“Sono a Budapest, alla stazione Keleti, ecco le mie fotografie” – di Agostino Spataro

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo di notevole interesse, per il quale ringraziamo l’autore Agostino Spataro, che già molte volte è apparso su Ticinolive. I suoi commenti, tuttavia, NON impegnano la Redazione.

Le fotografie sono state scattate personalmente dall’autore tra il 30 agosto e il 1° settembre.

Bud AyIl 1° settembre di buon mattino mi sono recato alla stazione Keleti di Budapest “assediata”, dall’esterno e dall’interno, da migliaia di profughi, in prevalenza siriani, che, biglietto in mano, volevano partire per la Germania e da varie centinaia di agenti di polizia, in tenuta antisommossa, intervenuti per impedire la partenza dei treni stracarichi di estracomunitari.

Spataro-4Per accedere in stazione ci siamo sottoposti ai controlli speciali istituiti dopo la decisione di chiudere la stazione al traffico ferroviario e agli accessi (e alle uscite) dei passeggeri. Per alcune ore, siamo rimasti bloccati con i profughi e così ho assistito allo svolgersi delle fasi più drammatiche della mattinata: occupazione dei treni in partenza per l’Austria e la Germania; evacuazione dei suddetti treni e ritorno degli estracomunitari nel piazzale antistante la stazione (Baross ter) dove hanno continuato la protesta.

Una situazione carica di esasperazioni, di disagi gravissimi (specie per i tanti bambini) e di assurdità. E’ semplicemente assurdo quello che sta accadendo a Keleti dove si fronteggiano una massa crescente di profughi (non emigrati economici) siriani che non vogliono restare in Ungheria, ma partire per la Germania e le forze dell’ordine di un governo che vorrebbe vederli partire, ma è costretto a farli restare. Tutto ciò in nome di un’Europa che non sa che pesci pigliare.

In tale contesto, un fatto ci appare meritevole di segnalazione: il comportamento esemplare, responsabile degli uomini e delle donne della “Rendorseg” (polizia ungherese) che, fino a oggi, hanno dimostrato di sapere fronteggiare, con pacata fermezza e senso di umanità, una situazione molto difficile, soverchiante che più che a un movimento migratorio assomiglia (credo lo sia) a un vero e proprio ESODO.

Non mi dilungo, ho preso alcune foto che allego (possono essere usate liberamente purchè si citi la fonte) che sono più eloquenti della parola, sperando che diano un’idea dei momenti di grave tensione che si stanno vivendo in Ungheria e delle sofferenze, dei disagi dei profughi la gran parte dei quali- mi ha detto un giovane siriano di Damasco – scappano dall’IS che è alle porte della capitale siriana. E il mondo sta a guardare!

Agostino Spataro

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