatto ai tempi tempestosi che viviamo si troveranno in difficoltà e sin da ora cercano di “coprirsi”, a rischio di apparire insinceri…

RC   Il tema è di quelli che fanno presagire un successo elettorale a mani basse per le forze politiche che lo cavalcheranno. E in effetti mi pare che UDC e Lega siano partite lancia in resta sia sui migranti che sui rapporti con l’UE. Per noi liberisti ci sono però due temi prioritari sui quali avviare il confronto tra le diverse forze politiche: il tema bancario-monetario e quello istituzionale. Solo sistemando queste due questioni eviteremo infatti altre sconfitte, del tipo di quella, amarissima, subita sul segreto bancario e ci attrezzeremo per affrontare adeguatamente una crisi economica che pende sul nostro capo come una spada di Damocle.

Molti dicono: i migranti sono in numero esorbitante e causano costi insopportabili. A suo avviso si tratta veramente di una questione di soldi?

RC   Da quando si è preso il malvezzo di stampare soldi all’occorrenza, mi riesce sempre più difficile capire cosa possa essere veramente una questione di soldi. Penso che il problema migranti si inquadri in un degrado istituzionale e finanziario che la gente avverte chiaramente, anche se non ha, in genere, gli strumenti intellettuali per interpretarlo correttamente, e contribuisce ad aumentarne le legittime paure.

KosL’arrivo a Kos

Per il suo partito “I Liberisti” sarà un tema in campagna elettorale? Se sì, con quale linea?

RC   Guardi, tutto questo immane casino, ha dei responsabili chiaramente identificabili: sono gli Stati moderni, le cui democrazie, burocratizzate, decotte e corrotte abbiamo, per colmo di presunzione, persino pensato di esportare con la forza. Con quali esiti è li da vedere.

Il tema è di quelli che non si può né si deve glissare, ma lo affronteremo in campagna elettorale collegandolo alla necessità di riformare in senso libertario le nostre istituzioni riportando nei Comuni il centro di ogni decisione di cittadini proprietari effettivi e non virtuali del proprio territorio. Ciò significa, a partire dalla Svizzera, che nei nostri intendimenti dovrà proporsi al mondo come esempio visibile di riferimento del nuovo modo dello stare insieme, togliere potere al centro per restituirlo interamente alla periferia. Sburocratizzare e smontare quella macchina infernale che è diventata lo Stato moderno e che ci fa assomigliare sempre più agli altri Stati, per contribuire, nel nostro piccolo, ad interrompere la catena di avvenimenti devastanti che essi ci hanno regalato a partire dai primi del XX secolo e di cui l’Apocalisse migranti è solo l’ultimo.

Il “Libero Stato di Cortonesi”, che esiste se non altro nel mondo delle idee ed è senza alcun dubbio una meta ambìta dai migranti, come affronterebbe il problema?

RC   Considero una battuta infelice il “Libero Stato di Cortonesi”, perché, come ho avuto modo di premettere all’inizio di questa intervista, altre e di ben più alta statura intellettuale sono le persone alle quali i liberisti si ispirano e i cui insegnamenti stanno alla base di quello che amo chiamare “un nuovo modo dello stare insieme”.

Temeraria è invece l’affermazione che esso possa essere “una meta ambita dai migranti”. In realtà tutto l’impianto della nostra proposta politica, che spero mi sia offerta l’occasione di illustrare in dettaglio su Ticinolive, mira alla difesa della proprietà privata dei cittadini, senza se e senza ma. Un territorio di cittadini “proprietari conclamati” dello stesso è tutt’altro che una meta ambita per migranti. Lo diventa invece quando i cittadini, come oggi accade, sono espropriati di fatto dei loro diritti di proprietari effettivi del territorio dove abitano da un’autorità istituzionale ad essi superiore.

Come affronterei il problema? I Liberisti non hanno la pretesa di dire cosa fare o cosa non fare difronte ai problemi che, di volta in volta, si presentano alla società civile nel suo insieme. Noi ci occupiamo del nuovo quadro istituzionale entro il quale le decisioni devono essere prese, cioè delle “regole del gioco” e non di quali mosse fare, che competono, come detto, ai cittadini. Non so perciò come affronterebbero il problema i cittadini-proprietari dei Comuni oggetto di una possibile migrazione di massa incontrollata. Posso però assicurarle, se riusciremo nel nostro intento, che sarebbero solo loro a decidere e nessun altra autorità ad essi superiore, né indigena né straniera.

Pensando solo alle migrazioni di massa, come vede – tra 10 anni – il Ticino? La Svizzera? L’Unione Europea?

RC   Per rispondere a questa domanda mi rifaccio ad alcune considerazioni tratte dal bellissimo libro dell’amico Guglielmo Piombini a titolo “Prima dello Stato – Il medioevo della libertà”: «È destino di tutte le civiltà morire per consunzione interna quando il dispotismo supera un certo limite. La burocratizzazione della vita provoca, ad ogni livello della società, la perdita di vitalità: la ricchezza diminuisce e le donne partoriscono poco. Allora lo Stato, per far fronte alle proprie necessità, forza ancora di più la burocratizzazione dell’esistenza umana. Ma la miseria aumenta. Le madri si fanno ogni giorno più sterili. Mancano perfino soldati per l’esercito. L’antica Roma imperiale conobbe un percorso simile: si dovettero reclutare nell’esercito degli stranieri, dalmati e germanici. In Europa ci troviamo confrontati, a partire dagli anni Sessanta del XX secolo, anche in coincidenza con l’enorme espandersi dello Stato assistenziale e con la contestazione dei valori tradizionali, ad un crollo demografico senza precedenti. Agli inizi del Novecento un abitante della Terra su tre era di origine europea. Nel 2050 saremo un decimo di quella mondiale. I giovani sotto i 15 anni crolleranno del 40% arrivando a 87 milioni. Ma il numero dei pensionati salirà del 50% fino a 169 milioni. Per mantenere l’attuale rapporto lavoratori/pensionati, che è di 4.8:1 l’Europa dovrebbe a quel punto importare quasi un miliardo di immigrati!»

Se questa previsione “demografica” è corretta allora è probabile che le masse di immigrati dal Terzo Mondo ubbidiscano alla stessa logica che rese possibile l’ingresso dei barbari, chiamati a sostenere le fatiscenti strutture statali dell’Impero romano e che il superstato burocratizzato di dimensioni continentali, l’Unione Europea, venga inghiottito dalla stessa spirale centralizzatrice e statalista del basso impero. L’organizzazione sociale medioevale ha portato l’Europa dalla barbarie al primato mondiale in poco più di un millennio. Sotto l’egida dei moderni Stati socialdemocratici il tramonto della civiltà europea si potrebbe compiere invece in tempi molto brevi. Potremmo diventare culturalmente e velocemente un paese del terzo mondo.

Esiste allora una via di salvezza per il Ticino, la Svizzera, l’Europa? Così come l’Europa tornò a fiorire solo dopo la frammentazione feudale del potere politico che seguì al crollo dell’Impero romano, allo stesso modo Rothbard e Hoppe propongono come strada “per ridare vita all’Occidente” il ritorno ad un modello politico-sociale che ricalchi da vicino l’esperienza storica medioevale. Nasce da queste riflessioni storiche la nostra idea di un riforma della Costituzione elvetica che prevede la centralità istituzionale dei Liberi Comuni svizzeri, la trasformazione dei Cantoni in Assemblee dei Liberi Comuni e il conferimento alla Confederazione dei Liberi Comuni elvetici della sola difesa armata della patria nello spirito originario del patto del Grütli. Avremo modo, spero, di scendere nei dettagli nel corso di questa campagna elettorale che vede I LIBERISTI impegnati a portare a Berna questa importante proposta di revisione costituzionale, funzionale alla nostra vitalità, sicurezza e prosperità future.

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