I Liberisti e le banche – di Rivo Cortonesi

Articolo apparso sul CdT

Leggere il programma dei Liberisti su www.liberisti.org

Rivo Cortonesi_I LIBERISTI_aggiornata 1Il programma elettorale dei Liberisti può sintetizzarsi nell’impegno di portare a Berna l’idea di un nuovo modo dello stare insieme, fondato su: 1. la centralità istituzionale dei Comuni e un nuovo modello di «democrazia pura»; 2. un esercito nazionale forte; 3. la libertà monetaria e la soppressione della riserva frazionaria delle banche commerciali, sostituendola con l’obbligo di riserva intera.

Attraverso questi tre punti fermi si intende garantire la difesa dalle minacce interne ed esterne della proprietà privata dei cittadini, definita come «l’insieme dei beni corporali, spirituali e materiali, che un individuo possiede» e conclamare una regola molto semplice di convivenza civica: «Ogni cittadino, da solo, in associazione o in comunità con altri cittadini, può agire come vuole se, così facendo, non aggredisce la proprietà privata altrui». Il rispetto integrale della proprietà privata investe in pieno il nostro attuale modello di rappresentanza politica e di democrazia semidiretta, che rende invece possibile la sua violazione a maggioranza.

Non mi occuperò qui della parte istituzionale del nostro programma elettorale, cioè dei punti 1 e 2, che affronterò in un’altra occasione, ma del solo punto 3. Per far questo richiamerò un principio derivato dall’inviolabilità della proprietà privata: «Non è legittimo prestare o vendere, in tutto o in parte, un bene affidato in custodia senza il consenso esplicito del proprietario del bene».

La violazione di questo principio è prassi consueta nell’attuale sistema bancario-monetario. Come ciò avvenga è presto detto. La banca trattiene come riserva una piccola frazione dei soldi versati dai clienti sui loro conti (da qui la locuzione di «riserva frazionaria») e presta poi il resto ad altri clienti. Il fatto che in qualsiasi momento possiamo richiedere indietro tutti i nostri soldi configura inequivocabilmente un contratto di deposito piuttosto che di prestito. Quindi si tratta di una vera e propria «appropriazione indebita» appena mitigata dalla corresponsione di interessi, oggi peraltro irrisori.

Se a comportarsi così fossimo noi nei confronti di un parente o di un amico, che abbia momentaneamente depositato a casa nostra i suoi soldi, un simile comportamento sarebbe censurato, soprattutto moralmente. Solo un privilegio concesso alle banche dallo Stato rende legale una pratica amorale. Ciò che caratterizza l’analisi economica della Scuola austriaca, alla quale i Liberisti si riferiscono, è che se un’azione è ingiusta quando a compierla è un individuo qualsiasi, allora essa non può diventare miracolosamente giusta se a compierla è lo Stato o coloro a cui esso ha concesso determinati privilegi.

Stigmatizzato questo problema morale dell’attività bancaria, c’è anche una conseguenza economica molto negativa in questo modo di fare: il sistema bancario a riserva frazionaria moltiplica, nel suo insieme, la moneta, cioè presta più denaro di quello depositato presso le singole banche. Esso si aggiunge a quello iniettato nel ciclo economico dalle stesse banche centrali, alle quali è stato concesso dallo Stato un altro privilegio: quello di creare, a loro discrezione, il denaro dal nulla. Senza le banche a riserva frazionaria e le banche centrali difficilmente ci troveremmo oggi difronte a Paesi indebitati fino al collo. Non ha importanza alcuna se sia più grande la quota di debito pubblico o di debito privato, anche se sinora è sempre stata l’insolvibilità dei privati a provocare le crisi economiche più devastanti. Quello che importa è la loro somma, che oscilla, per le maggiori economie del pianeta, da 2 a 4 volte il loro Prodotto interno lordo.

La Svizzera, in questa forchetta, sta nel mezzo. Nasce da qui l’obbligo della crescita continua: non si ripagano debiti così grandi senza crescita. Anche se è di là da dimostrare la sua sostenibilità pratica, prima che intellettuale, in un pianeta a risorse limitate. La percezione di essere arrivati ai confini della solvibilità di debiti così grandi è diffusa tra i cittadini, come pure cresce la sfiducia nelle azioni che le banche centrali possano mettere in campo per evitare la liquefazione del sistema bancario e monetario internazionali. Il programma elettorale dei Liberisti si fa carico di queste inquietudini proponendo di affrontare una volta per tutte l’origine del problema.

Rivo Cortonesi, candidato de I LIBERISTI al Consiglio nazionale